mercoledì 24 dicembre 2014

Consegne a domicilio - #iraccontidifiorella


di Fiorella Carcereri

Aspettanto il  Natale con #iraccontidifiorella
. Buona lettura e un grazie a Fiorella per questo cadeau!

Vigilia di Natale di qualche decennio fa –
“Ci sono trenta confezioni da caricare sulla Seicento e da consegnare subito”, mi disse lo zio Guerrino facendomi cenno col capo di seguirlo.


Quattro del pomeriggio, fuori trenta centimetri
buoni di neve. Non ce l’avremmo mai fatta… I  destinatari di mazzi, piante e cesti regalo erano sparpagliati in tutti i quartieri della città.
“Aspetta”, dissi allo zio. “Prima dobbiamo raggruppare le confezioni per quartieri. Sistemate così alla rinfusa perderemmo troppo tempo!”.
Lo zio, che di mestiere faceva tutt’altro e che, tra le sue numerose virtù, non aveva quella della pazienza, cominciò a bofonchiare e a dare in escandescenze.
Dopo una breve discussione, mi diede retta, suddivisi i cestini in cinque o sei gruppetti e poi lo zio Guerrino mise in moto la vecchia Seicento, non senza qualche difficoltà perché l’auto era rimasta parcheggiata in mezzo alla neve per l’intera giornata con un impianto elettrico non era propriamente … scattante.

Dopo esserci arrampicati a fatica su alcuni tornanti, con slittamenti e testacoda da brivido, arrivammo nel quartiere collinare, quello dei ricchi. E mentre zio Guerrino si lamentava ed imprecava per quanto appena successo, io già accarezzavo l’idea che, di lì a qualche ora, mi sarei ritrovata con il portamonete pieno di mance che, infatti, non tardarono ad arrivare. Da una signora cui avevo recapitato un cesto in un palazzo al sesto piano senza ascensore, incassai persino una banconota da cinquecento lire, mica poco per allora. Per il resto, il mio capiente portamonete cominciava a gonfiarsi di monete da cinquanta e da cento. Non avevo di che lamentarmi.

Ma non eravamo neanche a metà giro. Ci aspettavano ancora il centro storico ed alcune consegne in periferia, dove la nebbia regnava sovrana. Zio Guerrino non era un abile guidatore e, trovandosi di fronte quella spessa cortina grigia, divenne ancora più ansioso ed indisponente. “Torniamo indietro”, esclamò. “Ma neanche per idea”, gli replicai, “il papà ha detto che dobbiamo ritornare con la macchina completamente vuota!”. Inoltre, se gli avessi dato retta, che ne sarebbe stato del mio bottino prenatalizio? Avevo tanto atteso quel momento perché, con i soldi delle mance, avevo molti desideri da soddisfare. Una lista lunghissima che nessun Babbo Natale sarebbe stato in grado di esaudire. Quando ero piccola, erano pochi i bambini che scrivevano lettere a Babbo Natale per il semplice motivo che non ricevevano risposta. L’unico modo per racimolare dei regali era quello di guadagnare i soldi per…comprarseli.

Verso le 19.00, dopo aver consegnato l’ultimo cesto, zio Guerrino si accinse a rimettere in moto la Seicento per l’ultima volta. Ma stavolta, il vecchio catorcio non diede alcun segno di vita. Che fare? Il servizio ACI era roba per ricchi e poi, a quell’ora, la sera della vigilia di Natale, non sarebbe venuto nessuno… Chiamammo il papà dalla cabina telefonica di un bar in zona fiera raccontandogli l’accaduto. Ci disse di aspettare e che sarebbe arrivato di lì ad una mezz’oretta con il motocarro e delle robuste funi per il traino. Zio Guerrino espelleva rabbia da ogni singolo poro della pelle e, per sbollirla, decise di attendere seduto in auto, da solo. Il bar era caldo ed accogliente ed addobbato a festa. Nella vetrinetta delle paste c’erano degli enormi zalletti (tipico dolcetto invernale veneto a base di mais) e sui tavolini dei clienti vidi ovunque tazze di cioccolata calda e fumante. Dopo tanto lavoro e tanto freddo, decisi di premiarmi con due zalletti ed una tazza grande di cioccolata. Il mio portafoglio, ormai, era talmente gonfio che quella piccola spesa imprevista non mi avrebbe certo impedito di acquistare tutte le cose che avevo elencato nella lettera a “Babbo Natale Fai Da Te”.

Un paio di giorni dopo, lo zio Guerrino mi si avvicinò con viso burbero, mi consegnò la fattura dell’elettrauto per la sostituzione della batteria sulla Seicento e mi disse: “A questa ci pensi tu!”… Se era uno scherzo, era senz’altro di cattivo gusto! Ma, per precauzione, non mi feci più vedere in negozio per un’intera settimana.


Racconto Inedito, 2012

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