martedì 1 aprile 2014

Giovani... la rima è invisibili, soprattutto dai 30 ai 40 anni

di Roberta De Tomi

Io li chiamerei gli INVISIBILI. Sono quei giovani disoccupati, giunti a quota 42,3%, a fronte di una disoccupazione generale del 13%.
Il nostro blog non tratta materie a carattere politico, ma guarda al sociale e all'attualità. Lo fa con ironia e preoccupazione. Già perché anche tra i partecipanti a Words, non mancano questi giovani. Scrivono per raccontare storie, alcuni sperano di diventare dei professionisti nell'ambito (sognare ogni tanto è lecito), altri scrivono e fanno tre-quattro lavori diversi e malpagati. Altri raccontano qualcosa di sé, nelle parole trovano un veicolo d'espressione oppure è un modo per bussare a una porta che resterà chiusa. Tanto nessuno li sente.

La notizia del giorno, diffusa dai media nazionali, è quella della disoccupazione al 13%. La percentuale è al 42,3%. Dopo l'epiteto "bamboccioni" (deplorevole), ve n'è secondo me uno che ha una valenza sociale fortissima. Gli invisibili. Sono i Neet, ma anche quelli che, fagocitati dal vortice della precarietà, non hanno mai avuto accesso a un sussidio di disoccupazione. Magari non possono permettersi una partita iva, la concorrenza schiaccia i pesci piccoli, in un paese in cui nemmeno la burocrazia non aiuta.
E negli annunci di lavoro troviamo i limiti d'età, discriminanti, salvo qualche eccezione. Un modo in più per rendere ancora più invisibili i giovani, soprattutto quelli di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Troppo giovani da una parte, ma troppo vecchi dall'altra. E pensare che si è parlato per anni di flessibilità, ma quando si arriva al colloquio, ecco che non vai bene per l'età (e magari per un anno di scarto); non vai bene perché sei troppo titolato; addirittura, una che l'inglese lo mastica alla grande, si è trovata a essere derisa. "Sai troppo, non vai bene". Criteri di ricattabilità forse, ma se per un ventenne neolaureato c'è qualche speranza in più, per molti della fascia dei 30-40 anni, sembrano non esserci prospettive. 
Persone talentuose, capaci, che ogni giorno devono trovare un modo per arrangiarsi e arrivare a fine mese.
E quando poi ci si accorgerà di loro, sarà già tardi. Forse scrivere non basterà più o molti avranno già smesso di scrivere. Anche l'inchiostro si esaurisce, insieme alle parole e alle speranze. Ma mi auguro che non sia così.

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