mercoledì 25 giugno 2014

Noi che camminiamo sulla luna, cercando la stella di MJ

di Roberta De Tomi

Vorrei cancellare quei fiumi di scrittura, sfavorevoli, maligni, menzogneri. Quelle voci diffuse e persistenti, finalizzate a spegnere una stella. Ma una stella, non la puoi spegnere. Forse la puoi velare, ma solo per un attimo, perché la luce vince sempre sulle tenebre e non è mera retorica. E se la luce ti guida dentro, allora anche il ricordo delle tenebre si cancella. Lo stesso Michael Jackson cantava (If wanna make the world/a better place take a look at your soul and then make that change). Ma facciamo un passo indietro. Tutto ha inizio nell'estate del 1991...

... con la descrizione del live di Torino del 1988 (il Bad Tour). Una mia amica mi  racconta di questo performer eccezionale che già conosco, ma che, persa nel mio mondo di letture e scritture, non avevo mai considerato. Incuriosita dalla descrizione estatica, inizio ad avvicinarmi al mondo di Michael Jackson. Ben oltre i fiumi di parole sgorgati da fonti maligne, concentrate su mere considerazioni estetiche; non che queste non abbiamo inciso (anche l'occhio non disdegna il giovane Michael), ma quello che mi cattura, bambina a digiuno di inglese, è il suo carisma in scena. Ogni volta che vedo un video di MJ, mi viene voglia di ballare e di canticchiare quelle poche parole che, nell'ignoranza linguistica, capto. Ovviamente, mi infatuo di lui e come le mie coetanee impazziscono per i Take That, io sono "sempre più presa" da Michael Jackson, proprio nel periodo in cui inizia a essere travolto da scandali legati alla pedofilia. Da qua, l'uscita a raffica di tutta una serie di articoli connessi al privato della pop star, in cui le penne hanno spremuto inchiostro al puro veleno...

In piena bagarre mediatica (e alla faccia), coltivo la mia passione per la pop star. In molti, per giustificare il disprezzo verso MJ, mi hanno fatto notare che la musica pop è musica di "secondo grado"; altri detrattori si sono fermati ai passi di danza "troppo osé". I gusti sono gusti, la musica pop è commercio, ma come per ogni ambito, anche nel commercio ci sono qualità diverse. E se la musica può essere messa in discussione relativamente al gusto e alla portata dell'innovazione, il talento non si discute.
In un mondo in cui essere artisti (nel senso più "nobile" del termine) significa essere degli incompresi, e dunque geni, magari poveri, rivalutati negli anni successivi alla morte, essere un artista di successo, miliardario e idolatrato da milioni di fans, per il sentire comune ha a che fare con il mero commercio. Come se l'essere artisti non potesse avere anche un'altra declinazione, ovvero quella legata alla capacità di arrivare a un numero elevato di persone, in maniera immediata, suscitando emozioni collettive ed ebbrezze dell'anima..
Questa vision si lega al concetto di arte (e di cultura), intesa come disciplina che in tutte le sue manifestazioni, è alla portata di "pochi eletti", magari nobili (e ricchi).

Michael Jackson aveva talento e su questo non si può sollevare obiezioni. La musica nel sangue ce l'aveva , insieme a uno strabiliante senso del ritmo.
Nello show business ha portato un "terremoto". Non sto a elencare le mirabilia del performer, né voglio portare avanti un'operazione agiografica. Pur se particolarmente dotato, Michael Jackson era comunque un essere umano, con le sue fragilità, i suoi capitomboli, le canzoni meno riuscite. Ma, confermato che lo "sbiancamento" della pelle dipende dalla vitiligine e non da un misterioso esperimento com'è stato ventilato per anni (e già, ragazzina, avevo notato le foto in cui il cantante ha le macchie; macchie che, guarda caso, sono state notate soltanto dopo la morte del cantante) e smentite tutta una serie di voci e di malignità assurde (e qua, senza fare dell'erba un fascio, i giornalisti dovrebbero mettersi una mano sul cuore perché, gossip a parte, scrivere articoli che danno adito a disinformazione è anti-deontologico oltre che irrispettoso nei confronto del soggetto dell'articolo e dei lettori), del "King of Pop" voglio ricordare le canzoni, la danza, le innovazioni e il look. A proposito ho scritto un articolo che puoi leggere qui.

Di MJ voglio ricordare le emozioni che ci ha regalato e che continua a regalarci, la voglia di muoverci, i ragazzini che si cimentavano nei suoi passi, me compresa.
Michael, che con Man in the mirror, live in Bucarest, ci strappava una lacrima di commozione. Con Heal the World si cantava al liceo, realizzando cori che ci galvanizzavano. Con Black or White, io stessa ballavo in classe (oplà, ma che combini Roberta!) e anche gli altri battevano le mani, per poi fermarsi e dire... "mi piace". "Mi piace" oltre i gossip che inquinano la reale percezione delle cose, creando pregiudizi. "Mi piace", quando si ascolta con il cuore e il cervello, liberi da condizionamenti.  E poi arriva la musica che arriva al cuore e abbatte le barriere. 

E noi siamo ancora qua, e cerchiamo di ballare sulla luna, verso una stella luminosa. La stella di Michael
(29 Agosto 1958 - 25 Giugno 2009).

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