giovedì 10 aprile 2014

I Poetineranti debuttano a Words II: "Siamo tutti poeti, e questo ci basta" .

di Roberta De Tomi
"Non seguo mode, ma scrivo a seconda dello stato d’animo del momento; scrivo molto e spesso, in stili diametralmente opposti; mi viene facile, sono come un fiume in piena". Così, Roberto Roganti parla di sé nel contesto del collettivo dei Poetineranti. Poeti che, domenica 13 aprile, al Centro la Bastìa di San Possidonio, in occasione di Words II! Not Facts, Only Words! (cui il Comune di San Possidonio ha concesso il Patrocinio), andranno in scena con una performance che rappresenta per loro un debutto, per il pubblico, un vero e proprio "evento nell'evento". In primo piano: l'espressione e l'emozione. Perché, come sottolinea Roberto: "chiunque può ascoltare la Poesia, perché la Poesia non è scritta per far bella mostra di se stessa, è scritta soprattutto per emozionare!". Ma conosciamo i Poetineranti... la parola, anzi, le parole a Roberto!".
Roberto, che cosa significa essere Poetineranti e
a quale missione si collega?  
 Poetineranti… lo dice la parola stessa, poeti itineranti, la fusione di due parole, come la fusione di tanti poeti che si spostano laddove c’è chi vuol sentire Poesia.
Non abbiamo una missione specifica, vogliamo solo leggere la Poesia, la nostra Poesia, non quella di altri. Vogliamo leggere le parole che nel tempo abbiamo estrapolato dal nostro io per renderle pubbliche. Il mondo è pieno di gente che giornalmente “dà aria ai denti”, noi non diciamo sciocchezze o verità, noi leggiamo i moti della nostra anima.

Quando ha iniziato a prendere forma questo progetto e come vi siete incontrati?
 Incontrati… ci conoscevamo già in quanto frequentavamo tutti lo stesso circolo poetico. Come è successo, qualcuno direbbe “è successo”, in verità prima o poi doveva succedere, a causa della staticità del circolo. Tutto è partito da me una sera, una di quelle riunioni stanche, dove si leggeva a turno la Poesia scritta durante la settimana, poi criticata o meno dai “baroni”. Qualche settimana prima io avevo visto al telegiornale un servizio su alcuni attori di una compagnia teatrale che, senza lavoro o contratti, avevano escogitato un modo per sbarcare il lunario: avevano creato un giro per andare a recitare a casa di chi li chiamava, in numero alla grandezza dei salotti e, adesso, a distanza di qualche mese, girano continuamente l’Italia, senza sapere più da che parte “prenderla”, tanti sono gli ingaggi avuti. Quella sera io feci una proposta analoga al circolo, in quanto avevamo fatto alcune uscite per lettura ma di pubblico manco l’ombra, e proposi appunto di andare noi dal pubblico se il pubblico non veniva da noi. Risultato: mi hanno crocifisso! Il giorno dopo alcuni di noi mi hanno contattato e nell’arco di meno di una settimana il progetto Poetineranti ha visto la luce.

Sentito Luca Ispani, Words rappresenta per voi un battesimo, in quanto proporrete un reading. Ci puoi dire qualcosa, rispetto al concept, alle parole che invaderanno gli spazi de La Bastìa?

 Andrea Mingardi direbbe in bolognese “dscór in italiàn…”, reading, concept… paroloni europei, ma sino a prova contraria qui siamo in Italia, o meglio, nella Bassa "sconquassata". Noi veniamo a leggere lì per farci conoscere, per portare a tutti i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre visioni. Siamo quasi una decina, lo zoccolo duro è composto da sei di noi, e ognuno di noi ha una visione tutta sua della Poesia; cerchiamo solo di trasmettere a tutti, TUTTI, l’arte del poetare con semplicità. Domenica tra di noi ci sarà uno che scrive poesie da un paio di settimane. Non bisogna essere “imparati” o “saputi” per “poetare”, basta semplicemente cogliere l’attimo, interpretare quei moti dello spirito che ti frullano in testa, prendere una penna e fissarli. Questo è Poesia.

Emozione, forma, stile, concorrono insieme per plasmare versi e parole. Come vi ponete rispetto a questi tre elementi, che cosa volete esprimere e come lo esprimete?   
 Ognuno di noi interpreta la Poesia in maniera diversa: ci siamo accostati, proprio per questo, non ci facciamo concorrenza. Siamo tutti diversi, leggiamo in maniera diversa, poetiamo argomenti diversi, amiamo diversamente, scriviamo diversamente, vediamo diversamente… Questo è il bello, “della diretta”: ognuno di noi ha le sue caratteristiche, che non rivelerò certo qui. Qui posso solo parlare di me, per gli altri parleranno le poesie, le voci, le interpretazioni. Io vi dico solo che sono quello che parla meno di amore, io descrivo quello che vedo e che mi colpisce, è come se dipingessi quadri con le parole. Chi mi ascolta, dopo, dice sempre “mi sembrava di essere lì…”. Poi amo variare, inventare, scoprire, la Poesia per me è movimento, nel modo di propormi al pubblico, nel modo di proporre le parole scritte, gli spazi, le distanze. Non seguo mode, ma scrivo a seconda dello stato d’animo del momento e scrivo molto e spesso, in stili diametralmente opposti; mi viene facile, sono come un fiume in piena, ho una fantasia smisurata e a volte perversa, mi faccio paura da solo, perché non mi fermo alle sole poesie, ai raccontini poetici, alle poesie raccontate, alle poesie visualizzate, ma scrivo racconti veri e propri, quasi tutti thriller. Ho paura di morire e ho esorcizzato la morte parlandone spesso.

Nel manifesto, ciascuno di voi dà una propria definizione di Poesia. I Poetineranti “gruppo” hanno una definizione collettiva di Poesia (e di letteratura)?

  Direi che la forza del gruppo deriva dal fatto che ciascuno di noi ha un concetto proprio di Poesia, proprio per non scavalcarci a vicenda; non c’è il più bravo o il più lofi, il più romantico o il più crudele, siamo tutti poeti, e questo ci basta.

Avete degli autori di riferimento? Come vi ponete con questi?
 
Non sapendo come rispondere a questa domanda ho fatto un rapido giro sms, qualcuno la pensa come me: nessuna ispirazione, sono i nostri occhi le nostre orecchie i nostri sensi che ci illuminano; qualcun altro si rifà a poeti più o meno classici più o meno conosciuti.
Credo che la Poesia sia dentro ogni persona, chiunque riesce a superare la soglia di ritrosia nei riguardi dello scrivere può essere poeta, meglio interpretando se stessi piuttosto che altri.

Voi vi proponete in spazi diversi... Ne avete di privilegiati? Quali “ispirano” il vostro operato?
 La frase che abbiamo usato nel manifesto è chiarissima: “Siamo disponibili a leggere in qualsiasi occasione o per qualsiasi evento: nella hall di una casa di riposo, nella sala di attesa di un reparto ospedaliero, nelle carceri, nelle case, nelle piazze, nei cortili, nei locali. Non abbiamo limiti, non chiediamo nulla, basta che non piova!”
Nessuna preferenza, dove ci sta qualcuno che ci vuole sentire, lì è il posto adatto per leggere.

In questo momento storico non facile, che cosa significa scrivere, “fare Poesia”? Di quanta Poesia abbiamo bisogno?
 Forse c’è chi pensa che scrivere poesie sia un modo molto semplice per evadere, per uscire dal tran-tran quotidiano e dimenticare i problemi che ci affliggono. No, la Poesia la si scrive e la si legge sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Non è che ci siano momenti in cui abbiamo più o meno bisogno di Poesia, abbiamo sicuramente bisogno di belle parole, di belle frasi, di ragionamenti semplici, di distrazioni anche per un minuto solo.  Quello che voglio dire è che per far Poesia, per leggere Poesia, per proporre Poesia, non c’è bisogno di salotti buoni, di eventi altisonanti, di raccomandazioni, di presentazioni, basta mettersi lì e leggere; e poi non ci si rivolge per forza a un pubblico colto, sostenuto, di parte “con la puzza sotto il naso”: chiunque può ascoltare la Poesia, perché la Poesia non è scritta per far bella mostra di se stessa, è scritta soprattutto per emozionare!


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