domenica 2 novembre 2014

"Il giovane Holden": J.D. Salinger, un autore per libro grande ben più di "un sacco e una sporta"

di Roberta De Tomi

Ci sono libri imperdibili per definizione. Il giovane Holden è uno di questi. Tra i banchi del "mio" liceo non è mai circolato questo romanzo di formazione, nemmeno se n’è parlato -anche solo accennato-, aprendo magari uno spiraglio tra la lettura di una poesia di Leopardi e un brano di Verga – e alcuni dei miei amici non riuscivano a capire cosa fossero “sti lupini”!-. A distanza di anni, l’ho preso in mano e le vicende di Holden Caulfield mi hanno subito catturata in un magico cerchio.


Chi è Holden? E’ un adolescente, come molti della sua età, in cerca della definizione di sé. Ha tutte le caratteristiche dell’adolescente-maschio “tipico” - la tendenza a gonfiare aneddoti amorosi per farsi ammirare dai coetanei, la strafottenza, le sigarette, qualche sbronza “che fa grande”-. Espulso dall’Istituto Pencey, proprio a ridosso delle vacanze di Natale, il giovane decide di lasciare anzitempo l’istituto. Da solo, va a New York in treno e da qua inizia una serie di incontri: la madre di un compagno di scuola, che dipinge il ritratto del ragazzo che lui conosce “in altro modo”; ma si sa, un conto è l’immagine che i genitori hanno dei figli e delle figlie, un conto, la realtà. Holden  incontra un tassista, si ubriaca, va a casa dei genitori per parlare con la sorellina, sfugge alle avances -descritte in maniera molto soft- di un professore e finalmente torna a casa.

Nelle sue avventure, Holden rivela diverse contraddizioni: dichiara di non amare il cinema e lo ribadisce, ma poi ci va. Sente il bisogno di sentire “la vecchia Sally”, ma poi la respinge. E’ un forte lettore, ma a scuola non brilla, anche se fondamentalmente è un brillante. Durante il racconto, si rivela la personalità in cerca di una definizione; con uno sguardo cinico e al contempo ingenuo, osserva il mondo e il districarsi di rapporti umani e complesse situazioni. E’ un disadattato, un anti-eroe, più vivace di quelli di diverse letterature (Zeno Cosini è un esempio lampante) e in accordo alla mentalità americana, teso al dinamismo. In un finale, apparentemente non eclatante, non si presenta il suicidio - ricorrente in letteratura, gesto che di volta in volta acquisisce un drammatico simbolismo -, si svela il senso del percorso di Holden che finalmente, conscio delle problematiche che porta dentro di sé, prende una decisione sorprendente rispetto al personaggio, apparentemente forte e implacabile.

Il linguaggio, forte, disinvolto, quel continuo rivolgersi ai lettori, ha rappresentato una scossa nella letteratura contemporanea. Espressioni come “un sacco e una sporta”, “il tassì che presi era un vecchio scassone” hanno fatto storia, costituendo al contempo il calco del parlato che fluisce spaccone, disinvolto... semplicemente “americano”.

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