venerdì 31 ottobre 2014

This is Halloween: Zombie bizzarri e in crisi d'identità in "Warm Bodies"

di Roberta De Tomi

A proposito di Halloween... parliamo di una lettura a tema. Lo ammetto, all'inizio, ero scettica: mi aspettavo una storia stereotipata, incentrata sulla “solita” vicenda dell’amore impossibile tra una creatura sovrannaturale e un essere umano. Poi, mano a mano che ho proceduto nella lettura, mi sono trovata a leggere una storia in cui l’ovvio si traduce nel suo contrario. Warm Bodies di Isac Marion (Fazi Editore) è sì ricco di citazioni indirette che si riferiscono ai classici della letteratura e della filmografia sugli zombie, ma non indugia sullo splatter, che è un must per il genere. Inoltre, l’ironia, non è un macabro esercizio di stile, ma uno strumento che conduce il lettore sulla strada di una riflessione a carattere esistenziale.




Non è l’interrogarsi sui, o la parodia dei perversi meccanismi del consumismo, come avviene nelle pellicole di Romero; e il senso di tragicità e amarezza rispetto alla meschinità dell’essere umano che ritroviamo ne I vivi, i morti e gli altri di Claudio Vergnani (Gargoyle Books), viene attenuato dalla forma mentis americana, improntata a un dinamismo che riesce a guardare al futuro, anche laddove le speranza sembrano ormai utopie (nel libro di Vergnani, c’è spazio per una speranza, frenata da un sostanziale pessimismo).

In Warm Bodies, la morte trova nell’amore il proprio reale avversario. L’amore che diventa consapevolezza e che per il protagonista- zombie, rappresenta la possibilità di riscatto, è la chiave di tutto. Una visione troppo fiabesca? No. Marion propone una chiave di lettura interessante, che si discosta da quelle prevalenti, riguardanti gli zombie. Al cinema, la morte sembra essere l’unica risposta: al termine della maggior parte dei film del genere, osserviamo che la vittoria degli umani è effimera, perché “loro”, gli zombie sono "sempre di più". L’autore americano apre, invece, a nuovi sviluppi.

Ne I vivi, i morti e gli altri, la tesi è invece un’altra: ci sono gli umani, gli zombie e poi “gli altri”, ovvero quegli umani che (semplificando al massimo il concetto, ricco di implicazioni profonde) non hanno mai “vissuto” davvero. E la vera vittoria per gli umani, non è quella sugli zombie, ma quella che li porta a vivere davvero la propria esistenza.

Per l’americano, la soluzione dell’amore, con minori implicazioni filosofiche rispetto a Vergnani, si configura come universale. L’amore come sentimento che consente a “R” di ricostruire (non di ritrovare) la sua identità. L’amore, dunque, non come coronamento di un sogno di cartapesta, ma come possibilità di essere e di vivere.

Con una scrittura avvincente e cinematografica, anche nei momenti più “americani” (il dispiegamento delle forze armate, le folle di Ossuti che si ergono contro i due protagonisti, in una scena apocalittica che ricorda kolossal catastrofisti), superando il concetto di zombie intesa come creatura priva di pensiero e senso critico, Isaac Marion ha creato un’opera che, se in alcuni punti può sembrare inverosimile, in molti altri apre le porte a una riflessione sulla vita, sulla morte e sull’amore. E sicuramente ha intessuto una storia con alcune punte di originalità, molti personaggi “americani”, un protagonista Zombie fuori dagli schermi e una protagonista umana che non ha nulla a che vedere con altre “Giuliette” letterarie.

Una storia da leggere “a tutta birra”. E non solo per Halloween...

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