martedì 30 settembre 2014

"Cime tempestose", un intramontabile capolavoro romantico

di Roberta De Tomi

E’ sempre stata etichettata come “storia d’amore”. Una definizione estremamente riduttiva per un romanzo che porta a sintesi motivi e tematiche del movimento romantico. Cime tempestose, unico romanzo di Emily Brontë, pubblicato nel 1847, è una lettura a tinte fosche,  in cui l’amore si compenetra alla vendetta, elemento propulsivo che muove le azioni di Heatchcliff e Catherine.



La storia, oggetto anche di numerose riduzioni cinematografiche e televisive (tra cui una del 1939, diretta da William Wyler, con attori del calibro di Laurence Olivier  e David Niven) vede protagonisti Heatchcliff, trovatello orgoglioso e ribelle, descritto quasi come uno zingaro, e Catherine, legata a lui da un sentimento che non le dà pace neppure dopo il matrimonio con il ricco Edgar Linton.

A partire da questa unione, che per Catherine è un modo per cercare di aiutare Heathcliff, mentre per Heatcliff è fonte di sofferenza,  si erige una torre le cui fondamenta sono costituite da un viscerale desiderio di vendetta. Le nozze con Isabella, che Heatcliff fa infatuare, rappresentano la prima trappola fatta scattare sul sentiero di un piano volto a ottenere la propria rivalsa. A pagare le colpe dei genitori, saranno Cathy, figlia di Catherine e di Edgar, Linton, la creatura nata dal grembo di Isabella, e Hareton, figlio del proprietario della tenuta di Wuthering Heigths. Si parlava dell’etichetta applicata a questo romanzo che, di fatto, è una pietra miliare nella letteratura mondiale; non solo per lo sviluppo di una trama in cui il sentimento d’amore va a braccetto con quello della vendetta, innescando meccanismi narrativi articolati e azioni complesse. Nel lavoro della  Brontë, il disegno psicologico dei personaggi è reso con un’acutezza quasi clinica.

Paesaggi aspri, atmosfere cupe e tese, si stagliano nella mente dei lettori, pennellate di parole che evocano colori e suggestioni. Un senso di morte pervade il racconto, riferimenti al folklore e alle leggende locali, ma soprattutto i fantasmi ricorrono come leit-motiv. Non è certo un romanzo paragonabile a quelli “di consumo”, spesso piacevoli e dai contorni fiabeschi.  Cime tempestose è la narrazione della crudeltà umana, spogliata di orpelli retorici, ma proprio per questo resa con una crudezza ritrovabile in opere di una narrativa più tarda. In Cime tempestose spiccano personalità femminili estremamente moderne. Medee e Penelopi, donne forti che non soccombono alla rete degli obblighi sociali; al contrario, lottano scegliendo strumenti peculiari. Nella figura della piccola Cathy sembra esprimersi una redenzione, una possibilità di riscatto, malgrado la rete di obblighi in cui è impigliata. E in questo prevalere di sentimenti di vendetta, Ellen Dean, la governante che narra le vicende passate a Lockwood, sembra rappresentare la voce della ragione.

Ellen, o meglio, Nelly,  porta una ventata di razionalità in un contesto in cui tutto sembra essere pervaso da forze irrazionali. Ed è in questo clima che l’autrice precorre esperienze novecentesche, corroborate dalle teorie psicanalitiche sviluppate successivamente. La Brontë scolpisce nella roccia grezza un capolavoro, in cui teatro elisabettiano, Macpherson, tragedia greca si fondono, dando vita a personaggi in balia di forze oscure, più forti di ogni cosa. Le sue descrizioni sembrano quadri composti da fosche pennellate impressioniste, che nel complesso realizzano un’opera fortemente intrisa dello spirito del Romaticismo, di cui incarna esiti alti e maturi, aprendo però spiragli al futuro, per un’opera di narrativa moderna, anzi contemporanea ormai assurta all'Olimpo dei classici.

1 commento:

  1. io ho letto Jane Eyre ad agosto mi è piaciuto molto....

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