mercoledì 10 dicembre 2014

"La gabbia": Davide Cavazza racconta in una fiction avvincente, l'Italia di oggi

di Roberta De Tomi

Un candidato alle elezioni, fautore di un nuovo modo di fare  politica; un passato che torna di prepotenza all'interno di un dibattito mediatico sempre più incalzante; una trama che intreccia amore, amicizia e interesse. Nel romanzo di Davide Cavazza troviamo lo spaccato dell'Italia di oggi e al contempo l'auspicio di una società fondata su alcuni valori (l'amore, l'amicizia, il rispetto, la solidarietà) che vadano a sostituirsi alla corsa esasperata al successo. Lo rileva anche nell'intervista che ci ha concesso qualche settimana fa (clicca qui, per leggerla). Ora, ecco la recensione del suo libro, La gabbia (Leone Editore).

Il ritratto preciso della società italiana, con particolare riferimento ai meccanismi della politica e dei media: è quello che Davide Cavazza ci restituisce nel suo romanzo d'esordio La gabbia. Un lavoro edito da Leone Editore, in cui emerge la visione matura della realtà di oggi, svincolata da rappresentazioni mitizzate; al contrario, l'autore ritrae situazioni intrise del cinismo di un'epoca dominata dal mito del successo "a tutti i costi", senza però spingere sul pedale dello scabroso e del morboso. A questo mito si sacrificano gli affetti o almeno ciò pare ravvisarsi nella vicenda di Tommaso Francese; la quale s'intreccia a quella di altri personaggi, tutti legati a battaglie rette su ideali di un passato che torna nel presente, mettendo a dura prova l'identità e la coscienza dei coinvolti.

Manca un mese al termine della campagna elettorale: Tommaso Francese rappresenta l'alternativa in un panorama politico retto da una dicotomia ormai sclerotizzata. A dare un nuovo slancio alla competizione tra i candidati, le "rivelazioni bomba" de Il Sarto, che renderanno la competizione particolarmente accesa. Accanto, troviamo gli amici di Tommaso, ovvero Gabriele, Stefano e Chiara, in passato protagonisti insieme a lui di una battaglia contro la pena di morte. Ma cosa ha fatto incrinare questa amicizia? E le intenzioni di Francese si porranno in linea con gli ideali sposati in gioventù, o rappresenteranno soltanto un trampolino di lancio verso la propria affermazione personale e professionale?

L'amicizia, l'amore, la lealtà, da una parte; il potere e il successo dall'altra. Due visioni differenti che ne La gabbia trovano diversi punti di contatto, diventando i due perni attorno ai quali si costruisce la vicenda. Nessuna pretesa di fare morale spicciola: la vision dell'autore si propone attraverso una trama costruita con una forte attenzione ai dettagli, resi soprattutto nei momenti di contestualizzazione delle vicende, cui segue il rapido manifestarsi degli eventi; eventi che, sul finale, esplodono in una serie di azzeccati colpi di scena. Uno in particolare, che vede coinvolto Tommaso Francese (non lo svelo, per ovvie ragioni) è spiazzante, ma non del tutto inverosimile. E decisamente divertente.

In molti punti l'autore si avvale di descrizioni per creare momenti di contestualizzazione, che se da una parte portano a chiarire alcuni aspetti di quello che andrà a raccontare in seguito, dall'altra, rallentano notevolmente il ritmo; è il caso del capitolo dedicato a Opinio.com. Stesso discorso per il  terzo capitolo, dedicato a Francesco Torre, in cui la resa di alcuni dettagli, oltre a determinare un rallentamento del ritmo, rischia di far perdere il filo al lettore.

La definizione dei personaggi è molto buona: l'autore non delinea "macchiette", ma figure a tutto tondo che restano impresse. E' il caso di Gabriele Torre che, paradossalmente, è un giornalista muto; o di Chiara, la cui bellezza resta avvolta in una sorta di cerchio angelicato. 
Buona anche la costruzione dei dialoghi, spesso tra le note dolenti degli autori esordienti. 
Dal punto di vista dello sviluppo della trama, a parte il punto debole citato qui sopra, troviamo un buon controllo esercitato da una penna che sembra ispirarsi alla lezioni dei bestseller americani, alla maniera di Ken Follet (per citarne uno) con un finale sorprendente che include una morale rappresentata dalle gesta dei personaggi.

Davide Cavazza lavora avvalendosi di un linguaggio pulito, che arriva in maniera immediata i lettori giovani e meno giovani.  In alcuni punti eccede con l'uso degli aggettivi, determinando un appesantimento dei periodi; ma il tutto si pone in linea con una scrittora vocata alla precisione, qual è quella di Davide Cavazza. Talvolta questo puntiglio porta a imbrigliare le emozioni, che tuttavia esplodono sul finale.
Spiazzanti alcune trovate, bello e fulminante l'incipit.

Per concludere: La gabbia è un romanzo dall'incipit "fulminante",  che dal punto di vista stilistico sviluppa con esiti alterni  una vicenda interessante e singolare. Qualche descrizione di troppo porta a rallentare il ritmo, che incalza però bene sul finale. L'autore ha colto in pieno le dinamiche dei sistemi mediatico e politico, e li ha saputo rendere sulla pagina, senza facili edulcorazioni,  integrandoli con precisione alle vicende dei personaggi.    

Intervista a Davide Cavazza e scheda libro: http://notfactsonlywords.blogspot.it/2014/11/davide-cavazza-con-la-gabbia-la-ricerca.html
   


 

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