mercoledì 24 settembre 2014

Viaggiando nella Terra di Ruhel, Max Giorgini ci racconta "Il ritorno di Inna-mok"

Un fantasy per Max Giorgini
di Roberta De Tomi 

Immaginiamo un anfiteatro. Nello spiazzo centrale, assicurata a una colonna, c'è una creatura che definire arrabbiata è un eufemismo. La creatura si volta verso uno spettatore “molto speciale”. Lo guarda e gli chiede cosa vuole. Lettore, ti chiederai chi è questo spettatore e che cosa ci fa accanto a questo essere. Ebbene, hai appena iniziato un viaggio nell'immaginario di Max Giorgini, che ti presenta la sua creatura.... Inna-mok, protagonista di un fantasy, Il ritorno di Inna-mok che... ce lo racconta l'autore!


Tolkien un "maestro" per Max
Benvenuto Max. Raccontaci di te.
Sono nato a Forlì, ridente città (chissà poi cosa avrà da ridere) della Romagna, e vi ho vissuto i turbolenti
anni della giovinezza in modo neanche tanto turbolento. Comunque ero impegnato in un sacco di cose, dal calcio alla chitarra, dalla parrocchia ai board game. Però, non so neppure io dove trovavo il tempo, leggevo un sacco, in modo monomaniaco: c’era il periodo del giallo classico, il periodo della fantascienza, ecc.
In seguito mi sono trasferito a Bologna. Gli interessi sono cambiati (fondamentale l’incontro con l’informatica, ho appeso la chitarra al chiodo, in parrocchia non mi hanno mai visto, ecc.). Inoltre - credo sia dipeso dall’età - la mia vita sociale si è un po’ ridotta. Per quanto riguarda il lavoro, per vari anni ho fatto l’insegnante, “guerreggiando” amabilmente con gli studenti, poi ho deciso di diventare preside, e adesso “guerreggio” – non sempre amabilmente – non solo con gli studenti ma anche con i professori. Davvero un’idea geniale.



Che cosa ti ha portato sulla strada della scrittura?
Fin da ragazzino ho sempre mostrato una certa creatività, tra disegni, racconti e poesie… Da un certo punto in poi ho composto canzoni (che non ho mai fatto ascoltare a nessuno). Terminata senza gloria la fase “musicale”, mi sono dato alla scrittura, con qualche buon risultato nei premi Tolkien e Courmayer. Scrivevo opere di fantasy e di fantascienza, ma in modo saltuario, e senza sforzarmi troppo per pubblicare. Infatti per molti anni non ho pubblicato nulla. Dopo essere rimasto per un po’ in standby, ho ricominciato a scrivere, stavolta senza trascurare quello che dentro di me chiamo “il lavoro sporco”, e cioè darsi da fare per trovare un editore.

Come e quando nasce Il ritorno di Inna-mok?
Una sera mi sono detto: “E se scrivessi un romanzo fantasy?” Per qualche minuto ho fissato lo screensaver, poi - come per miracolo -  dentro di me è comparso un grande anfiteatro immerso nelle tenebre. Sulle gradinate si intuivano dei movimenti, e nello spiazzo centrale c’era un essere malvagio, imprigionato contro una colonna, che sbavava di rabbia e covava propositi di vendetta. Si è voltato verso di me e mi ha chiesto: “E tu che vuoi?”. Gli ho risposto: “Inna-mok, amico mio, ho grandi progetti su di te.”

Da cosa trae ispirazione la Terra di Ruhel? Da un tuo viaggio? Dalle tue letture? Da un'immagine?
La Terra di Ruhel non è stata ispirata da un viaggio: uno come me non andrebbe mai volontariamente in un posto come quello, e se ci finisse per sbaglio non riuscirebbe certo a uscirne vivo. Chiarito questo, direi che il mondo fantastico in cui è ambientata la storia ha cominciato a formarsi dentro di me all’epoca in cui scrivevo racconti per il premio Tolkien. Per certi aspetti si rifà a Il Signore degli anelli, altri elementi li ho immaginati io.
Mi è piaciuto mescolare animali e piante realmente esistenti ad altri completamente di fantasia, e separare le varie parti in cui è diviso il testo con brevissimi inserti di tipo mitologico che illustrano – non so con quale grado di verità – alcuni aspetti della storia e della cultura della terra di Ruhel.

Quali sono i personaggi di rilievo del tuo romanzo?
Innanzitutto c’è Inna-mok, il malvagio e potentissimo negromante che, moltissimo tempo dopo essere stato sconfitto, torna nella Terra di Ruhel per tentare di nuovo di sottometterla. Reso prudente dalla legnata che s’è preso la prima volta, cercherà di tessere le sue trame senza dare troppo nell’occhio.
Poi c’è una giovanissima ma promettente maga dei figli dell’aria, Venorè, che – lo so, detta così fa un po’ ridere – all’inizio della storia è già morta. Il fatto è che, mentre assieme a molti altri stregoni era impegnata nello scontro finale, si è insinuata per un attimo nella mente di Inna-mok, scoprendo che lui aveva preparato un piano che gli avrebbe consentito di non essere definitivamente neutralizzato. Allora si è dedicata alla preparazione di un incantesimo che permettesse di sconfiggerlo una seconda volta (e magari per sempre).
I due protagonisti “buoni” sono entrambi appartenenti alla razza umana. Rash è un giovane aristocratico dal carattere ribelle; fuggito dal castello paterno si è unito a un bracconiere. Nystrid, una ragazza più attratta dalla spada che dalle faccende domestiche, nel partecipare a una spedizione contro i nomadi della steppa viene sfigurata da un tremendo incantesimo; non più accettata dai suoi, se ne va di casa per affrontare un viaggio solitario in una regione selvaggia.
Rash e Nystrid si troveranno loro malgrado investiti dalla missione di salvare la Terra di Ruhel. Una cosuccia da niente. Saranno affiancati da altri personaggi – fra questi mi sono fortemente affezionato a Tai-nua, la sorella del re del Daeren – e potranno contare sull’arma magica lasciata da Venorè. Ammesso che si riesca a trovarla. E sperando che funzioni. Perché con queste armi magiche non si sa mai. A me per esempio è capitato che… Ma lasciamo stare, sto divagando.

La magia è protagonista nella Terra di Ruhel
Che ruolo ricoprono gli esseri umani, in rapporto alle altre creature?
Gli uomini, ultimi arrivati, non sono migliori o peggiori degli altri popoli. Ma sono diversi. Vivono molto meno degli appartenenti alle razze antiche, e procreano molto di più. Inoltre sono divorati da un’energia che li porta a espandersi, dividendosi in tante diverse comunità spesso in lotta fra loro. Per la Terra di Ruhel hanno rappresentato da un lato un elemento di sconvolgimento e disordine, dall’altro un fattore di vitalità e rinnovamento.

Nel tuo lavoro c'è un'idea precisa o particolare di bene e di male?
Nella Terra di Ruhel male e bene non sono suddivisi in modo netto. Le varie razze, uomini compresi, non possono essere definite buone o cattive in quanto tali, e distinguere fra bene e male risulta talora piuttosto problematico.
Il discorso non riguarda Inna-mok. La sua potenza e la sua brama di dominio lo isolano in una solitaria malvagità, all’interno della quale, peraltro, lui si trova benissimo.


Che cos'è per te la magia e come si rapporta con la nostra realtà?
Ho una visione del mondo piuttosto laica, in base alla quale la magia, con la nostra realtà, non c’entra niente.
Nella Terra di Ruhel invece esiste, eccome, e rappresenta il potere di controllare le forze e gli elementi della natura, e di avventurarsi nell’universo ultrasensibile, entrando in contatto con gli esseri che lo popolano. Operazione che può risultare difficile e – soprattutto – pericolosa. Se cercate nuovi amici è meglio che andiate su Facebook.
Il romanzo fornisce una spiegazione mitica della magia – detta anche “il soffio di Arvatuli” - e della sua origine. Tale spiegazione mitica spiega anche un dato incontrovertibile, con cui prima o poi uno dei personaggi del romanzo dovrà fare i conti: maghi non si diventa, si nasce (anche se poi questa attitudine di fondo va coltivata e sviluppata).
Nel romanzo i termini “mago”, “stregone”, “negromante” sono usati come sinonimi. Con il termine “sciamano” vengono indicati i maghi dei clan della brughiera e dei nomadi della steppa, che si occupano soprattutto di spiritismo.

Dal punto di vista dello stile, come hai lavorato?
Ho sempre attribuito, anche come lettore, una grande importanza alla qualità della scrittura. Ciò non significa che ami una prosa ornata e letteraria, tipo “Addio monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime ineguali ecc.” Tutt’altro. Per esempio, uno dei miei autori preferiti è Cormac McCarthy, che ha un modo di scrivere molto semplice ed essenziale. Ma tremendamente efficace.
Lavorando al romanzo ho cercato di rendere il testo, oltre che scorrevole, anche sobrio e lineare, per nulla ricercato ma incisivo. In alcuni punti epico, in altri evocativo. In un unico caso addirittura lirico, quando Inna-mok incontra… No, sto di nuovo divagando.
E, per far conoscere direttamente al lettore le loro dinamiche interiori, ho fatto in modo che il narratore assumesse, a volte, il punto di vista dei personaggi.
Un’ultima cosa: secondo me il testo non deve descrivere e spiattellare tutto, bisogna lasciare un po’ di spazio al lettore, chiamandolo a completare il racconto con la propria – e secondo la propria – immaginazione.

Per scrivere questo libro hai fatto delle ricerche, hai attinto a delle leggende o a storie particolari? Mi è capitato spesso di andare su internet alla ricerca, per esempio, di informazioni di tipo naturalistico, o per sapere quale distanza può essere coperta in un giorno da un cavallo (in queste cose cerco di essere piuttosto accurato)… Ma non ho attinto a storie o leggende particolari.

Che cosa vuol dire per te scrivere fantasy?
Una volta certi generi (giallo, fantascienza, fantasy, horror) venivano definiti paraletteratura e considerati di serie B. E in effetti spesso erano scritti senza molta consapevolezza e avevano personaggi stereotipati. Col tempo le cose sono cambiate. Film come “Blade runner” e “2001 odissea nello spazio”, così come opere quali “Il signore degli anelli” o “La svastica sul sole” lo dimostrano. Io ho cercato – non dico di esserci riuscito, ma ci ho provato – di scrivere un romanzo che non fosse “paraletterario”. L’ho indicato anche nella home page del mio sito (www.maxgiorgini.com), dove si legge: “Sono convinto che col fantasy si può dire qualcosa della condizione umana esattamente come con qualsiasi altro genere letterario".

Ci puoi anticipare qualche tuo progetto? Hai qualcosa in testa, un libro che vorresti scrivere?
Il ritorno di Inna-mok è autoconclusivo. Non è escluso che possa esserci un seguito, ma la storia in sé finisce lì. Per ora sto lavorando a un romanzo – sono già a buon punto – che col fantasy non c’entra niente. Poi vedremo.
Fra l’altro sono molto impegnato nella promozione, e credetemi, è una tale faticaccia…

Il ritorno di Inna-mok: la trama.
Inna Mok, stregone appartenente al popolo degli spettri, intende conquistare la Terra di Ruhel. Le battaglie, quindi, infuriano, tra avvicendamenti, colpi di scena e situazioni che vedono coinvolti i personaggi anche a livello personale ed emotivo, per un libro fantasy d'impostazione classica scandito da un ritmo abbastanza rapido, per una scrittura che punta a una definizione a tutto tondo dei personaggi.

Scheda tecnica del libro
Il ritorno di Inna-mok
di Max Giorgini
Casa Editrice: 0111 Edizioni
Pagine: 232
Prezzo: € 15,70 (cartaceo); € 6,99 (ebook)
Codice ISBN: 9788863077063

Sito internet: www.maxgiorgini.com

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