lunedì 7 luglio 2014

Parole a ruota libera... cambiare, tra divinità morte che resuscitano e illusioni da spezzare

di Lola Words

Strane metamorfosi, girotondi estenuanti, divinità morte che resuscitano (non lo diceva -ma proprio per caso, Nietszche?)... cambio o non cambio, questo è il dilemma? E se cambio che succede? No, ma.. le cose non vanno, bisogna cambiare. E poi, arriva il momento... si ritira il pugno, senza nemmeno avere lanciato il sasso. E lo stagno resta immobile, come te, che hai paura di morire nel cambiamento. Come ha paura di morire nel cambiamento anche un signore con cui parlai tempo fa.

Siparietto sul Cambiamento (dedicato e ispirato
ad Achille Campanile):

Uomo: "Bisognerebbe cambiare, ma poi...se cambiamo cosa succede?"
Io: "Se non si cambia qualcosa, tutto andrà peggiorando".
Uomo: "Ma poi, cosa succede?".
Io: "Forse si migliorano delle cose".
Uomo: "Ma se peggiorano? E se succede questo? E se... (sospira) Però non mi piace questo... e non piace quest'altra cosa... e questo non va bene e... signorina, ma che fa?".
Io: "Vado, sa, perché mi sono stufata di ascoltare persone che si lamentano di tutto e poi quando hanno la possibilità di cambiare, non muovono un dito".
Uomo: "E dove va? (ironico) Va a cambiare il mondo?".
Io: "Bé da sola non cambio di certo nulla. Però io provo a cambiare qualcosa nella mia vita e mi muovo. Lei stia pure qua a lamentarsi e ad aspettare il nuovo messia, che faccia fruttare il campo dei miracoli per tutti. E magari me lo saluti, eh?".
(Esco).

Robert Kennedy
rilevava come il cambiamento fosse connaturato all'esistenza. Ma poi Osho Rajneesh nota come nel cambiamento sia implicata la morte. E si sa, la morte fa paura, l'essere umano la teme, anche quando il cambiamento sembra essere l'unica reale possibilità per uscire da una situazione stagnante. Marcel Proust rilevava come ogni nuovo regime si configurasse come la prosecuzione dell'antico.  Tale affermazione trova la propria conferma nella storia: morto un Cesare, se ne fa un altro... del resto le dinamiche perverse e allettanti del potere, scatenano nell'uomo demoni oscuri, avidi e bramosi... e quello che combinano questi demoni lo sappiamo benissimo!

Ma andiamo al significato del termine. Apro il vocabolario con il mio solito scetticismo, e rielaboro i concetti che leggo. Quando parliamo di cambiamento, facciamo riferimento all'atto che consente di mutare qualcosa di qualsivoglia natura, in altro. Il cambiamento può essere una trasformazione, una modifica, qualcosa che stravolge totalmente o parzialmente l'oggetto in questione. Il cambiamento comporta instabilità, può essere visto come la tappa di un percorso, ma anche come un momento di evoluzione naturale o indotta. Termini contrari sono l'immutabilità, la stabilità, tutto quello che comporta "lo stare fermi".
(A proposito, a me non piace stare ferma... poi vedete voi....)

Cambiamento è una parola che, nel contesto dell'attuale crisi, ricorre, salvo poi  arenarsi, tra correnti contraddittorie. E il dilemma si fa strada. Cambiare sì, cambiare no.... più spesso sbandierare il termine, usandolo come specchietto per le allodole, salvo poi cambiare quel poco che basta per non mettere a repentaglio certi equilibri più o meno sotterranei (privilegi di certuni, sarebbe meglio dire?). Il cambiamento può giovare, ma può anche mettere a repentaglio le certezze di coloro che dall'atto in questione potrebbero rimetterci... Insomma la partita si gioca sul terreno di vantaggi consolidati.
Cambiare implica una morte, ma anche la conseguente resurrezione. E' un atto faticoso, coraggioso...siamo forse troppo abituati alla vita comoda?

Rino Gaetano cantava "State sereni tutto cambierà domani/avremo tutti una casa da quattro o cinque vani". E poi... We can change the world... eroi che piombano, negli anni Ottanta, per capovolgere lo specchio, come cantano i Nomadi, il cambiamento come ciò che consente al mondo di evolversi. Mero concetto di marketing, propinato a dosi massicce, alle masse anestetizzate da vari miti e mitologie (quando le cose andavano decisamente o apparentemente meglio) o realtà in cerca di applicazione? Applicazioni sconcertanti che sfociano nell'immobilismo, nella paura dei se e dei ma, delle piccole morti (o suicidi) di divinità che, improvvisamente risorgono per dare speranza agli oppressi, in un momento cruciale, particolarmente difficile. Si fanno resuscitare le divinità per non cambiare, per far accettare una situazione, per dispensare nuove dosi di narcotici, imponendo alle persone di accettare ciò che il destino ha predisposto per loro? O è davvero la rinascita della divinità e dei valori connessi, a spalancare un porta aperta a un cambio di valori, mentre, citando un'altra canzone, "il mondo cade a pezzi" (Marco Mengoni).

Cambiare è insito nell'essere umano, come è insita nello stesso la paura dell'ignoto, dell'incerto.... Cambio, non cambio, si ma cambierò e tu con me...
Disse il marito fedifrago: "Non accadrà più. Cambierò".
E lo ripete ancora, davanti a un avvocato, mentre lei scuote la testa, sbuffando.
Bé, c'è chi non cambia mai... ma la vita ti cambia, dentro e fuori, con le esperienze che scolpiscono rughe sulla fronte e nel cuore, le scelte che ti mettono di fronte alla necessità di avere coraggio o paura... E cambi, quando la vita te lo impone, quando l'istinto di sopravvivenza s'impone alle paure ataviche, quando il cerchio deve chiudersi. Perché così è la vita. Senza o con amen.

State sereni... Michele O' pazzo è pazzo davvero, ascoltate qua

Ascoltate anche Wind of change cliccando qua

Immagini realizzate da Lola Words


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