sabato 22 marzo 2014

25 anni fa usciva Like a Prayer... la controversia comincia con una preghiera

di Lola Word

Venticique anni sono trascorsi, ma sembra soltanto ieri quando, ragazzina, ascoltavo le polemiche sul video in cui Madonna, icona di milioni di giovani, baciava un Gesù Cristo nero. Polemiche per i contenuti del filmato, ma anche (forse) la trasgressione iconografica (come se il Cristo biondo con gli occhi azzurri possa essere veramente credibile, considerando le origini). Non parliamo poi del video in questo cattolicissimo paese (ma mi fermo qua, perché non voglio fare polemiche, anche se sulle contraddizioni di questo paese, ci sarebbe da scrivere un romanzo). Sacro e profano, spirito e carne sono rappresentati, in una commistione che, dal punto di vista canonico, potrebbe essere definito eretico. Tutto ha inizio... con una preghiera... anzi no, con l'intro di chitarra di Prince. E così nasce Like a prayer, uno degli album più amati e famosi di Madonna, uscito proprio un quarto di secolo fa.


Il successo nasce dalle controversie, ma anche
dalla miscela di funky, rock e soul (quest'ultimo non in linea di certo con la vocalità della popstar). Già perché tolti i clamori, all'ascolto e considerando la produzione pop precedente, rappresenta una novità. Nessuna traccia dei sintetizzatori in stile Depeche Mode, che hanno segnato un'epoca di sound danzereccio e che ritroviamo ancora in opere di Janet Jackson; i ritmi si ammorbidiscono, preludendo al pop anni Novanta, che strizzerà maggiormente l'occhio al rock (e meno all'elettronica). L'era della New Wave è al tramonto e il nuovo successo dell'oriunda americana lo dimostra. Dedicato alla madre scomparsa quando Madonna era bambina, Like a Prayer tocca temi fortemente legati al privato della cantante, che regala qualche pezzo emotivamente forte, allontanandosi dalle atmosfere dance di precedenti e dal romanticismo di True Blue. Dai lenti Promise To Try alla toccante Oh Father (un pianoforte memorabile, un'ottima interpretazione), arrivando alla zuccherosità di Dear Jessie (un brano "disneyano", alquanto bizzarro, se consideriamo il repertorio della popstar), l'album apre un ventaglio dal sound interessante. Nessuna rivoluzione musicale effettuata, a parte quella dell'immagine, ma questo lavoro, che è comunque pop di ottima fattura, è la conferma di una performer che, nei limiti vocali che ha, mostra grande impegno e voglia di mettersi in gioco, nonché una creatività di alto livello. Like a Prayer, la canzone che dà il titolo all'album, è indubbiamente un pezzo coinvolgente, in cui la fusione di generi si realizza senza sbavature. Non manca poi quell'Express Yourself, che con il prevalere di fiati, supporta l'inno delle donne al potere. Donne come l'italo-americana, che in oltre trent'anni di carriera, con grande astuzia, ma anche un lavoro incessante e un impegno lodevole, a supplire le "carenze", è riuscita, pur con qualche caduta, a rinnovarsi. Love Song è invece un sensuale duetto con Prince, che dà il suo stile al pezzo (e si sente!). Più fiacco è Keep It Together, inno alla famiglia, mentre Till Death Do us Part parla del matrimonio, andato a pezzi, con Sean Penn. Momenti privati di Madonna ispirano i brani, cui fa da corollario la miscela di suoni e, in seguito, le controversie, che accompagnano questa perfomer, ambiziosa, versatile e vulcanica, che, all'inizio della carriera diceva in un'intervista "I wanna run the world".



 

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