venerdì 14 novembre 2014

Bugia d'amore - #iraccontidifiorella

di Fiorella Carcereri

Non è stato facile fissare questo incontro. Per ottenerlo ho dovuto mentire sulla mia identità. Mi aspetta nella hall dell’albergo. Mentre mi avvicino perdo tutta la baldanza che mi ha fatta arrivare fino a qui. Vorrei tornare indietro ma è troppo tardi: mi ha vista……


Ma facciamo un passo indietro. Mi chiamo Alice. Due mesi fa mi sono brillantemente laureata in Scienze della Comunicazione, anche se ho dovuto sudare parecchio, dato che mia madre è stata costretta a tirarmi su con le sue sole forze. Non ho mai conosciuto mio padre e la sua figura è sempre stata avvolta da un fitto mistero…
Ora sto inviando decine di curriculum per cercare un lavoro corrispondente alle mie aspettative, anche se la crisi non aiuta certo quelli come me. Sono un tipo solare e socievole che dà il meglio di sé nelle relazioni interpersonali. La settimana scorsa ho scritto anche alla direzione di un grande hotel a cinque stelle che sta cercando un’addetta alle Pubbliche Relazioni, purché in possesso di referenze per precedenti esperienze lavorative nel ramo. Io di referenze non ne ho proprio, ma ho deciso di chiamare ugualmente. La segretaria aveva ricevuto istruzioni ben precise e sembrava irremovibile su questo requisito ma, alla fine, mi ha passato il suo capo, dopo essersi resa conto che non avrei mollato tanto facilmente. Ho atteso trepidante un paio di minuti fino a quando ho udito all’altro capo del filo una voce maschile che aveva un che di familiare.
“Buongiorno, sono il Dottor Pietro Rossettini, titolare dell’albergo. Con chi parlo?”.
Ho avuto un sussulto e la mia prima reazione è stata quella di riattaccare.
Poi mi sono fatta coraggio e ho risposto: “Buongiorno a lei, mi chiamo Martina Bruni, vorrei fissare un colloquio con Lei per quel posto di addetta alle Pubbliche Relazioni”.
“Dunque vediamo…domattina alle dieci. Sarò ad aspettarla nella hall dell’albergo. Se crede, può parcheggiare sul retro, ci sono dei posti riservati al personale”.
“La ringrazio, in città uso soltanto la bicicletta”.
“Ah, bene, allora la può lasciare negli appositi spazi di fronte all’hotel. A domani, signorina Bruni”.
Quando ho riattaccato, avevo il cuore in gola per l’emozione. No, non poteva essere “quel” Pietro Rossettini! Ho chiamato mia madre per riuscire a venirne a capo. Fino ad allora, alle mie numerose domande su mio padre, lei aveva sempre cercato di sfuggire o di dare risposte evasive. Questa volta, però, avrebbe dovuto raccontarmi tutta la verità. E cioè che mio padre non era fuggito in Australia con un’altra donna due anni dopo il matrimonio, ma che l’aveva abbandonata quando entrambi erano ancora studenti universitari dopo aver saputo che lei era incinta. In realtà, Pietro Rossettini non aveva mai lasciato Milano, se non per brevi viaggi di lavoro. Da allora, mia madre cova dentro un forte risentimento che le divora l’anima come il primo giorno. Ha provato a dissuadermi dal mio proposito di volerlo finalmente conoscere ma, ben sapendo che quando mi metto in testa qualcosa non c’è verso di convincermi a desistere, mi ha lasciata libera di fare.
Ed eccomi qui, puntuale alle dieci. Pietro Rossettini mi viene incontro porgendomi amichevolmente la mano.
“E adesso che gli dico?”, mi chiedo con il cuore che pulsa a mille. Non ho ancora escogitato una giustificazione plausibile per rendere accettabile la menzogna riguardo alla mia identità. E mi rendo conto che il mio cervello si è completamente svuotato. Una lavagna nera. Eppure ce la devo fare. Ho assolutamente bisogno di conoscere quest’uomo, e non certo per ottenere il posto di lavoro che lui è probabilmente pronto ad offrirmi, anche se quella era la mia intenzione originaria.
“Ecco, ci siamo!”, penso atterrita. Vorrei scappare via ma non sono più in tempo per farlo.
“Piacere signorina Bruni, prego si accomodi!”, esclama il direttore.
“Piacere…A…lice Ros…settini…”, rispondo balbettando e con un filo di voce.
“Come ha detto? Ma... ci dev’essere un equivoco...”.
“Piacere, Alice Rossettini. Ciao papà, sono proprio io, tua figlia…Non fuggirai stavolta, vero?”.

Racconto tratto dall'antologia  Non proprio così, Giulio Perrone Editore, 2011.

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