sabato 11 ottobre 2014

Due volte scusami - #iraccontidifiorella

di Fiorella Carcereri

Si è appena svegliata e, aprendo gli occhi, dimentica di essere in ferie. Guarda la sveglia, la mette a fuoco, per un istante, teme che sia tardi. Poi ricorda. Decide che farà colazione al bar. Si lava, si veste in fretta. E’ una giornata strana, il tempo potrebbe cambiare da un momento all’altro. Ordina il suo caffè, si siede a un tavolo appartato, da cui non distingue le parole degli altri. Solo un fittissimo, uniforme ronzio. Getta un’occhiata distratta al giornale, le sembra di sapere già tutto. Ma quanto sono vecchie queste notizie? Sfoglia veloce, in cerca delle pagine di cronaca. La tazzina resta sospesa a mezz’aria. In una fotografia le è sembrato di vedere un volto somigliante al suo.
Lo fissa più a fondo, il cuore sembra già impazzito. Legge il titolo, sillaba per sillaba. Riguarda lei…"All’Ospedale Gaslini di Genova eseguito con successo trapianto di rene su bimba di undici anni. I genitori ringraziano commossi la donatrice Grazia Perbellini”. Il giornale è una copia arretrata del “Secolo XIX” dimenticata chissà da chi su quella sedia dell’Hotel Riviera di Albenga, dove Irene sta trascorrendo qualche giorno di vacanza dopo la dolorosa separazione dal marito Giacomo
Le tremano le mani, pensa ad un’allucinazione, ma quei grandi occhi tristi su quel viso un po’ smagrito ed invecchiato sono proprio quelli di Grazia, la sorella gemella fuggita da Vicenza quindici anni prima, senza lasciare né un indirizzo né un numero di telefono, solo un indirizzo e-mail al quale lei aveva scritto moltissime volte senza ottenere risposta.

Era venuta a sapere che viveva a Genova, ma niente di più, e tutte le ricerche fatte in quegli anni erano risultate vane. Erano gemelle ma caratterialmente agli antipodi. Grazia era dolce, sensibile, fragile, sognatrice. Irene egoista, materialista, cinica.
Una storia di grande dolore, quella di Irene e Grazia, che era iniziata in un campeggio estivo in Val d’Aosta quando le due gemelle erano sedicenni. Durante un’escursione, Grazia era scivolata, si era fratturata una gamba ed era stata ricoverata per una settimana in ospedale. Erano andate in campeggio con diversi amici, e tra loro c’era anche Giacomo, il “fidanzato storico” di Grazia. Irene era sempre stata segretamente innamorata di quel ragazzo, così simile a Grazia, così diverso da lei… Ma Irene era avvezza a prendersi tutto quello che le piaceva, e non le importava se ciò avrebbe procurato dolore a qualcuno. Lo corteggiò e riuscì nel suo intento. Quando Grazia fu dimessa dalla clinica, scoprì di non essere più fidanzata. Ma era fragile e non reagì. Mettersi contro Irene significava affrontare una battaglia persa in partenza. Lo aveva già sperimentato e ne era sempre uscita con le ossa rotte. Fu un fidanzamento lampo che durò solo qualche mese, giusto il tempo necessario per preparare le nozze. Il giorno prima del matrimonio, Grazia sparì di casa e nessuno ebbe più sue notizie.
Fra Giacomo e Irene l’armonia si guastò quasi subito e si accorsero di essere incompatibili. I litigi erano all’ordine del giorno. Giacomo amava ancora Grazia e iniziò ad odiare Irene per averla allontanata da lui. Il potere che Irene aveva esercitato su di lui fino a quel momento cominciò ad indebolirsi fino a quando, un giorno, non riuscì più a trattenerlo con sé, nonostante fosse ricorsa a tutta la perfidia e all’astuzia di cui era capace. Si separarono. Ed era proprio per cercare di smaltire questa sconfitta, cosa nuova per lei, che Irene si era presa qualche giorno di vacanza ad Albenga.

Dopo aver visto la foto di Grazia sul giornale, Irene, forse per la prima volta nella sua vita, si sente un verme e decide di risalire a lei. Apre il PC portatile, cerca nella rubrica quel vecchio indirizzo di posta elettronica della sorella e le scrive questa mail:

Cara Grazia, il solo pensiero che sto per inviarti questa mail mi fa vergognare ma devi sapere delle cose che riguardano noi due e che non ti ho mai detto. Sfogliando un quotidiano locale, ho trovato casualmente la tua foto. Leggendo l’articolo, mi sono resa conto di quanto tu sia una bella persona, coraggiosa ed altruista, quello che io purtroppo non sono mai stata. Ricordi tutte le volte che mi prendevo gioco di te persino quando andavi all’AVIS a donare il sangue? Ora hai salvato la vita ad una bambina mentre io ho rovinato la tua. Scusami se puoi.
Volevo dirti che il destino mi ha punita e che sto iniziando a pagare tutto il male che ho causato a te e agli altri. Giacomo ed io ci siamo separati. Lui amava te, solo te, Grazia… Sono sempre stata una donna senza scrupoli, abituata a prendermi tutto quello che volevo, ma ero troppo cinica e sicura di me per pensare che un affetto non si può rubare. Scusami ancora. Se non vorrai rispondermi, lo capirò. Tua sorella Irene
”.

(Racconto inedito di Fiorella Carcereri)

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