sabato 6 settembre 2014

"Ma che ci faccio qui?" - I racconti di Fiorella

Diamo il benvenuto alla nostra nuova paroliera, Fiorella Carcereri, autrice di un racconto da leggere tutto d'un fiato. Il primo di una serie... speriamo lunga!
Buona lettura!


Ma che ci faccio qui?


Ma come ci sono finito sopra un treno? L’ultima cosa che ricordo prima dell’annebbiamento totale della memoria è la voce insistente di uno sconosciuto che mi ripeteva: “Apri gli occhi, apri gli occhi! Come ti chiami? Sei solo o ci sei venuto con qualcuno qui?”.
Io vivo a Firenze ma studio a Milano. Ricordo che, con tre compagni di università, a dire il vero piuttosto balordi, avevo deciso all’ultimo momento di trascorrere il Capodanno in una discoteca meneghina dove, si diceva, girava di tutto. Per “di tutto” intendo proprio “di tutto”. Il locale era noto, tra gli adepti, come Discount del Sesso e della Roba. Quei tre imbecilli mi avevano garantito che mi sarei divertito un sacco. La cosa buffa è che io non sono proprio il tipo che cerca questo genere di rifornimenti ma, più che di divertirmi, avevo bisogno di dimenticare parecchie cose.

Tanto per citarne due o tre, una lettera di licenziamento consegnatami dal pony express per cui lavoravo come strenna natalizia proprio il ventiquattro dicembre, un “addio, non ti amo più” sbattutomi in faccia da lei, proprio da lei, ventidue ore prima del fatidico brindisi sul marciapiede del binario quattro della stazione centrale e, in contemporanea, la ricezione di un sms di mia sorella dal contenuto estremamente laconico: “Mamma e babbo si sono separati. Ciao”.

Poco dopo la mezzanotte, stravolto dai decibel assordanti di quel postaccio e dalle preoccupazioni che mi trapanavano il cervello come una trivella pneumatica, ero andato a rifugiarmi in bagno. Subito dopo di me, era entrato un tipo strano, tutto barba e capelli. Ricordo di avergli chiesto se, per caso, non avesse avuto un paio di compresse contro l’emicrania. Lui mi aveva lanciato un rapido sguardo interrogativo, si era sbottonato il taschino del suo giubbetto lercio e mi aveva dato due pasticche che avevano tutta l’aria di essere degli antidolorifici. Le avevo prese immediatamente ed ero tornato all’inferno.
Dopo una mezz’oretta avevo iniziato ad avvertire un inspiegabile ronzio alle orecchie e un’insofferenza mostruosa verso tutti quelli che mi circondavano. Avevo una voglia matta di attaccare briga con qualcuno. Ricordo di essermi recato al banco delle consumazioni e di avere chiesto qualcosa di forte, passando davanti ad almeno dieci persone. Il barista mi aveva intimato di aspettare il mio turno e… e da qui in avanti, la memoria assomiglia a un buco nero intergalattico.

I miei compagni di scompartimento mi osservano con curiosità mista a disprezzo. Boh, sarà per il mio modo di vestire, decisamente eccentrico. “Ma…ma questi non sono i miei vestiti! Chi mi ha conciato così?”, mi scappa da dire ad alta voce.
Qualcuno mi risponde, sì stanno proprio dicendo a me…Ruoto la testa indolenzita per vedere chi, su quel treno fantascientifico, si sia preso la briga di replicare con tanta solerzia alla mia domanda. No, non ci posso credere…un carabiniere?!
“Ti sto scortando fino al commissariato. Scendiamo a Piacenza, è la prima fermata. Hai combinato un bel casino in quella discoteca, sai!”.
“Casino in che senso? Mi spieghi!”.
“Ti spiegherà tutto il mio superiore, io non sono autorizzato. Posso solo dirti che al comando dovrai raccontare la tua versione dei fatti, anche se dubito che tu ricordi qualcosa in quello stato… Ma ora vedi di stare calmo, se non vuoi passare guai peggiori!”.
Pur continuando a non capire, seguo il suo consiglio.

L’unica certezza che ho è quella di avere vomitato parecchio e, di conseguenza, qualche anima caritatevole ha provveduto a cambiarmi tutti gli indumenti che indossavo prima, mutande comprese. Per ingannare il tempo, osservo con disgusto il completino che mi hanno rifilato. Camicia di flanella a scacchi rossi e blu stile cacciatore canadese intrisa di un nauseabondo odore di fumo e patatine fritte, pantaloni di fustagno marrone con bretelle di tre taglie più grandi della mia, giacca a vento da donna rosa bambola con polsi abbondantemente consumati e scarpe da ginnastica azzurrognole e interamente ricoperte di fango secco. Mi hanno lasciato soltanto il portafoglio. Lo apro e noto che non c’è più nemmeno un euro. In compenso, hanno avuto la gentilezza di non asportare la carta d’identità e la tessera sanitaria. Del cellulare, ovviamente, neanche l’ombra…

A Piacenza, scendo barcollando dal treno, vengo caricato su di una gazzella e portato via a tutta velocità come si farebbe con un serial killer.
Il maresciallo è un tipo alto, magro, burbero, baffetti con taglio da S.S. “Andiamo bene”, penso.
“Signor Pascucci, il titolare della discoteca ha sporto denuncia contro di lei per atti vandalici nel suo locale. I danni ammontano a circa venticinquemila euro. Distruzione del bancone del bar e di alcune poltrone in pelle, sfondamento di tre vetrate in cristallo, senza contare il danno d’immagine. Inoltre, nel corso della rissa da lei scatenata, tre persone sono rimaste lievemente ferite e quindi temo dovrà rispondere anche di lesioni. C’è poi l’aggravante di ripetuto oltraggio a pubblico ufficiale e…”.
“Ma maresciallo, io ricordo solo che mi trovavo in bagno e ho chiesto a un ragazzo delle pillole contro l’emicrania!”.
“Riesce a descrivermelo?”.
“Purtroppo no…Sembrava un cavernicolo, non potrei mai farne l’identikit…”.
“Bene, signor Pascucci… Può usare il mio telefono, se crede. Chiami pure da qui. A questo punto, temo che le serva un buon avvocato”.

Fiorella Carcereri


Nessun commento:

Posta un commento