venerdì 30 maggio 2014

"Il giorno prima della felicità": Erri De Luca racconta una storia ambientata nella Napoli del secondo dopoguerra

 di Roberta De Tomi

Che cosa accade, il giorno prima della felicità?
La felicità è come il bacio di Cyrano, "un apostrofo rosa", in questo caso, posto tra due situazioni? O è un momento fugace, che "passa e ti porta via”? La risposta la troviamo tra le pagine del romanzo di Erri De Luca, che ci racconta una vicenda in bilico tra un passato e un presente, ben intrecciati tra loro. Lo scrittore narra una storia d'amore calata nel contesto della Napoli della ricostruzione post-bellica, di cui sono restituiti suggestivi scorci inediti.



Un orfano, alla scoperta del mondo, un portinaio, Don Gaetano, che gli insegna a giocarea carte, somministrandogli pillole di Storia e di vita vissuta; una bambina posta “dietro al vetro", osservata dal giovanissimo protagonista, come Petrarca osserva la sua Laura-angelicata. Ma si sa, gli angeli non sono creature terrestri e, diversi anni dopo, la bambina, Anna, divenuta ragazza, chiede al suo innamorato un pesante tributo; un'azione che si configura come un rito di passaggio verso l’età adulta.

Don Gaetano fornisce a spizzichi il resoconto della guerra, riportando, tra gli episodi, anche quelli legati alla conoscenza con un ebreo, primo protagonista del concetto de “il giorno prima della felicità”. Il portinaio nota come l’uomo scappi dai bombardamenti e dalla persecuzione portando con sé i propri libri, passione che anche il piccolo orfano coltiva, con profitto. Il ragazzino cresce e impara diverse cose grazie al supporto di Don Gaetano, che gli fa da padre, da amico e da confidente; in questo modo il processo di crescita pare meno intricato, anche se nella testa del ragazzino resta impresso il volto della bambina che, nell'infanzia, lo osservava da dietro il vetro. Trascorsi diversi anni, i due, finalmente, s'incontrano, si amano, vivendo finalmente il loro momento di felicità. 

La vicenda si colloca nel contesto della Napoli del secondo dopoguerra. Una città che viene colta negli scorci più malinconici. Restano il caffè che appiana ogni controversia, i versi di Salvatore Di Giacomo, alcuni personaggi scanzonati che evocano quelli delle commedie eduardiane, e le contaminazioni di un dialetto che s'impone nei dialoghi. La Napoli de Il giorno prima della felicità è la città dei luoghi celati e umidi. Di notte, per le strade, si riversa ciò che la luce del giorno abolisce. È una città che si carica di inquietudine e di memorie di guerra. Ma è anche una città che non dimentica un concetto essenziale: quell’onore in nome del quale si arriva a uccidere.

Sono trascorsi più di trent’anni dall'abolizione del delitto d’onore. Ma questo concetto è duro a morire, anche se foriero di morti in nome di una mera astrazione, che nell’orgoglio e nel culto del machismo trova i propri perni. Nel romanzo di De Luca, alla felicità, apice d'estasi e delizia, si oppone la necessità di riparare all'onore leso, per far sgorgare, con il sangue, la verità pretesa da Anna. Spaccati di vita, usanze e prassi vengono rappresentati, insieme alle dinamiche di una società spietata, in cui gli individui sono coinvolti in una corsa ad alto tasso competitivo. Anche nella ricostruzione troviamo un'umanità divisa, i cui rapporti si basano su logiche di biechi opportunismi e di convenienze.

Ne Il giorno prima della felicità (Feltrinelli), il passato e il presente s’intrecciano in un racconto di formazione che, nella sua brevità, è esauriente ed efficace. La definizione dei personaggi, la resa dell’ambiente, lo sviluppo della trama, si completano grazie a tocchi di lirismo che trasportano il lettore in una dimensione trasognata. Allo stesso tempo, però, De Luca rende tangibile una quotidianità fatta di fatiche, di povertà, dei retaggi di una storia che irrompe nel presente, facendo avvertire il proprio peso. Ci sono vissuti che, ora convergono, ora divergono, facendo luce sul prima e sul dopo del giorno della felicità, una condizione umana che sembra definirsi in rapporto a una supposta transitorietà. Il resto sembra essere solo fatica e sofferenza.




Nessun commento:

Posta un commento