domenica 7 settembre 2014

"Donna Pinocchio" - I racconti di Fiorella

di Fiorella Carcereri


Sono una sognatrice. Una dolce romantica. Amo le storie d’amore, il teatro, la musica, la poesia, ed i film.
Sono una scrittrice, una poetessa, una donna che esprime i propri desideri guardando le stelle. Lo faccio solo alle 11:11 del mattino e della sera perché è la sola ora in cui tutte e quattro le cifre sono uguali.
Sono quella che scrive e dedica canzoni d’amore ad un ragazzo speciale. Quella che rende unici i compleanni. Quella che lascia bigliettini carini al proprio uomo. Quella che gli fa piccole sorprese quando meno se lo aspetta. Quella premurosa. Quella fedele. Quella che dà il massimo per rendere piacevole il tempo trascorso insieme. Quella che cambia il proprio modo di essere pur di renderlo felice. Quella le cui ultime due relazioni sono finite in violenza. E con il cuore spezzato.


Ho compiuto trentadue anni il quindici di ottobre. Ho avuto il mio primo rapporto serio a venticinque. Ci fidanzammo, Luca ed io. All’inizio era un vero gentiluomo. Mi faceva sempre ridere. Avevamo iniziato a pianificare una vita insieme. Poco dopo, però, ha cominciato a ferirmi. Fisicamente. Ogni giorno, quando andava a lavorare, mi costringeva a stare in camera da letto. Era quello che voleva. Quando andavamo in città non mi teneva per mano in pubblico. Sei mesi più tardi, non ci parlavamo più e ci lasciammo.
Sono rimasta single per tre anni. Sento ancora il mio ex dirmi che sono troppo grassa, troppo brutta, che nessun ragazzo potrà mai amarmi….
Gli ho creduto. Mi ha lasciato segni e lividi sul corpo, nel cuore, nella mente e nell’anima. Gli ho creduto. E non è stato più dolce o romantico. 
Successivamente, ho incontrato il mio secondo, vero compagno, Riccardo. Era il mio principe dalla fulgida armatura. Mi diceva che ero bella e mi aiutava a liberarmi di tutte le mie insicurezze. All’inizio, mi ha inondato di amore. Subito dopo aver iniziato una convivenza, il gentiluomo che avevo conosciuto se n’era già andato. Non voleva più che io fossi la bella donna che ero quando mi aveva conosciuta perché, diceva, ero troppo carina e non voleva che qualcuno mi portasse via da lui.
Ho l’aspetto di una ragazzina. Ma Riccardo odiava la mia biancheria intima ed il mio profumo, esageratamente sexy per lui. Mi trasformò in un maschiaccio e volle diventare il fulcro della mia vita.
Lo amavo. Intendevo sposarlo. Così, mi sacrificai per lui. Per noi.
Sono una donna di cultura. Ho condotto una vita tradizionale, spirituale e ricca di stimoli culturali. Sono scrittrice, poetessa, scrivo sceneggiature e commedie. Ma ho lasciato perdere tutto per lui. Per Riccardo.
Dopo avermi costretta a mollare tutto, mi tenne nel suo appartamento come una bambola. Ma ero innamorata pazza di lui, non potevo respirare senza di lui, non potevo.
Un anno più tardi, mi accorsi che non mi rispettava più. Dopo aver già rinunciato a tutta me stessa. In pochi mesi mi aveva spogliata di tutto ciò che aveva fatto di me la donna che sono. E, paradossalmente, iniziò a lamentarsi del fatto che non assomigliavo più alla donna che aveva incontrato.
Era troppo geloso. Troppo insicuro per lasciarmi fare qualsiasi cosa o lasciarmi andare in qualsiasi posto. E, non potendo lavorare a causa dei miei problemi di salute, in parte per colpa di Luca, rimasi a casa.  Mi occupavo di tutte le faccende domestiche. Cucinavo, pulivo, facevo tutto quello che lui mi ordinava. Non mi lasciava neppure guardare la TV. Mi mandava in camera, la nostra camera spoglia con il nostro letto, una armadio e lo scaffale pieno di libri, i miei. 
Di solito leggevo un libro fino a quando non veniva a scusarsi con me. Ma solo perché aveva fame.
E pensare che, all’inizio, era così tenero, dolce, premuroso. Mi faceva sentire sicura. Era un perfetto gentiluomo. Mi teneva la mano in pubblico. E diceva a tutti che ero la sua vita. Non mi nascondeva mai, come invece era solito fare Luca. E così mi innamorai di Riccardo. Perdutamente. Per questo, feci tutti i sacrifici che lui mi chiedeva, ignorando che faceva parte del suo piano. Quello di controllarmi. Di tenermi in pugno.
Ero talmente innamorata che tolleravo i suoi modi squallidi e violenti e desideravo ardentemente la sua dolcezza. Volevo ritrovare l’uomo che avevo conosciuto e, per questo, sopportavo la sua crudeltà in cambio di qualche briciola di tenerezza, quando veniva a scusarsi dicendo che non sarebbe più successo e mi abbracciava e teneva stretta a sé. Per poi allontanarmi da sé nuovamente.
Che cosa c’è in me che non va? Perché ho permesso che tutto questo accadesse a me, per ben due volte? Tutti e due simili, alla fine. Entrambi mi avevano promesso una vita felice. Nel privato erano mostri, in pubblico, gentiluomini. Entrambi erano riusciti a portarmi a vivere con loro al solo scopo di tenermi sotto stretto controllo.  Mi gettavano un osso di tenerezza una volta ogni tanto ma, verso la fine del rapporto, entrambi mi picchiavano. L’ultimo giorno, entrambi mi hanno messo le mani intorno al collo stringendo forte.
La seconda volta, ho chiamato la polizia. Ciononostante, mi ero innamorata di loro. I gentiluomini ricomparivano per due minuti, cinque minuti al massimo se ero fortunata.
Ma, in quei momenti, mi sembrava che il dolore valesse la pena. Ora invece mi è del tutto chiaro che questi uomini hanno sbagliato con me. Entrambi erano violenti e autoritari. Tutto ciò che io pensavo e facevo era inaccettabile e assurdo. Perché, per loro le donne non sono nient’altro che bambole.
Ora sono di nuovo single da quattro mesi e mi sono accorta di non essermi innamorata di Luca e Riccardo, bensì di un miraggio che assomigliava a loro.
Ho rinunciato a tutto. A miei sogni, alla cultura, alla famiglia, agli amici, allo scrivere, alla musica, ai film, alla poesia….Ho rinunciato alla mia identità per guarire le loro insicurezze e ho permesso loro di tirare i fili della mia esistenza come si fa con una Donna Pinocchio.
Li amavo profondamente. Pensavo che un uomo innamorato alla fine sarebbe ritornato. Ma tornava solo per gettarmi quell’osso una volta ogni tanto. Ed io mi accontentavo perché ero convinta che, indipendentemente da ciò che faceva o diceva, alla fine si sarebbe accorto che il mio amore e la mia fedeltà erano sufficienti.
Dove ho sbagliato? Mi sono donata completamente a loro. Perché mi ostinavo a credere che sarebbero tornati ad esser quelli di prima?  Come ho potuto essere così stupida da credere che, dopo aver accettato di sopportare quello che ho sopportato con loro, gli uomini di cui mi ero innamorata sarebbero magicamente ricomparsi per dirmi: “niente più violenza, niente più dolore, niente più giochi, solo amore”? Contrariamente alle mie aspettative di allora, i gentiluomini non sono più riemersi. Ora però sono finalmente riuscita a lasciarli andare, a perdonarli e a voltare pagina nella mia vita.

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