martedì 27 maggio 2014

Il mondo nuovo, Aldous Huxley e il dilemma della felicità

di Roberta De Tomi

Esiste una ricetta per la felicità? E se esiste, può essere racchiusa nella realizzazione dell'Utopia della società perfetta? Il mondo nuovo di Aldous Huxley sembra risolvere questo problema, introducendo nel sistema una forma di stabilità che supera ogni forma d'individualismo. Il corpo sociale viene prima delle persone, plasmate da condizionamenti basati sulla lezione pavloviana. Ma è risaputo: non sempre "le ciambelle riescono con il buco", e un errore, anche minimo, può inficiare su risultati che si presumono essere impeccabili. Soprattutto quando, da una riserva di "selvaggi" giunge una visita curiosa, che, sotto l'egida di Shakespeares, porta scompiglio tra alcuni abitanti di questa "società felice".

Immagina una società pacifica, in cui ogni individuo
opera in funzione del corpo sociale. La stabilità di questo mondo è favorita da una rigorosa suddivisione in caste, ciascuna costituita da soggetti con caratteri predefiniti, grazie a una serie di condizionamenti che applicano la lezione pavloviana, ed effettuati negli anni di formazione dei soggetti stessi. Non esiste più, quindi, la logica dell'Io, ma quella del Noi, protagonisti anonimi di un vissuto in cui basta assumere un po' di soma per procurarsi un piacere anestetizzante. Ma non tutti gli individui nascono "perfetti": Bernardo Marx si distingue perché è una di quelle "ciambelle prive di buco". Bernardo sente il peso della propria condizione di "diverso", ma ciò non gli impedisce di attirare l'attenzione di Lenina Crowne, definita dai suoi numerosi amanti particolarmente "pneumatica".

Nel mondo creato da Aldous Huxley, descritto con minuzia, non esistono più madri e padri, il matrimonio è "cosa superata", e così tutto quello che risale al passato. A Dio si sostituisce Ford, padre dell'automazione moderna; a ogni pericolo eversivo, si oppone il soma, una sostanza sintetica che garantisce ai consumatori una tranquillità, cui si alterna, periodicamente, l'iniezione di passioni violente per bilanciare le funzioni; il sentire umano è avvolto, quindi, in un rassicurante baccello di artificialità. Accanto, trovi un esercizio di funzioni naturali, in particolare l'erotismo (mai monogamo, ovviamente), che diventa un altro modo per mantenere intatti gli equilibri sociali. Le emozioni e i sentimenti, in particolare l'amore, rappresentano, invece, elementi di disturbo; per questo sono proibiti, come, per una questione utilitaristica, sono vietate tutte quelle pratiche che non favoriscono il consumismo, altro perno intorno al quale verte questa società perfetta.

A portare scompiglio tra i civili, è l'arrivo di due selvaggi: Linda (che in realtà è cresciuta nel mondo nuovo) e il figlio John. A condurli alla civiltà sono Bernardo e Lenina, di ritorno da un viaggio nella Riserva. Per Bernardo, la proposta di soggiorno di madre e figlio a scopi sperimentali, rappresenta una mossa strategica che gli consente di ridefinire il rapporto con quella società in cui non si è mai sentito a proprio agio. La sua popolarità va alle stelle, mentre tra il giovane selvaggio e Lenina scocca l'amore, fatale per entrambi. Da questo sentimento, fonte di sofferenza in quanto osteggiato dalle differenze culturali dei due, scaturisce la ribellione da parte dello stesso John, accanito lettore di Shakespeares, che vuole tornare alla sua non-civiltà (come la definisco gli abitati del "mondo perfetto"). Il capitolo XXVII, ricco di implicazioni etiche e filosofiche, consentirà al lettore di cogliere in pieno le dinamiche del mondo nuovo, offrendo al contempo diversi momenti di riflessioni sui temi della felicità e della libertà.

Scienza, politica ed etica, confluiscono ne Il mondo nuovo, contribuendo ad alimentare il dibattito sulla felicità, opposta alla libertà individuale. La domanda è questa: "Meglio essere felici, anche se questa felicità, data dallo stordimento o dall'annullamento della coscienza, porta all'annientamento dell'individuo, o sarebbe preferibile l'espressione di un Io consapevole, dunque suscettibile di sofferenza, che è di per sé, una condizione dell'animo destabilizzate dal punto di vista umano e sociale?". E ancora "Che ruolo ha l'Utopia della società perfetta nella definizione di governo e di vivere sociale? Quali sono le conseguenze della realizzazione di tale Utopia?". Quesiti laceranti, che si pongono ben oltre il "Cogito ergo sum" e il  "Dasein". Domande che, dagli anni Trenta del Novecento (anni in cui è stata scritta l'opera), ci riportano a oggi, ovvero a una società in cui l'alienazione resta ancora un tema dominante, alla luce di una sempre più controversa logica social-virtuale, foriera di implicazioni ancora tutte da vagliare.


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