domenica 10 agosto 2014

"Sardinia Blues": la Sardegna di Flavio Soriga, tra sogni, precarietà, testamenti e profumi d'estate

di Roberta De Tomi

Tre pirati, protagonisti di Sardinia Blues, un libro trascinante, scritto da Flavio Soriga; un'opera in cui sogno e realtà si fondono sì, ma con soluzioni di continuità. Da una parte abbiamo l’anelito a una vita migliore di precari, giovani e meno giovani; dall’altra abbiamo la Sardegna più quotidiana, con i suoi splendidi paesaggi, ma soprattutto, la Sardegna di una provincia che “non perdona”. Ai nostri tre pirati non resta che immergersi nella dimensione del sogno per poi riemergere, vivendo esperienze brucianti, avventure che rappresentano la non-disperata e ironica, a tratti divertita e divertente, fuga da una condizione in cui la voglia di vivere esplode come un arcobaleno dopo un temporale. Il tutto narrato in maniera magistrale.

Ci sono Corda e Licheri. E poi c'è Pani che narra in prima persona le vicissitudini di tre giovani, galvanizzati dalla voglia di vivere, che si buttano nell’occhio di un ciclone di eventi da cui escono sconfitti, ma senza mai perdere il sorriso. Davide, affetto da talassemia (anemia mediterranea), ancora innamorato della giovane ballerina con cui ha convissuto a Londra, amante di una quarantenne da cui riceve un incarico particolare: deve trovare il testamento del padre, Conte innamorato della sua badante polacca. E nella ricerca portata avanti con gli amici, s’intreccia il racconto della malattia, della precarietà, delle folli notti al ritmo di una musica “tunzettara”, sognando una serata di jazz e d’amore vero.

Non è la Sardegna del jet-set, quella raccontata da Flavio Soriga. È la Sardegna dei pastori, dei giovani precari costretti a convertirsi, una volta laureati, a un nuovo credo professionale, attinente alla realtà. È l’isola che vede erigere muri di cemento, come viene notato anche da Stefano Flore nel suo Fuori paese e da cui gli stessi giovani fuggono, e non solo per cercare nuove opportunità di lavoro. Quello che emerge, è il ritratto della vita di provincia, con le sue figure pittoresche o grottesche, a volte buffe, altre irritanti, e le sue malelingue che hanno il potere di uccidere, spargendo come veleno voci infondate, frutto della noia strapaesana.

Noi – dice Licheri – Noi siamo perdutamente sconfitti in partenza da queste paranoie identitarie e antidentitarie e non se ne esce, in quest’isola maledetta, il danno di essere isolani”. Alla mentalità paesana si contrappone quelli dei giovani che, a mente aperta, accolgono gli stimoli e il desiderio di vivere, ponendosi al limite o nel cuore dello sballo. Perdizione, eros, azioni da eroi letterari, incursioni notturne seguite da fucili puntati: la giostra della quotidianità improvvisamente s'impenna, creando moti vorticosi che travolgono i protagonisti, all’opposto degli anti-eroi novecenteschi. Già perché, a differenza di molti uomini senza qualità e di super-uomini ed eroi senza o con la maschera, Davide, Corda e Licheri cercano di agire e, anche nella sconfitta, evitano di subire; al contrario, lottano, nella consapevolezza di non essere né meglio né peggio di altri, pur seguendo l’impeto di una vita di cui sono assetati.

Il personaggio/persona di Pani la fa da padrone, con la sua famiglia a pezzi, l’erotismo che s’impone e l’energia di un giovane che convive con una malattia da cui non si lascia bacchettare. Accanto troviamo i compagni di ventura, ma anche creature della notte, uomini gelosi, nobildonne e principesse perverse in cerca di vendette sentimentali. E tra questi spicca Daniela, l’antitesi della donna angelicata, che ricorda quella Regina del Celebrità cantata dagli 883, che entrerà nell’orbita del giovane, provocando una potente collisione.

La precarietà è uno dei temi più forti di Sardinia Blues. Si tratta della precarietà vista dagli occhi di giovani disincantati, ma non disillusi. L’autore non cede alle lusinghe della cronaca, non snocciola dati, né enuclea casi; al contrario, racconta in modo personale l’approccio a una condizione esistenziale che più che alla contingenza, sembra legato soprattutto a uno status mentis improntato su un immobilismo di fondo che porta a un sostanziale blocco di qualsiasi slancio avulso dall'appartenenza a un determinato ceto sociale.

Sardinia Blues si legge tutto d’un fiato.  La penna è capace di scavi psicologici che non scadono mai nella retorica. Non è uno stile classico; il narrato segue un flusso di coscienza perfettamente orchestrato. Superato l’iniziale momento di smarrimento causato da un incipit che di certo non segue la regola delle 5 W, il lettore viene travolto dagli eventi in un crescendo che sfocia in diversi momenti ad alta tensione, sempre calibrati da una penna che sa il fatto suo, ben oltre il mero mestiere.

In conclusione: Sardinia blues è un ottimo libro, da un autore di spessore e dotato di uno stile personale anti-classico, che racconta di giovani e meno giovani, di Sardegna, precarietà, malattia, ma anche di pirati, nobildonne, pastori, Londra, scrittori mancati, sballo e splendide creature che non lanciano trecce per essere salvate con un ritmo in cui perdersi per poi ritrovarsi. Da leggere per vivere un’avventura emozionante, in cui il quotidiano s’intreccia alla dimensione della fiction.

L’autore: Flavio Soriga
Classe 1975, nato a Uta, tra i suoi romanzi annovera: Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale, Premio Italo Calvino 2000) e Neropioggia (Garzanti, Premio Grazie Deledda, giovani 2005). Sardinia Blues è del 2008, mentre al 2009 risale L’amore a Londra e in altri luoghi (Bompiani, Premio Letterario Piero Chiara). Al 2010 risale Il cuore dei briganti (Bompiani) e al 2011 Nuraghe Beach, la Sardegna che non visiterete mai (Laterza).

Scheda tecnica del libro

Sardinia Blues
di Flavio Soriga
Casa Editrice: Bompiani
Pagine: 274

Nessun commento:

Posta un commento