sabato 27 settembre 2014

Capelli rossi #iraccontidifiorella



Un tempo i capelli roassi erano associati alle
streghe... vedi Bia che sfida tutti con la magia!

di Fiorella Carcereri

Capelli rossi, che belli! Li ho sempre invidiati, a uomini e donne, indistintamente. Ricordo la folta chioma fulva di zia Sara, uno spettacolo della natura – pensai la prima volta che la vidi in quel vecchio ascensore dalle porte rosse come i suoi capelli. Indossava lunghe vesti di cotone tinte a mano che le conferivano un fascino esotico e misterioso. Lo zio l’aveva conosciuta quando io andavo all’asilo. Si era fidanzato tardi, lo zio, dopo la trentina, un farfallone si mormorava…Quella domenica ci sarebbe stata la presentazione ufficiale, tutti a pranzo dai nonni per conoscere questa stupenda creatura.
Anna dai capelli rossi, una scrittrice
sognatrice
A quel tempo vi erano parecchi pregiudizi
sulle persone rosse di capelli. Si diceva che erano  cattive. In realtà, lo zio non aveva confidato a nessuno la vera tonalità di colore della chioma dell’amata. Sottoposto a stretto interrogatorio da parte di nonno Giuseppe, un burlone nato, lo zio si era limitato a dire che Sara era bionda, tendente al castano.
Facile immaginare la nostra sorpresa quando ci trovammo di fronte a quella ragazza, rossa, ma rossa che più non si poteva, con condimento di migliaia di lentiggini su tutto il corpo. Nonostante le vigorose pedate assestategli da più parti da sotto il tavolo da pranzo, il nonno non poté trattenersi ed esclamò: “Bionda?! Speriamo bene, il più mansueto dei rossi si dice abbia gettato suo padre nel pozzo…”.
La fulva donzella ebbe un sussulto, subito seguito da un moto di stizza. Le labbra le tremarono lievemente e non so che cosa le impedì di rispondere per le rime a quel futuro suocero impertinente e sfrontato. Io ero ancora piccolina ma riuscii a percepire che l’atmosfera si era fatta pesante. Si poteva tagliare con un coltello. Vi furono interminabili attimi di silenzio, rotti soltanto dal ticchettio del forno con l’arrosto e dal borbottio dell’acqua che stava già bollendo da qualche istante, senza che nessuno trovasse il coraggio di alzarsi da tavola per buttare la pasta…
Quella domenica finì comunque meno tragicamente del previsto. Ma segnò l’inizio di un lungo periodo di “guerra fredda”.

Incontrai di nuovo la fanciulla dai capelli rossi qualche anno più tardi. Aveva una pancia enorme e io, nella mia ingenuità, gliela accarezzai e le chiesi: “Cosa c’è qui dentro?”. Lei mi rispose con un sorriso imbarazzato e lo zio tagliò corto aggiungendo: “Ha mangiato troppo”. Pur non convinta della frettolosa spiegazione, non mi azzardai a fare altre domande, avendo nel frattempo fatto tesoro dell’avvertimento del nonno circa la triste fine che i rossi di capelli erano soliti far fare a ficcanaso e rompiscatole.

Non passò molto tempo e rividi Sara senza più un filo di pancia, con la sua chioma più fulva e più lucida che mai. Morivo dalla voglia di chiederle notizie della sua pancia ma, quando ero già sul punto di parlare, il nonno Giuseppe mi invitò a desistere con uno sguardo serio. La ragazza dai capelli rossi spingeva una carrozzina, ma la cosa non mi turbò più di tanto perché la nonna mi aveva già raccontato che, qualche giorno prima, sul tetto della casa dello zio era stata avvistata una cicogna con un bel fagottino azzurro. Il bimbetto aveva i capelli rossi e una miriade di efelidi, come la madre. Roberto, un peperino, non smetteva mai di piangere…

Ariel dai capelli rossi,
una dolce principessa
Negli anni seguenti, per diverse estati, Roberto e io fummo mandati al mare insieme, ed essendo io la cugina più grande, mi venne chiesto di tenerlo d’occhio e di occuparmi di lui come una sorella maggiore. In particolare, dovevo evitare che si mettesse nei guai, dato che era di una vivacità inaudita e testardo più di un mulo. Un giorno Roberto salì su di una barca a vela che ondeggiava pericolosamente sull’acqua vicino a riva. Lo inseguii e gli ordinai di scendere immediatamente. Parole al vento. Si mise a piangere e a scalpitare come un cavallo imbizzarrito. Non sapendo che altro fare, gli afferrai energicamente un braccio per trascinarlo via.
Fu in quel preciso istante che si avverò la profezia di nonno Giuseppe ed ebbi la conferma che i rossi erano davvero degli individui spietati. Roberto mi morse il polso con tutta la forza della sua arcata dentaria superiore e, per parecchio tempo, portai i segni di quel gesto anche se, come arma, il cuginetto aveva usato dei semplicissimi, si fa per dire, denti da latte.

Sono trascorsi molti anni da allora. La donna dai capelli rossi adesso non indossa più lunghe vesti di cotone colorate. E’ invecchiata anche lei, come tutti. Ma, per uno strano scherzo della natura, la sua chioma fulva è sempre folta e per niente sbiadita. Quasi una sfida, un avvertimento: “Attenzione, mantenere la distanza di sicurezza!”.
Dopo la morte dello zio, con l’andare del tempo, i rapporti già precari e traballanti esistenti con lei e col cugino cannibale sono andati via via scemando e si sono indeboliti al punto che, in questo preciso istante, non saprei dire se quei due sono ancora vivi o meno. Molteplici tentativi di riavvicinamento fatti da parte mia hanno dato tutti esito deludente. Ogni volta, la fanciulla dai capelli rossi e il suo pargoletto hanno trovato abili e ingegnose scuse per respingere diplomaticamente i miei tentativi di approccio. Così, come tristemente avviene in questi casi, è calata una spessa cortina di indifferenza, come se quei tratti di strada percorsi insieme fossero puro frutto di fantasia. Invece, quei brandelli di vita vissuta sono stati semplicemente archiviati nei meandri più nascosti della memoria, scomodo fardello di quell’enorme deposito bagagli che si chiama “ricordi”.
Ogni tanto mi scappa da ridere e ancora mi chiedo se ci sia un fondo di verità nella torbida e inquietante faccenda del pozzo in cui i rossi di capelli getterebbero le loro vittime. E, non so perché, mi viene spontaneo associare queste persone a quei gatti dal pelo fulvo e l’occhio diffidente che, dietro l’apparente aggressività, celano un impenetrabile e imperscrutabile mondo fatto di mistero e magia, inaccessibile, da un lato, a comuni esseri umani dai capelli castani e, dall’altro, a banali gatti di strada maculati a pelo raso.

Il racconto di Fiorella Carcereri è tratto dall'ebook Zeroventicinque (Aletti Editore, 2012).

http://www.ibs.it/ebook/Carcereri-Fiorella/Zeroventicinque/9788859107569.html


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