martedì 29 luglio 2014

La vita sboccia in "Un qualunque respiro": la recensione del romanzo di Emily Pigozzi

di Roberta De Tomi

La vita e l'amore, due termini stretti nell'abbraccio di un respiro che, talvolta, si avviluppa in un nodo che sembra occludere ogni speranza. Un respiro che per Eliana, la protagonista del romanzo di Emily Pigozzi, trova il suo compimento nella maternità. Insieme al marito, Alberto, la giovane donna affronta un percorso doloroso; il bambino che cercano tarda ad arrivare, l'amore che lega i due coniugi sembra non essere un richiamo sufficiente.
Dopo l'intervista all'autrice, la scrittrice e attrice virgiliana Emily Pigozzi (per leggerla, clicca qui), ecco la recensione di Un qualunque respiro (Butterfly Edizioni)



Un romanzo viscerale, raccontato dal punto di vista di Eliana; il ritratto di una donna che nella maternità troverebbe la propria realizzazione. Ma si tratta di una realizzazione sofferta: il bambino tarda ad arrivare, e per la protagonista inizia un calvario da cui trarrà anche preziosi insegnamenti relativi al proprio corpo. Nel dolore Eliana matura una nuova consapevolezza, negli ostacoli che affronta trova la forza per non abbandonarsi alla disperazione che, a un certo punto, sembra prendere il timone della sua esistenza, mettendo a rischio anche la sua unione con Alberto.

Alberto ed Eliana sono una coppia affiatata. Vivono con il loro gatto Angus, hanno il loro lavoro, una casa che, a un certo punto, inizia a diventare troppo grande per loro; i due sperano che le risate di un bimbo echeggino per le stanze, riempiendo un vuoto che si fa sentire sempre di più. Così, iniziano a cercare un figlio da crescere, amare e coccolare; una creatura che rappresenta anche il coronamento di un sentimento puro e fortissimo. Malgrado i ripetuti tentativi, il piccolo non arriva. Le preoccupazioni aumentano e s'intrecciano agli inghippi della quotidianità. Eliana inizia una battaglia scandita dal tic tac di un orologio che, ogni giorno, si configura come una tortura sempre più crudele; questo mentre i pancioni intorno a lei la colmano di pensieri e riflessioni sulla sua condizione, complicata da una serie di avvenimenti e disdette non volute. Ma Eliana non vuole cedere alla disperazione e lotta per realizzare il suo sogno, finché... non dico altro, leggete e saprete!

Un qualunque respiro racconta delle difficoltà legate alla maternità dal punto di vista femminile. Eliana si racconta, svela il proprio mondo interiore, sfatando tutta una serie di luoghi comuni legati alla maternità. Questi luoghi comuni, incarnati da pancioni esibiti da star dello spettacolo, collocati in un contesto roseo, trascendono i problemi che le future mamme devono affrontare, tra orologi biologici, esami e un corpo che cambia. La ricerca di una gravidanza, la gravidanza stessa, hanno le loro criticità, ma, al contempo, portano la donna a scoprirsi e a conoscere lati inediti di sé; dalla consapevolezza scaturiscono anche nuove prospettive nel modo di vivere la coppia. Attraverso gli occhi di Eliana, Emily ci fa vedere ciò che spesso è oggetto di banalizzazione, facendoci toccare con mano sentimenti viscerali, spesso mix di emozioni che oscillano tra la felicità e la paura, passando per il dolore, sia fisico che mentale.

Emily è anche una bravissima attrice
Protagonista assoluta di Un qualunque respiro è, appunto, Eliana. È lei il fulcro della vicenda, e tutti i personaggi che le ruotano intorno in un certo senso, perdono spessore, se confrontati alla sua vicenda. Il racconto è un flusso ordinato da un filo logico che non cede alle lusinghe dell'esasperazione emotiva, anche nei momenti più drammatici. Il marito, legato a Eliana da un rapporto fortissimo, appare come una figura lontana, quasi sfuggente, ma forse per la ragione di cui sopra: la storia è soprattutto quella di Eliana, il dramma della maternità si svolge soprattutto dentro di lei. La componente introspettiva prevale nettamente, al punto da mettere in secondo piano anche la delineazione del contesto sociale e geografico in cui si svolge la vicenda; ed è proprio questa componente a guidare l'autrice nella costruzione di uno stile influenzato fortemente dal suo background artistico e professionale, ovvero, dalla poesia, ma soprattutto dal teatro.

Nel romanzo di Emily non prevale lo “show don't tell”, bensì la dimensione del racconto; una scelta che, se da una parte non si pone il linea con le tendenze editoriali dominanti, dall'altra lo è con il tipo di lavoro e con le intenzioni dell'autrice. Quello che salta all'occhio, è la scrittura che nasce dalla poesia, ma anche dal teatro. Da qua, l'elaborazione di uno stile personale e dotato di un proprio appeal. In alcuni punti del romanzo, l'impressione è che Eliana sia davanti a un pubblico, a raccontare “se stessa”, diventando protagonista di un monologo. La storia, è però ricca di momenti di tensione che si succedono, arrivando al finale, estremamente toccante, che ricorda quelli di molti film d'amore. Un finale emozionante, ma credibile, in linea con lo sviluppo narrativo.

In conclusione: Un qualunque respiro (Butterfly Edizioni) è un romanzo che parla d'amore e di vita, facendoci conoscere il punto di vista di una donna, che, nel raccontarsi, evita edulcorazioni di comodo sul tema della maternità. La scrittura potrebbe non piacere ai cultori dello “show dont' tell”, ma è coinvolgente e profonda, ricca di contaminazioni e spunti, caratterizzata da un ritmo ben orchestrato. La penna di Emily Pigozzi trova un giusto equilibrio tra "ragione e sentimento", riuscendo a coinvolgere, ma al contempo a fornire chiavi di lettura su tutto quello che verte intorno alla vita, senza fornire risposte preconfezionate, ma fornendo una visione personale, decisa, aperta alla vita e alle sue mille possibilità.

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