sabato 13 dicembre 2014

Fuori dal tunnel - #iraccontidifiorella

di Fiorella Carcereri

Quando la vide arrivare in lontananza avvertì un immediato fremito di rabbia misto a un senso di angoscia così intenso che la faceva stare male; si impose di mantenersi calma, sarebbe finita in fretta, lei l’avrebbe guardata negli occhi con tutto lo sdegno che si meritava, l’avrebbe ascoltata senza parlare e una volta per tutte si sarebbe chiuso quel triste capitolo, poi ciascuna avrebbe continuato per la propria strada.


Aveva rifiutato per anni di incontrarla, aveva letto e stracciato le numerose lettere che le aveva  inviato, ma qualcosa nell’ultima l’aveva spinta ad accettare l’incontro. Poche parole, ma piene di significato: “Cara Angela, ora non ha più senso tanto odio tra di noi. Devi sapere delle cose importanti che riguardano Fabio e te. Non posso più tenermele dentro. Ho saputo che domani ti dimetteranno dalla clinica. Ti aspetterò alle dieci al bar della stazione. So che non mancherai. Con affetto, Luisa”.

Erano passati esattamente cinque anni, sette mesi e quindici giorni da quando Angela era stata ricoverata in una clinica psichiatrica per una grave forma di depressione bipolare causata dalla perdita della sua bambina di soli tre mesi, dolore che neppure Martina, la figlia maggiore che ora aveva nove anni, aveva potuto lenire. Quella mattina di maggio l’infermiera le aveva consegnato la sua cartella clinica e le aveva detto sorridendo: “C’è un bel sole là fuori per festeggiare il tuo ritorno alla vita. Vai Angela, la tua bimba ti sta aspettando. Ora il mondo è di nuovo nelle tue mani”.
Durante quei lunghissimi cinque anni, Angela non aveva mai smesso di lottare per conservare la sua identità, nonostante la sofferenza e la lontananza dalla sua famiglia. Fabio, il marito non aveva mai accettato di vivere lontano da lei. Aveva fatto l’impossibile per riaverla a casa, ma i medici gli avevano detto senza mezzi termini che Angela era destinata a rimanere molto, molto a lungo in quella clinica.
La donna alternava momenti di euforia a lunghi periodi bui di depressione e rifiuto del mondo, durante i quali non voleva vedere nemmeno la figlia maggiore e i potenti farmaci somministratile la intontivano a tal punto da farle percepire il mondo esterno attraverso una specie di campana ovattata che le opprimeva il cervello.

Dopo aver atteso e sperato invano, Fabio aveva iniziato a frequentare sempre più assiduamente Luisa, una collega di lavoro da poco divorziata, pur convivendo con un profondo senso di colpa. Ed era appunto Luisa la prima persona che Angela aveva deciso di incontrare quella mattina, ancor prima di correre da sua figlia. Durante la sua degenza in clinica, era venuta a sapere che il marito, che amava tantissimo, aveva una relazione…Dolore che si aggiungeva a dolore… Ma, dentro di sé, qualcosa le ripeteva che non avrebbe dovuto mollare perché non poteva e non voleva permettere alla rivale, che aveva incontrato di sfuggita un paio di volte, di rubarle anche l’amore di Martina.

A volte si sentiva persa ed avvertiva come un vuoto d’identità, ma si trattava di pochi attimi. Negli ultimi tempi, i colloqui periodici con gli psicologi e gli assistenti sociali si erano andati intensificando. In occasione dell’ultimo incontro, le era stato comunicato che era nuovamente idonea a prendersi cura della figlia e che sarebbe stata dimessa molto presto. Fabio era sempre stato un buon padre, nonostante la presenza di quella donna nella sua vita. Così, le era venuto spontaneo chiedere ai medici il motivo di tutti quei colloqui ravvicinati. “Angela”, le aveva detto la psicologa visibilmente imbarazzata, “purtroppo, suo marito è deceduto in un grave incidente stradale. Mi spiace…”.

Un’ennesima doccia fredda per Angela… Ma ormai era forte abbastanza per riprendere la sua vita tra le mani. E, per prima cosa, aveva deciso di incontrare quella donna per sentire che cosa avesse da dirle. Come chiestole nella lettera, andò quindi all’appuntamento, un po’ prima dell’orario stabilito. Non vedeva l’ora di chiudere quel capitolo della sua vita ed anche quei pochi minuti di anticipo avrebbero fatto la differenza per lei.

Stava pensando questo quando la vide arrivare. La salutò da lontano con un freddo cenno del capo e, dopo qualche istante, se la trovò davanti. Luisa, invece, la guardò con dolcezza, le sfiorò la mano e le disse: “Angela, abbiamo amato lo stesso uomo, ma ora che Fabio se n’è andato devo togliermi questo peso. E tu hai il diritto di sapere. Se non fosse stato per la tua malattia, lui non si sarebbe mai messo con me. Fabio amava te, solo te, Angela. Me lo ripeteva spesso e Dio solo sa quanto ci stavo male… Ora lo sai. Questo era ciò che ti avevo scritto nelle lettere che mi hai sempre rispedito al mittente”.

Tutta la rabbia repressa e lo sdegno che aveva ricacciato dentro per tanto tempo svanirono come per incanto. Quelle poche, sincere parole ripagarono Angela di quasi sei anni di dolore straziante e delusione e capì che la sua lotta interiore non era stata vana. Non volle sapere altro, anche se mille sarebbero state le domande che avrebbe voluto fare a quella donna. Non disse nulla, le abbozzò un sorriso e le porse la mano per congedarsi.

In quel preciso istante, udì la voce di Martina che la stava chiamando dall’altro lato della strada. In quello stesso istante, un raggio di sole le ferì il viso e, per la prima volta nella sua vita, rise e pianse insieme. Era finalmente fuori dal tunnel.

Racconto inedito (2012)

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