giovedì 20 marzo 2014

Una volta era il grunge...

di Lola Word

Una volta si chiamava grunge (traducendo, “sporco”, “sudicio”).E non era un trend: era prima di tutto alternative rock targato Seattle. Una musica che si distaccava nettamente dai fasti degli anni Ottanta, affermando un nuovo modo di essere, ben lontano dalle elaborazioni glitterate della decade precedente. Sonorità poi tradotte in un trend (se trend si può chiamare) in linea con il Seattle Sound, ora ripreso e rivisitato, trasformato in glunge... Clicca anche qui per sapere del Glunge: Weeks News Life. Ma prima, facciamo un salto indietro nel tempo.

Il grunge è sostanzialmente uno stile povero, grezzo,
che ha in se stesso le ragioni di una poetica
della diversità e della contestazione giovanile (più intimistica), che trova la sua tragica espressione nel suicidio di Kurt Cobain. Un altro artista morto a soli ventisettenne anni, forse vittima del proprio mito o di un dolore rabbioso (o rabbia dolorosa) che si esprime in un sound ben lontano dalle elaborazioni della cibernetica danzereccia degli anni Ottanta. Ma nel loro essere meno raffinati, questi suoni hanno introdotto una rivoluzione, di poco precedente alle sperimentazioni del nu metal (guardate con un certo sospetto dai puristi del rap, da una parte, e del metal, dall'altra). Non solo: il grunge, come a suo tempo, il punk, è assurto a espressione di ribellione giovanile, pur differenziandosi dalle esternazioni degli anni Settanta. I giovani del grunge, non sono i contestatori che vogliono cambiare una Società, non sono i sessantottini criticati da George Martin nel romanzo Armageddon Rag; sono il prodotto della società dei consumi, ormai prossima alla saturazione. Nel grunge si coagula una sensibilità decisamente più lacerata, forse l'insofferenza nei confronti di una società trita carne e, ancora di più, trita anima, in cui ci si sente prigionieri. In questo contesto, i giovani indossano jeans effetto invecchiato, camice tartan, tendenti all'uso e bisunto. Stop alle stranezze targate anni Ottanta, ai leggins, ai capelli cotonati... I look si fanno più minimal, come decisamente minimal sono le espressioni di ribellione tipiche dell'età giovanile. Negli anni Novanta, quando ancora l'attuale crisi non era nemmeno immaginata, un consistente numero di giovani aveva la prospettiva di una carriera brillante, magari dopo la laurea da 110 e lode, da suggellare con un cambio di dress code. Giacca e cravatta per lui, tailleur per lei, e il grunge sarebbe diventato il simbolo di un'età della vita qual è l'adolescenza, fatta di bisogno di certezze e necessità di trovare una propria definizione, nonché di ribellione "costituzionale" all'essere adolescenti...
E oggi, del grunge, che cosa è rimasto? La musica, che vive ancora, incarnando le tensioni e inquietudini di una generazione... e la trasformazione dello stile in glunge. Glamour e grunge. Nulla a che vedere con la musica, ma la conferma del valore di un'epoca, si ha proprio in questa nuova tendenza. Tacchi alti ("eresia per il grunge!) e camice tartan, i ribelli tornano all'ordine, come da copione. E in attesa di nuovi ribelli, non ci resta che rispolverare una vecchia camicia tartan. Cantando Polly o Gone as you are.

Link:

Articolo di Week News Life, clicca qui

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