mercoledì 12 marzo 2014

L'esercito delle HIT GIRLS versus le IT GIRLS, così diversamente, umanamente perfette - Parole e attualità


IT GIRLS, versus...
di Amarganta Blue
 Sono "fashionissime", in forma e ben formate, twittate e immortalate dai flash, presenti nei party più "cool". Questi, alcuni tratti delle IT GIRLS. Dietro di loro, ci sono le HIT GIRLS. Il termine potrebbe essere annoverato tra i neologismi bizzarri.
HIT GIRLS, ecco la mia definizione: ragazze con la loro originalità, un po' nerd, colte, magari autodidatte, perché loro le migliori scuole non le hanno frequentate e, anzi, magari a scuola erano brave, ma erano penalizzate dal fatto di non appartenere a un certo status sociale (checché se ne dica, anche nel Ventunesimo Secolo persistono certi trattamenti diversificati, legati all'appartenenza sociale, anche a scuola). Le HIT GIRLS mangiano salame e polenta, non hanno personal trainer, si sporcano le mani, insomma, anche se sono laureate, conoscono la Divina Commedia a memoria o dipingono sogni su tele candide. Ma soprattutto hanno un talento che corrisponde a una reale professionalità, che cercano di mettere a frutto, a partire dall'assenza di situazioni privilegiate. In fondo, vorrebbero essere un po' IT GIRLS. Ma tra le HIT e le IT GIRLS c'è e ci sarà sempre il divario. Perché le HIT sono le popular, che di pop, o meglio, trendy, hanno poco. O meno delle IT.

Siamo tutti fatti della stessa sostanza dei sogni, ci diceva il
... versus HIT GIRLS.... diversamente... vere?
Grande Bardo. Forse, ma i sogni si realizzano diversamente, rispetto a come vorremmo. Occorre solcare gradini sociali, che a volte sembrano celare voragini. Spesso si resta impigliati nella rete dell'immobilismo. Nessuna critica a chi "nasce sotto una buona stella", soprattutto perché occorre partire da un presupposto: per ogni condizione, c'è uno scotto da pagare e la vita, in tutte le sue declinazioni, non è una fiaba. E occorre impegnarsi per tagliare i traguardi più complessi, anche quando si parte da un terreno privilegiato.
In un articolo di Glamour (marzo 2014) si enuclea le caratteristiche delle IT GIRLS, figure fashion, in tra stilisti, fotografi, cultori del gossip.
Queste dive sono le belle che dei loro difetti riescono a fare un pregio, fotogeniche da selfie perfetti, di buona famiglia e poliglotte, mondanissime e con fidanzati "non comuni"; vegetariane/vegane/crudiste, ma che non disdegnano un calice di buon vino. Super-fashion, con un blog in tema e un guardaroba da sogno (e dai costi proibitivi per le altre che le guardano dalle cover dei magazine), hanno un cane da cui non si separano e viaggiano, spostandosi in auto e bicicletta. Infine, non hanno una professionalità precisa, ma un loro talento diventa un business.
Le IT GIRLS incarnano tutte le mode del momento, sono travolte dal vortice della mondanità, ma non sono certo bambole senz'anima e cervello. Sanno apparire, e nel loro apparire, spiccano.
Tra i nomi: Poppy Delevingne, Amber Le Bon (la figlia di Simon), Viva Gore, Lola Lennox.
Sono vincenti a livello mediatico e i media elevano queste creature, come Veneri che nascono da acque spumeggianti.

Ma poi arriva un esercito... io le definisco HIT GIRLS. Ragazze che cercano di colpire, magari appaiono, ma le immagini con un giubbotto dietro cui si legge la scritta Nerd sono le uniche proposte in un immaginario di stereotipi spesso malsani. Le HIT GIRLS mangiano salame, pane e Nutella, bevono birra, magari fanno passeggiate nel parco, invece di andare in palestra. Possono essere precarie, disoccupate ubriache di sogni, che sfogliano le copertine e vedono sorrisi luminosi, in sguardi incensati che brillano perché ne hanno l'opportunità.
Magari le HIT GIRLS si guardano le mani rovinate da sostanze nocive, riversate su teste in attesa di essere tinteggiate e non possono lasciare il lavoro, perché non avrebbero alternative. Magari arrivano alla sera e  raccontano di loro in un verso, in una storia, su un anonimo blog, letto da cinque lettori. Oppure sono le inseguitrici di sogni, in cui avvertono se stesse. O sono giornaliste precarie che guadagnano pochi euro a pezzo, dopo una mattina passata in cerca di notizie. Sono libere professioniste, in bilico tra decine di collaborazioni. Studentesse perse tra pagine ammuffite, Sono quelle che cercano di realizzarsi, a partire da una situazione di netto svantaggio. Sono figlie, mogli, parenti di nessuno, ma vogliono emergere, farcela, anche se non ci sono condizioni adeguate e spesso quello che ricavano sono sguardi dall'alto al basso, carichi di disprezzo. Non mancano le occhiate di compatimento, le risate di scherno... come dire: "Ma dove vuoi andare?". Spesso sono definite matte, borderline, fallite.

Di queste ragazze, fisicamente normali, alte o che sfiorano appena l'1.60  (poi l'ossessione dell'altezza in Italia è esagerata, quando da Madonna a Dita Von Teese, abbiamo mini-dive proliferano e incantano), oppure belle, bellissime, ma un po' "sfigate" abbiamo solo tracce silenziose, magari ricche di poesia, che si perdono nell'etere e tra fashion-scintillii e omertà di comodo. Sono le ragazze che conducono lotte quotidiane, spesso uccise dal un refolo di mediocrità, dalla cattiveria e dallo stesso immobilismo.
Poste tra modelli di ragazze vincenti quali le IT GIRLS e quelli rassicuranti della donna-mamma-moglie, le HIT GIRLS, capaci, magari non troppo "modaiole", ma con talento e competenze, vengono sommerse da un oceano, da cui vengono fatti emergere i soli modelli di donna che sembrano ammessi.
Eppure le HIT GIRLS ci sono, anche se non appaiono. E mangiano salame, si sporcano le mani e sognano mondi (im)possibili. Ascoltano metal o alternative... e cercano di scuotersi da facili letargie mediatiche. Perché sono, ma potrebbero apparire. Vere.

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