mercoledì 17 settembre 2014

Gonna o pantaloni? Dalla donna in tv, alla realtà, passando per gli stereotipi di genere, qualcosa di cui parlare

Immagine by RDT
di Lola Words

Vecchioni cantava "voglio una donna con la gonna". Poi troviamo donne che portano i pantaloni... magari sono Donne Alpha... Alt! Non è mia intenzione annoiarvi con questioni annose; nemmeno voglio inserirmi in trend clichettari superficiali e superflui. Non mi piacciono nemmeno i termini come Donna e Maschio Alpha perché mi sembrano il frutto di una visione ancorata a certo machismo. Nemmeno voglio indorare allori di guerrieri e di supposti vincitori o vincitrici di battaglie. Dal mio punto di vista, ogni vittoria è in realtà un compromesso e la conquista di un successo implica una rinuncia o la perdita di qualcosa; e la questione femminile è aperta più che mai e si presta a riflessioni. Basta evitare di cadere nel tranello dello stereotipo.

Un momento del Convegno "Donne e Media"
Foto: RDT
Il Girl Power. Donne che hanno saputo conquistare un ruolo sociale e professionale e che lottano per avere una propria affermazione in ambiti tradizionalmente appannaggio maschile (e non solo). Non bastano reggiseni bruciati o i Girl Power ventilati dalle Spice Girls, ma ancora prima, dalle Shampoo (band-meteora femminile pressoché sconosciuta), in una loro canzone. La storia del Girl Power è costellata di sacrifici e battaglie portate avanti da figure femminili che hanno avuto la forza di andare contro ai ruoli sociali precostituiti. Pensiamo a Giovanna D'Arco, ma anche alle donne tacciate di stregoneria e mandate al rogo. Donne pericolose in quanto detentrici di conoscenze non concepibili in una donna. E ancora, cito tra gli esempi le donne con la "lettera scarlatta", marchiate per aver scelto di andare contro a quelle istituzioni che le riducono a fattrici. Mi fermo qua, evitando di raccontare della nascita del femminismo, delle suffragette e delle successive evoluzioni del movimento. Arriviamo piuttosto ai giorni nostri.

Parlando di donne, oggi. Settembre, mese dedicato all'universo femminile. Da qua nasce l'evento "Il Tempo delle Donne", organizzato dal Corriere della Sera con Io Donna. La questione femminile è sempre aperta e attuale, alla luce di una società in sempre più rapida evoluzione. Non solo perché la crisi economica che stiamo vivendo ci pone nell'ottica di dover rivedere molte posizioni che ci sembravano ormai assodate; ma anche perché il ruolo della donna in seno alla società sembra essere visto secondo un'ottica schizofrenica. L'impressione è che la donna, libera e indipendente, sia ancora impigliata nella rete di una serie di stereotipi duri a morire. "E se è bella è oca". "E viva la mamma (ancora una volta, la donna considerata tale in virtù di una mera funzione biologica, la donna-utero versus la donna-persona)".
Per non parlare dell'idea di una donna libera nella sfera sessuale. Qua, in particolare per l'Italia e per i paesi di matrice cattolica, la cultura machista irrompe ancora, prepotente. Il concetto di base è: o sei una brava ragazza o sei una poco di buono; e la rivoluzione sessuale sembra solo un ricordo lontano. Retaggi culturali troppo rigidi o la cattiva abitudine a non conservare la memoria storica?

Il convegno. Titolo: Donne e Media: nuove istruzione per l'uso. Location: Università Cattolica di Milano. Data: 16 settembre 2014. Organizzatori: Il Certa (Centro di ricerca sulla televisione e sugli audiovisivi) in collaborazione con "La 27esima ora - Corriere della Sera". Ospiti, moderate da Aldo Grasso: Barbara Stefanelli, vice-direttrice del Corriere della Sera, Marinella Soldi, General Manager di Discovery Networks per il sud Europa Silvia Toffanin, conduttrice Mediaset, Sarah Varetto, direttrice di Sky TG24. Durante l'evento, preceduto dalla proiezione di due documentari dedicati rispettivamente alla giornalista Maria Grazia Cutuli e alla sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico (Donne nel Mito, Sky), Cecilia Penati e Anna Sfardini di Certa hanno presentato i dati della ricerca "La tv delle donne oggi: una fotografia d'insieme". La ricerca individua una percentuale "rosa" di donne che si attesta intorno al 57 per cento, mentre per gli uomini è il 42 per cento. Non entro nei dettagli, segnalo questa prevalenza femminile che apre spiragli di riflessione importanti, sulla scia del dibattito che ne è seguito. Dal confronto è emerso che, a differenza di quanto è diffuso nel senso comune, la donna in televisione conta e non solo in quanto valletta. La presenza femminile incide infatti sulla definizione di format, temi e contenuti e non sempre secondo banali chiavi popular. Tra tradizione e innovazione, la donna nella televisione non si riduce alla "bella statuina" senza parole delle trasmissioni degli albori. Mi riferisco alla ragazza (della porta accanto) che dallo spettacolo è destinata ai piatti, al rammendo e al ruolo "sacro" di mamma, cui fanno da contraltare le esuberanti soubrette che turberanno in seguito i sogni degli spettatori italiani (l'ombelico della Carrà scandalizza, ma piace!). Cambiano i tempi e la televisione si evolve, propone modelli e prototipi, ma apre anche lo spazio a donne che emergono e non per forza grazie alla bella immagine. Basta Barbie Girl, insomma. Sì alle lavoratrici: quelle che operano dietro alle quinte o quelle che hanno ruoli dirigenziali. Donne che si affermano grazie alla professionalità che coniuga passione, talento ed esperienza. E ovviamente, a questo punto... c'è il ma... (maledetto ma!).

Donne con le gonne?
La donna oggi. Famiglia, carriera, femminilità et alia. La donna è impigliata in una rete di doveri e l'ansia da prestazione aumenta. Durante il convegno Barbara Stefanelli si è augurata che le donne delle nuove generazioni possano vivere il loro ruolo, dico io, multi-tasking, con maggiore libertà; meno ansie relative alla necessità di fare tutto e perfettamente, insomma. Ma è davvero così? Le donne devono essere perfette in tutto, o almeno, è una convinzione inculcata (e mi chiedo perché... perché la donna deve davvero dimostrare o fare e dare il meglio di sé?); e tra aspettative elevate, al limite dell'esasperazione e reali necessità, spesso le donne perdono la bussola. Senza contare che persiste una cultura machista che fa sentire la sua mefistofelica influenza, tra compromessi e rinunce che toccano alle donne in carriera. Pensiamo anche alle disparità salariali presenti tra professionisti appartenenti a generi diversi; o alle discriminazioni che discendono dal forma mentis "Macho Man". E parlo dell'esasperato uso del corpo femminile con finalità erotiche esplicite che vediamo in molti video-clip. Il video di Partition di Beyoncé ha scatenato polemiche in tal senso; le provocazioni nonsense di Miley Cyrus fanno rimpiangere quelle full of sense di una giovane, spudorata ma geniale Madonna. Sembra che si sia giunti ad apici divergenti, in cui all'esasperazione dell'esibizione del corpo femminile, o meglio della libertà sessuale femminile da una parte, fa da contraltare quella di donne professioniste capaci e impeccabili che non hanno bisogno di esibirsi per affermare la propria emancipazione. In mezzo stanno i problemi, le sfumature che ci fanno andare oltre questi poli, le insicurezze che caratterizzerebbero le donne (o si tratta di insicurezze indotte da un retaggio culturale patriarcale?). Perché essere donna va oltre il ruolo di fattrice, di brava o cattiva ragazza. Già perché con gli stereotipi e le etichette non si affrontano le questioni, né i problemi.

Ma intanto... qualcosa si muove. Da quello che è emerso durante il convegno dedicato, "qualcosa si muove". Almeno superiamo il concetto di velina (anche questo da prendere con le pinze). I dati parlano, tutto si evolve, oltre i cliché. Gonna o pantaloni? O entrambi?
Riflettiamo gente e soprattutto voi Macho Men...

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