mercoledì 17 settembre 2014

Il Signore dei Racconti: tra "Faust" e "It" un esordio narrativo molto cinematografico per Elena Mandolini

Il Signore dei racconti
nella precedente edizione
di Roberta De Tomi

Un esordio che definirei sorprendente: è Il Signore dei Racconti di Elena Mandolini. Tra It e Faust, attraverso una scrittura cinematografica Elena plasma una vicenda i cui elementi sono in equilibrio. Salvo in qualche sporadico momento, il lettore è guidato da un avvicendarsi di eventi da cui si lascia coinvolgere, senza esserne travolto.Oltre a un buon livello di scrittura, Elena mostra in questo lavoro di avere le idee chiare e un notevole controllo sulla materia narrativa.


Il romanzo di Elena, nell'edizione
DAE Editore
Non è facile prendere le distanze dalle proprie passioni: nella scrittura, come in altre discipline, e non mi riferisco soltanto a quelle artistiche, chi è alle prime armi tende all'imitazione e non è detto che con il tempo si stacchi dai propri modelli e/o maestri per assumere una propria personalità. In tal senso, l'esordio di Elena Mandolini ha un qualcosa di sorprendente. Sia perché, malgrado sia un'opera prima, Il Signore dei Racconti è compiuta. Questo lavoro racchiude le passioni dell'autrice; ma queste passioni (Stephen King, l'horror letterario e cinematografico, il fantastico) sono state plasmate in maniera personale da questa giovane e promettente autrice. Non solo, Elena Mandolini, romana, laureata al Dams e specializzata in Cinema (la formazione si avverte nella scrittura e nella tecnica) ha saputo incanalare la propria creatività in maniera razionale ed equilibrata, realizzando un lavoro molto buono, in cui la storia avvince, ma veicola al contempo significati preziosi, senza scadere nella morale spicciola o in urticanti buonismi.

Un sisma colpisce Roma. Poi, ecco Giulio: ha quattordici anni ed è timido e introverso; non ha fiducia in se stesso e nelle proprie capacità e infatti, a parte l'italiano, materia in cui eccelle, non è bravo negli sport né in matematica. Un giorno s'imbatte in qualcosa che cambierà la sua vita: una creatura con cui stringerà un patto che gli consentirà di superare diversi complessi. Da perdente a vincente il passo è rapidissimo... ma ha davvero vinto?

Elena Mandolini riprende un tema classico della narrativa, quello del patto con il diavolo che in questa storia ha le sembianze di una creatura di aspetto alieno, ovvero il Signore dei Racconti. Scopriremo in seguito di chi si tratta e quale ruolo ha nell'esistenza degli esseri umani; nel frattempo notiamo la trasposizione del tema faustiano in un contesto contemporaneo, rinnovando dunque un evergreen, senza scadere nel banale. Nello sviluppare il tema, l'autrice ha saputo caricarlo di significati esistenziali profondi, legati al destino. Esiste il destino? E se esiste, che ruolo ha il libero arbitrio esercitato dall'essere umano? Il destino è forse un connubio di libertà e determinismo?

Un altro aspetto importante, indagato da Elena, è quello legato all'essere vincente e alla sfera delle ambizioni. La realizzazione di un sogno avviene in maniera indolore? La storia di Giulio sembra confermare ciò che deriva dal patto con il diavolo: a ogni conquista corrisponde una rinuncia o una perdita, anche dolorosa.
Il tema faustiano è presente ne
Il Signore dei Racconti

Il Signore dei Racconti apre le porte a problematiche complesse, ma è anche una storia caratterizzata da un preciso concatenamento di eventi. Le vicende si susseguono, secondo il punto di vista del giovane protagonista, in cui il lettore si identifica totalmente. A qualcuno però può sfuggire il nesso tra l'incipit in cui si racconta del terremoto e la storia di Giulio, presentata successivamente.

I personaggi sono ben delineati; in particolare quelli di Giulio e del Signore dei Racconti, posti in antitesi senza però costituire la piatta incarnazione del "buono" e del "cattivo". Qualche personaggio secondario, in particolare quelli della ragazza di cui Giulio s'innamora perdutamente, avrebbe potuto avere una maggiore rilevanza e una definizione più incisiva. Ma il lavoro di Elena è stato anche in questo caso molto buono.

Dal punto di vista della costruzione della trama e dello stile, troviamo come già detto, elementi narrativi in equilibrio. La fantasia viene imbrigliata in una scrittura pulita, in generale e a parte il caso citato sopra, molto attenta ai nessi tra le diverse situazioni. Il ritmo non è incalzante come in molti best seller, ma è sorretto da una logica che porta il lettore a non perdere mai il filo del racconto, cosa talvolta di difficile gestione per autori esordienti che spesso si focalizzano su elementi della narrazione che spesso non agevolano l'economia della narrazione. I dialoghi (altro punto debole degli autori esordienti) sono costruiti benissimo.

Il romanzo di Elena attinge alle trovate di libri e cinema del genere. Pensiamo al tombino e alla situazione del bagno, citazioni tratte da It di Stephen King. La discesa nel tombino e la scoperta della biblioteca richiama metaforicamente la discesa negli Inferi, ricollegandosi anche a pellicole che vedono protagonisti alcuni ragazzini; mi riferisco al già citato It, ma anche ai Goonies. Per non parlare del confronto con il Signore dei Racconti che evoca la resa dei conti con la creatura di turno di molti film del terrore, soprattutto statunitensi (penso a Wishmaster, ad esempio).

Per concludere. Il Signore dei Racconti è un esordio che sorprende, sia per la qualità dei contenuti, sia per la capacità dell'autrice di costruire una storia basata su archetipi e su citazioni che qua si ripropongono in maniera personale. Inoltre in questo esordio sorprende il controllo esercitato sulla scrittura, cinematografica, priva di dispersioni e in cui gli elementi sono in equilibrio. In questo romanzo l'horror fantastico si ricollega a un filone che ci riporta a quello metanarrativo de La storia infinita. Un filone che spinge il lettore a porsi domande esistenziali cruciali, oltre la componente di intrattenimento.

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