giovedì 1 maggio 2014

Primo Maggio: "Un treno chiamato precarietà"


dallo Staff

"Con quel pezzo di carta avevo sognato la mia vita, un treno diretto verso una stazione definita". Sogni conditi dalla determinazione, che si scontrano con la realtà. E il Primo Maggio, messe da parte le grigliate, è un giorno di riposo e di riflessione. Si affoga le delusioni in un pezzo scritto, in cui trovare una ragione per rialzarsi e per guardare al futuro... Un treno chiamato precarietà è lo spaccato di chi ormai la precarietà la vive, tra cadute e le risate di chi ha le spalle coperte. Perché tutti pensano che tutto va bene... finché le cose capitano agli altri... .


Per anni ci hanno detto

che con la laurea ci sarebbero state maggiori opportunità... E poi, ecco la precarietà.
E questi sono stralci tratti da Un treno chiamato precarietà


"Con quel pezzo di carta avevo sognato la mia vita, un treno diretto verso una stazione definita. Ma poi questo convoglio ha deviato, si è fermato nelle stazioni più marginali. (...) Più flessibile di un elastico, sono lanciata nelle situazioni più improbabili, forse al limite della legalità. Ormai non capisco nemmeno a cosa ho diritto… Mentre i colleghi si prendono le ferie pagate, stanno seduti in poltrona, a volte azzardando qualche battutina del tipo “Ti diverti, tu che vai in giro”. Mentre io mi diverto, loro possono permettersi una famiglia, una casa e il riconoscimento del loro ruolo professionale. Io invece resto sopra a questo ponte pencolante. Nessuno mi vede arrancare, io sorrido, faccio domande, ma dentro ho un'angoscia che è un oceano.

(...) In un certo senso, ho paura dello scorrere del tempo, temo una deadline che mi annuncerà la morte senza resurrezione dei miei sogni. La mia famiglia non sarà sempre lì a fare da ammortizzatore sociale e prima o poi dovrò affrancarmi da questa condizione. Essere indipendente, magari sperando che il treno che ho preso finalmente corra verso la stazione per cui ho pagato il biglietto".

Da Un treno chiamato precarietà - di Roberta De Tomi
Tratto da Ottocento euro al mese, forse... il mio lavoro, il mio futuro - Edizioni LAVORWAR

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