domenica 12 ottobre 2014

Making Love in The Rain - #iraccontidiroberta

di Roberta De Tomi

"Tu sei..."
Interrompo la lettura del messaggio, scritto da una mano maligna su un anonimo biglietto bianco. Il colore del candore. Il colore che odio. Io sono rosso, nero, viola. Il bianco mi urta, mi punge. Quelle parole pungono.
Non ho il coraggio di leggere la parola che - sono convinta - mi definisce.
Una goccia tra le ciglia. È il residuo di quella sostanza che si chiama amore. Non scende, resta impigliata, mentre cerco di premere lo Stop per mettere fine alla tortuna dei ricordi. La voce piena di Lisa Keith mi s'insinua in testa. In sottofondo, Herb Alpert stende un tappeto di velluto cosparso di spilli.
Piango, ma è come se non piangessi. Mi trattengo, come ho sempre fatto. Le emozioni sono silenzi imposti che si cristallizzano in un segno. Restano lì, blocchi razionali di azioni che mancano di completezza. Making love in the rain.


Making love in the rain, I can't believe the joy it brings me
And when I'm all alone, I hear the rain on my window


Janet ha una voce più sottile di Lisa. Una carezza che ispira tenerezza e sensualità.
Alzo la testa dal foglio bianco e abbandono la penna. Davanti a me c'è uno schermo nero. Rispecchia la notte che mi porto dentro.
Mi alzo. La goccia è ancora lì, come quella canzone che mi riporta all'abbraccio sulla spiaggia in cui io e lui ci siamo rotolati, prima ridendo, poi diventando improvvisamente seri, nel momento che precede l'incontro delle labbra.

Le nostre gambe erano intrecciate, noi ci sentivamo, i nostri cuori erano universi paralleli in fase di convergenza. E sotto c'era quel materasso di sabbia che si appiccicava alla pelle. Un bacio, e poi un altro e la pelle, già accesa dal sole, iniziò a palpitare, mentre il nostro sentirci ci avvinghiava, fino alla fine, fino a quell'ultimo bacio, labbra premute per soffocare gli ultimi guizzi del desiderio. Proprio in quel momento, la pioggia ci invase, e noi trovammo la scusa per il bacio tira l'altro e poi l'altro e tutto quello che ne consegue.

A quei pensieri, una mano si posa sul seno, mentre i miei occhi umidi si soffermano sul cielo azzurro. Qualche nuvola vela il sole pallido di fine estate. Dal vetro aperto s'intrufola un soffio d'aria.
Finalmente la goccia cade, io mi giro verso il piccolo impianto stereo.
Start.

Every raindrop makes me think of you
Wishing you were close to me.


Piango e allora piove su di me, su di noi che ci rotoliamo sulla sabbia, una distesa infinita, mentre la pelle si arroventa come un ferro pronto per la marchiatura a fuoco.
Brucia, mi brucia ancora la pelle, nel punto del tatuaggio. Una piccola fata con le ali che regge tra le mani una sfera su cui è incisa la scritta "Eternity".
Non il suo nome, no. I nomi passano, lui è passato, l'amore no. E quando piove è come se si facesse sempre l'amore. Come se si cercasse il calore che questo mondo ti nega.

Every raindrop makes me think of you
Wishing you were close to me


La voce sensuale di Janet. I sogni di una piccola JuJu, come i primi baci che ti fanno conoscere l'amore che poi affogherai nel bicchiere di un locale notturno. 
Mi passo la mano sulla guancia, le dita arrivano alle labbra, scendono sul collo, ripercorrono le linee del proibito.
Fine della canzone.
Gli occhi sono asciutti, il telefono squilla.
“JuJu? Stasera ci sarai?”
La sua voce, ruvida e un po' scorbutica, mi riporta alla mia realtà.
“Certo tesoro. Per te ci sono sempre:”
“Ballerai per me?”
Rispondo abbassando la voce: “Come sempre:”
“Allora, a tra poco.”
Appoggio il telefono accanto al biglietto. In testa ho quel motivo, tatuaggio indelebile che mi fa sentire chi sono, anche quando infilo le calze con le autoreggenti e mi nascondo dietro al rossetto.
Alla fine, mentre prendo il cellulare per infilarlo nella borsa, il mio occhio cade sulla seconda parte della frase.
"... stupenda."
Mi fermo.
Non voleva dire "quella parola", specchio della mia vita postribolare.
"Tu sei stupenda."
Lascio cadere il biglietto. Sono incredula, ma anche realista. Di lui resterà solo il ricordo sotto la pioggia, le impressioni di una pelle diversamente palpitante nell'estasi dei sensi. E così, infilando il cappotto, apro la porta. Torno a quello che sono, al mio corpo che racconta dei miei sogni infranti e precari. Torno a essere un corpo, il silenzio dell'amore e del mondo che da me vuole altro. Solo assenza, dopo la pioggia. 


(Racconto inedito di Roberta De Tomi - Canzone: Making Love in the Rain - Herb Alpert, Janet Kackson, Lisa Keith)

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