mercoledì 8 ottobre 2014

"Il tesoro del bigatto": la "Bassa-fantasy" raccontata da Giuseppe Pederiali

di Roberta De Tomi

Non farò un resoconto della sua vita e delle sue opere; basta "googlare" e in un attimo si hanno tutte le informazioni più "oggettive". Preferisco parlare di Giuseppe Pederiali (1937-2013) a partire da Il tesoro del bigatto. Una lettura che mi ha sorpreso piacevolmente, sia per l'esattezza con cui il background storico viene ricostruito, sia per la vicenda che fonde mito e fantastico... "made in Bassa"!


Nella narrazione si risente ancora un retaggio classico, per cui il lettore avvezzo a letture contemporanee (in linea generale, decisamente più incalzanti e dal taglio cinematografico, soprattutto quando si parla di generi quali il thriller e l'urbanfantasy) potrebbe trovare meno congeniale il ritmo; ma la forza di questo romanzo, è proprio la possibilità di ritrovare un collegamento con una scrittura diversa da quella cui siamo abituati; una scrittura elegante e grezza allo stesso tempo, ricca di contaminazioni e di neologismi coniati dall'autore, ma anche di quel dialetto che consente a chi è della Bassa di sentirsi, in un certo senso, a casa propria.

Il tesoro del bigatto incanta, diverte, fa sorridere perché, a distanza di anni (è stato pubblicato per la prima volta nel 1980) resta sempre fruibile. E' un romanzo in cui la componente storica funge da cornice: si colloca infatti nel 1077, all'epoca dei fatti che vedono coinvolti Gregorio VII ed Enrico IV, quest'ultimo "andato a Canossa" per chiedere venia al Pontefice; ma è soprattutto un fantasy  collegato al filone tradizionale (l'ambientazione medievale, in primis), in cui l'elemento religioso si fonde a quello magico e alle leggende della Bassa.

I personaggi sono della zona e i nomi lo testimoniano: Parpaia, Ranin, Galaverna etc... Stesso discorso per i paesi: Ostiglia, San Martino Spino, Mirandola etc.... Non mancano le coordinate tipiche, sia climatiche (la "fumana", ovvero la nebbia), ma anche eno-gastronomiche (il maiale, di cui si descrive l'uccisione, secondo la tradizione,); connotazioni locali che danno colore a una narrazione che presenta eventi universali. La ricerca del tesoro è l'impresa, come a Frodo "tocca" l'impresa dell'anello e a Bastian quella della ricerca del nome all'Infanta Imperatrice.

Il tesoro del bigatto, secondo atto della trilogia composta dal precedente Le città del diluvio e dal successivo La Compagnia della Selva bella, non è stata una lettura della mia adolescenza; l'ho scoperta (con piacere) in tempi recenti. Con essa ho scoperto uno scrittore ha saputo raccontare la Bassa non solo al resto d'Italia, ma prima ancora ai conterranei, che hanno sempre dato per scontato la nebbia e le zanzare (per citare alcuni elementi "classici"). Pederiali ha saputo restituire l'immagine di questa zona, evocandone la magia. Avviene anche nei romanzi dedicati alla detective Camilla, dove diversi luoghi della Bassa diventano scenari ideali per il thriller di Pederiali. La restituzione concreta di dettagli, considerati quotidiani o routinari, avviene con una tecnica sapiente, ma mai artificiosa, e in un certo senso, "affettuosa", anche quando i dettagli appaiono sgradevoli.

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