giovedì 4 dicembre 2014

"Fiabe dall'inferno": Eliselle racconta anime senza luce

di Roberta De Tomi
Attraversa lo specchio, e potrai calarti nel cuore della vera umanità. Quella che ama cingersi di lustrini più o meno borghesi e di cui Eliselle fornisce un ritratto spietato e disincantato. Fiabe dell'inferno è un romanzo corale che rovescia il concetto stesso (disneyano) di fiaba, rivelando i meccanismi perversi di un mondo ossessionato dal culto dell'immagine e della visibilità. Del libro avevamo già parlato con Eliselle (clicca qui per leggerla). Ora ecco la recensione.

Una penna più simile a un affilatissimo rasoio, capace di squarciare il velo delle apparenze. Scordatevi i finali felici di un cartone animato disneyano, e del resto qua siamo nell'ambito del noir, e ho già detto tutto. Eliselle conferma di essere un'autrice versatile, capace di alternare momenti di cupa introspezione, a un'ironia, ora caustica, ora più lieve (almeno apparentemente), in sintonia con il genere chick lit. Nel suo Fiabe dall'inferno fa emergere con precisione chirurgica i movimenti di anime travolte dall'incalzare di eventi che si accumulano al punto da condurli tutti su quell'orlo del precipizio che è la scelta.

Sono Giulia, Valentina, Nicola, Lorena; e ancora, Angela, Roberto, Serena, Matilde. Circa venti voci narranti si elevano, protagoniste, ora vittime, ora carnefici di un male che esplode nel momento in cui una bambina di otto anni viene trovata morta. Le vicende dei personaggi si intrecciano, i punti di vista si moltiplicano, dando adito a una storia complessa, in cui il delitto, prima che fulcro narrativo, funge da detonatore, che esploderà ulteriormente con un secondo caso che vedrà coinvolta la giovanissima e cinica Valentina.

I personaggi sono delineati con dovizia di dettagli, evitando la caduta nella trappola dello stereotipo. Da Giulia a Lorena, passando per Nicola e per la piccola Matilde, Eliselle non omette dettagli nella caratterizzazione. La parte centrale del romanzo risulta un po' prolissa, ma in linea con le intenzioni dell'autrice, che riesce sempre a mantenere alta l'attenzione del lettore sia sulla vicenda interiore del personaggio sia su quella legata agli sviluppi delle indagini sul caso della piccola uccisa.

Il romanzo presenta un'ambientazione modenese subito colta da chi conosce la città e le sue periferie (e atmosfere); si esplicita in seguito, procedendo nella lettura, anche se l'impressione è quella di un luogo non delineato in cui è possibile identificare qualsiasi città italiana, facendone emergere il carattere provinciale. Una provincialismo intriso di ipocrisia, che si accende al flash di un riflettore o al clic di un telecomando che dà accesso alla visione degli ormai consolidati polpettoni mediatici.

Il meccanismo necrofilo scatta nel momento in cui viene ritrovato il cadavere della bambina; questo meccanismo travolge la vita dei personaggi, protagonisti di uno spettacolo in cui farsa e tragico si intrecciano, sfociando nel male di vivere più cupo. Questo male è il frutto della caduta degli dei, sostituiti dal culto dell'apparenza e della corsa al successo, perfettamente incarnati nel personaggio di Valentina; un personaggio sconvolgente, incarnazione del fascino perverso del male. Le fa da contrappunto la piccola Matilde, che guarda con gli occhi candidi dell'infanzia il rapporto dei genitori, Nicola e Angela, legati dalla necessità di recitare la parte della "sacra famiglia". Un'apparenza che costringe quasi tutti i personaggi alla recitazione di un ruolo, confermando la teoria della maschera enunciata da Pirandello.

Eliselle porta il concetto alle estreme conseguenze, facendo "parlare" il malessere che pervade un intero sistema, che nell'apparenza trova anche le ragioni di una repressione in cui persino l'amore è una posa o una parodia. O, sarebbe meglio dire, una mera illusione. Finché non si sceglie l'amore vero, quello che va oltre le apparenze. Ma anche scegliere (vedi Nicola) è un'impresa ardua.

Fiabe dell'inferno è un romanzo costruito con grande abilità, ma al contempo denso di emozioni. Un pugno allo stomaco, un ritratto disincantato della nostra società. Vero, efficace, intenso e profondo.    
 
Intervista a Eliselle: http://notfactsonlywords.blogspot.it/2014/10/eliselle-e-le-sue-fiabe-dallinferno.html

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