giovedì 16 ottobre 2014

Eliselle e le sue "Fiabe dall'inferno": "l'inferno è la condizione di chi non ha il coraggio di trovare la propria strada e di abbracciarla"

Eliselle ci racconta delle sue
"Fiabe dall'inferno"
di Roberta De Tomi

La scrittura come cura, come possibilità di introspezione. Ma la scrittura è anche sperimentazione. Lo vediamo nelle Fiabe dall'inferno (Meme Publishers - Ebook) di Eliselle. Un'autrice giovane e versatile, che ha già all'attivo numerose pubblicazioni. Le sue  opere spaziano dal chick-lit (Laureande sull'orlo di una crisi di nervi,  edito prima da Effedue Edizioni, poi riproposto da Fabrizio Filios Editore) al romanzo storico (Francigena - Novellario A.D. 1107, scritto a sei mani con i modenesi Gabriele Sorrentino e Simone Covili) arrivando al noir. In proposito, Eliselle ci racconta come nascono le sue Fiabe dall'inferno...

Eliselle, autrice modenese versatile,
spazia tra i generi e lo fa nell'ottica
della sperimentazione
Ciao Eliselle, benvenuta su Words! A proposito del tuo  nuovo lavoro: leggendo il titolo, il lettore immagina una raccolta di fiabe, magari dark. Invece, cosa trova?
Trova un noir molto cattivo che parla del mondo e della società in cui ci troviamo a vivere oggi, fatta di amori finti e utilitaristici, manipolazioni emotive e sentimentali, solitudini e incomunicabilità, voyeurismo e morbosità. Credo di non aver dimenticato nulla.

Quando e come nasce Fiabe dall’Inferno?
La prima bozza risale a diversi anni fa, subito dopo La fame che è uscito nel 2011. Poi, in due anni, la scrittura. Un parto lungo e molto sofferto, è stato un periodaccio che mi sono  lasciata volentieri alle spalle.

In questo tuo lavoro, che ruolo ha l’aspetto introspettivo?
È il nucleo, quello che mi ha spinto a scriverlo. La scrittura per me è cura, e come sempre parto da disagi e riflessioni personali, poi mi allargo e cerco attorno a me i protagonisti, le storie da incastrare. Come sempre, alla fine mi chiedo “come ho fatto?”.

Apparenza e realtà sono due perni attorno al quale si sviluppa la narrazione. In quali rapporti si pongono questi due termini? Quale dimensione prevale tra le due, e con quali conseguenze?
Sono intersecate tra loro, l’una è lo specchio dell’altra. A dividerli, i personaggi che “vestono” la propria consapevolezza o superficialità, presi dalle loro piccole vite in cui i fatti sfuggono al loro controllo, come sempre succede e come sempre ci si illude che non accada. La conseguenza è l’inferno: quello che vive chi si lascia condizionare, chi non ha il coraggio di trovare la propria strada e abbracciarla pienamente.

I personaggi sembrano muoversi all’interno di uno spazio soffocante o forse qualcosa di più. C'è qualche possibilità di redenzione da questa condizione, una speranza all'orizzonte?
La speranza c’è sempre: dipende se la si vuole vedere o no.

In questa storia, l’amore sembra un sentimento impossibile e irraggiungibile. E quando nasce, diventa sofferenza, condizione di fuga e di allontanamento. Per quale ragione? L'amore non può essere redenzione?
L’amore è redenzione quando è abbandono. Non si può vivere l’amore pienamente se non lo si accetta, coi pieni e i vuoti che comporta. Per questo, nel romanzo e nella vita, siamo spesso presi dal contenitore o da quello che sta attorno a esso, che non riusciamo a goderci il contenuto e quello che ci può dare veramente. E ci perdiamo davvero un grande spettacolo dell’anima.

Tra i personaggi, la giovanissima Valentina colpisce per il suo cinismo. Questo personaggio è stato ispirato da qualche situazione? Chi/cosa rappresenta?
Basta guardarsi attorno e leggere i giornali o dare un’occhiata a internet per trovare tante e tanti “Valentina”. Il personaggio è l’espressione di una certa fetta di gioventù che non ha punti di riferimento, perché nessuno glieli ha dati, ma nemmeno si è messa a cercarli.

A proposito di personaggi: a quale/i sei più legata e perché (se si può dire)?
Giulia e Lorena, ma anche qualche punta di Simona, l’amica cinica di Amanda: in loro rivedo le mie sofferenze, i miei dubbi, e la mia presa di coscienza. In ogni personaggio comunque ci finisce un po’ di te quando scrivi, ma non sai in che misura e perché. A volte non lo scopri nemmeno alla fine.


Rispetto ai tuoi lavori precedenti, questo come si pone e che tappa rappresenta nel tuo percorso di autrice?
È una sperimentazione. Come tutto quello che ho fatto fin’ora, d’altra parte. Ma questo è stato un’impresa titanica: quasi 300 pagine, non me lo sarei mai aspettato.

Dal punto di vista stilistico, come hai lavorato?
Mi sono data i miei tempi, ho creato i personaggi “random”, poi ho lasciato che la storia prendesse il sopravvento e da lì ho scritto dandomi come “stop” una pagina massimo due per ogni capitolo/personaggio. È stato un lavoro pesante e l’ho rifinito diverse volte prima di poter dire “ok, vediamo che ne pensa qualcuno che è al di fuori di tutto”. Alla fine, ho riscritto di nuovo.

Stai già lavorando a qualche nuovo progetto? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Sto lavorando a uno storico che ho intenzione di fare uscire nel 2015. Se gli editori saranno d’accordo o no, non importa. È un romanzo molto importante per me, a cui lavoro da dieci anni.

Dove possiamo trovare Fiabe dall’Inferno?    
Lo si trova al momento in e-book, su tutti gli store digitali e ovviamente sul sito della Meme Publisher che l’ha pubblicato. Scaricabile su reader.


Fiabe dall'inferno: la vicenda
 Le vicende vertono intorno all'omicidio di una bambina, che scatena i "soliti" meccanismi mediatici, da cui scaturiscono situazioni concatenate e alienanti. Voci che s'intrecciano nel contesto di una realtà in cui sincerità e menzogna s'intrecciano senza soluzioni di continuità.


Scheda Tecnica del Libro

Fiabe dall'Inferno

di Eliselle
Casa Editrice: Meme Publishers
Formato: Ebook

Per acquisto:
http://www.amazon.it/Fiabe-dallinferno-Elisa-Guidelli-ebook/dp/B00O4B895Y
Sito dell'autrice: http://www.eliselle.com



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