venerdì 16 maggio 2014

Il piccolo principe: la bellezza delle piccole cose

di Roberta De Tomi

A volte capita di cercare tra le pagine di un libro le risposte alle domande, scaturite in un "momento no". E allora ti ritiri, per trovare risposte rimosse o che devi ancora interiorizzare. Il piccolo principe è uno di quei libri in cui l'apparente semplicità consente di attivare una ricerca esistenziale forte e pregnante. E dalle risposte alle domande, il passo non è lungo.


Si tratta di uno dei più grandi casi editoriali
del XX Secolo e, ancora oggi, continua a essere riproposto in tutto il mondo, in diverse edizioni. Il piccolo principe continua ad affascinare grandi e piccini, o forse sarebbe meglio dire, grandi con il cuore di piccini? Già perché questa storia, classico contemporaneo di (apparente) facile fruizione, è uno scrigno che racchiude piccoli condensati di saggezza. Opera dello scrittore e aviatore Antoine de Saint-Exupéry, edita per la prima volta nel 1943 dalla Reynald & Hitchcock in lingua inglese, presenta un repertorio di tematiche dal valore universale, cui tutti possono avvicinarsi.

Perno della narrazione è la ricerca; la quale, non va intesa come mera speculazione intellettuale, ma come un insieme di prove che consentono al(ai) protagonista(i) di attuare una crescita. Nell'opera di Saint-Exupéry, in accordo alla tradizione fiabesca, le prove si concretizzano attraverso lo spostamento del protagonista. I personaggi in cui il piccolo principe s'imbatte di volta in volta, gli consentono di aggiungere un tassello al mosaico della conoscenza. Proprio grazie all'apertura dei nuovi orizzonti, il bimbo inizia a comprendere il valore di ciò che ha lasciato sull'asteroide B612, da cui proviene. In particolare capisce che è "il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".

Un po' come avviene per Pascoli, con la sua "Poetica del Fanciullino", ma con un fondo in più di ottimismo per il francese, l'opera si fonda su una vicenda e un linguaggio attinti alle "piccole cose". Non ci sono cenni a complesse teorie filosofiche, né sono presenti rompicapi o cubi di Rubik che costringono il lettore a scervellarsi (e, in alcuni casi, ad abbandonare la lettura). Tutto sta nel cogliere la bellezza della semplicità. "Un po' d'acqua può far bene anche al cuore", afferma il protagonista, a un certo punto. L'acqua, elemento primigenio, diventa, come altri simboli, l'espressione di tale bellezza. Solo riuscendo a coglierla, è possibile vedere la vita in un altro modo. Non a caso, il piccolo principe, stanco della rosa vanitosa di cui si era occupato fino a poco prima della partenza, nella lontananza e grazie alle esperienze vissute, apre gli occhi sulle verità della vita. Da qua scaturisce la visione che si basa sull'idea, centrale nel libro, che "l'essenziale è invisibile agli occhi". L'essenziale è il requisito necessario per riuscire a cogliere il significato dei simboli di cui il testo è disseminato. Il tutto tenendo sempre mente e cuore, aperti al sentire.

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