mercoledì 10 settembre 2014

"Chiodo senza cappello", il racconto in versi di un amore, tra sentimento e malattia, “seguendo i sassi della fiaba”.



di Roberta De Tomi

Seguendo i sassi della fiaba/mi sono persa quel giorno,/poi ho trovato le tue braccia/dopo anni di viaggio,/come un gatto randagio/ritrova la sua luna/e aspetta che l’alba/gliela nasconda ancora”. Un amore che rappresenta l’attracco per una barca persa in mezzo al mare. Il rosso che “mi attrae come un miraggio”, diventa segnalibro e filo di Arianna, elemento che consente alla poeta (non mi piace il termine poetessa!) di seguire un itinerario che dall’anima sconfina nella vita. Una vita che esplode grazie a una presenza che fa battere il cuore. Dall’Assenza alla Presenza il passo è lungo, ed è il frutto di una vita fatta di ricerche ed emozioni. Ma poi, ecco che torna l’Assenza. La Solitudine, dopo le indicibile sofferenze causate da una malattia che provoca strappi in un sentimento coronato dalla coppia. Di questo (ma non solo) raccontano i versi di Chiodo senza cappello, racconto poetico di una vicenda struggente, in cui l’autrice, Antonella Iaschi disvela un mondo di emozioni viscerali.

I versi si sciolgono a contatto con la vita, evitando di comporsi in rime ricercate, in chiasmi e voli pindarici che evocano momenti storici legati a gesta collettive. In Chiodo senza cappello la poesia è racconto di vita personale, ma anche di emozioni di cui l’autrice, Antonella Iaschi, rende le più sottili gradazioni. La vicenda è narrata con quell’immediatezza di cui è capace soltanto un animo sensibile e attraversato da profondi travagli esistenziali ed emotivi. È una storia d’amore, di malattia, di morte; è il racconto dell’elaborazione di un lutto, privo di qualsiasi intento didascalico.

Chiodo senza cappello è diviso in quattro parti, ciascuna corrispondente a una fase di questo amore. Con "Lussino" si realizza un incontro che sembra il coronamento di un viaggio “lungo una vita”; l’amore traccia itinerari insperati, all’inizio sembra una ricerca incredula, culminante in un apice meraviglioso (La notte diventa chimera/e la chimera utero accogliente/per figli che non avremo/ma che sono già in me, come perle future). In questo amore, identificato con il colore rosso, si esprime una sorta di incredulità da parte dell’autrice, ma anche l’incantesimo di un sogno che si tinge di un qualcosa di fiabesco (come rose di Gerico le ore/ ripetono l’incanto della vita). Le stagioni scandiscono il ritmo di questo amore totalizzante, reso con versi pregnanti, che scivolano nel cuore del lettore e della lettrice, instillando certezze su un sentimento che sfugge alle logiche, oggetto di interrogativi relativi alla sua esistenza. Per Antonella l’amore esiste… eccome!


Nella seconda parte, "Clandestino a bordo", s’insinua una minaccia che mette a repentaglio la bellezza di un sogno in cui l’autrice si era crogiolata fino a poco tempo prima. La malattia che trasforma il corpo (Il grande corpo che mi proteggeva/è diventato debole è insicuro) e infligge un dolore che fa vacillare ogni certezza. La malattia dell’amato sembra non dare scampo e la poesia sembra diventare l’unico vero rifugio, mentre al malato si rivelano silenzi attoniti, in cui si palesano tutte le difficoltà a nutrire una minima speranza di guarigione. In questa parte la malattia è simile a un germe che erode ciò che l’amore ha costruito fino a poco prima. Nell’amore si cerca l’arma per contrastare la malattia; la forza sembra voler richiamare a sé la speranza, resa attraverso l’immagine del quadrifoglio, che solo una bacchetta fatata potrebbe trasformare in qualcosa di propizio. Ma con il passare del tempo, la malattia prende possesso degli spazi del cuore (Orfana del tuo sguardo/faccio l’amore da sola/perché tu sei lontano), si associa alla nebbia e alle nuvole cupe che calano come sipari spietati, lentamente ma inesorabilmente, tracciando i percorsi di un dolore che si fa di giorno in giorno sempre più lacerante, fino alla fine.

La terza parte, "Chiodo senza cappello", racconta dell’assenza, del lutto, della paura di vivere, a causa del dopo. Persino la poesia è momentaneamente incapace di attivarsi come scrittura, anche soltanto per realizzare una parziale catarsi. Il verso scivola nel vuoto causato dalla perdita. Da parte dell’autrice, tuttavia, c’è la costatazione relativa all’amore (altre nemmeno sanno/il palpito del sangue e dei pensieri) elemento positivo che si erge sulla negatività della condizione in cui versa. Il quesito nasce spontaneo anche nel lettore e nella lettrice: Meglio provare la sofferenza lacerante di una privazione amorosa, o meglio non conoscere l’amore? La risposta ci arriva, Antonella Iaschi, con sensibilità femminile, condita da una sensualità di velluto, opta per vivere l’esperienza dell’amore. Anche se l’amore implica la perdita dell’amato e la sofferenza legata al lutto. Da questa sofferenza atroce nasce (o rinasce?) la parola che sgorga come un fiume in piena, diventando anche strumento d’introspezione e di riflessione che portano a guardare avanti, malgrado tutto.

La quarta parte, "Oltre il volo", rappresenta una sorta di rinascita. Nessun oblio: l’anelito all’amore strappato dalla malattia, resta, ma c’è la consapevolezza della necessità di dover ricominciare una nuova vita. Nessun desiderio di morte, alla maniera dei grandi classici dai tragici finali; solo la dimensione del viaggio, per ricominciare (Partirò il giorno di un anno dopo te/e avrò la valigia leggera,/perché la poesia non conta molto). Nella consapevolezza di un legame che non si potrà mai lacerare, mentre la vita prosegue e la poeta cerca di nuovo la sua felicità. O sarebbe meglio dire, la sua strada?

Chiodo senza cappello è un racconto che rifugge da virtuosismi e preziosi tecnicismi. La penna scivola, aprendo porte dell’anima prive di complicate serrature; semplicemente scattano, raccontando un percorso in cui in alcuni punti il verso si trasforma in puro sentimento, salvo poi essere imbrigliato in una logica poetica che attinge all’immediato e a elementi concreti del quotidiano. Nella discontinuità si disvela la forza della parola, accessibile al sacro di un privato che si fa intimità universale e che non perde mai di vista il filo del racconto, determinante per un lavoro compiuto, sincero e vero, ricco di sfumature emotive mai forzate. Da leggere come un racconto fluido, ricco d’immagini suggestive e tratte dalla realtà.

L’autrice: Antonella Iaschi


Penna di grande sensibilità, articolista per la rivista Noidonne, ha all’attivo diversi titoli editi, tra prosa, poesia e teatro. Tra questi: Vorrei che fosse pace (1994), Calipso (2008), Parigi per sempre (2010), Piccola geografia della memoria – Iconografia di iconografia sismica (2013). A proposito di teatro: ha collaborato con l’attrice Gemma Messori e il cantautore Fabrizio Frabetti alla realizzazione di alcuni allestimenti.

Scheda tecnica del libro

Chiodo senza cappello
di Antonella Iaschi
Casa editrice: Festina Lente Edizioni
Anno: 2014
Pagine: 104
Prezzo: € 10,00
Codice ISBN:
Sito: www.festinalenteedizioni.it

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