mercoledì 21 gennaio 2015

"Il delta di Venere", Anais Nin e quell'eros che non si sbarazza mai della poesia

di Roberta De Tomi

"Si concentri sul sesso. Lasci perdere la poesia". Questi erano i presupposti da cui Il delta di Venere avrebbe dovuto nascere. E in effetti, nel libro di Anaïs Nin l’eros, prossimo o convergente al pornografico, è l'elemento intorno al quale vertono le vicende narrate magistralmente. Il sesso si sprigiona persino nei dettagli più minuti: nella descrizione dei fumi dell’oppio che libera dai freni inibitori; nei bordelli, luoghi in bilico tra opulenza, povertà e voyeurismo; nelle fastose occasione mondane che sciolgono le tensioni e stuzzicano i desideri più voluttuosi.


Promiscuità, amori che superano confini di genere; la poesia del corpo disteso su un letto di tulle e velluti; la poetica “dell’utero”. Arcaismo e modernità s’incontrano nelle nicchie ricreate da questa autrice cosmopolita, donna controccorrente rispetto ai tempi. Nin non ha certamente inventato un genere. Ci sono degli antecendenti, tra cui non si può non citare il controverso (e decisamente meno raffinato) De Sade. Ma l'autrice de Il delta di Venere si avvale di una crudeltà più sottile, come lo è il libertinismo dei suoi personaggi. Lo stile è elegante e la scrittura, penetrante e mai superficiale, non punta alla mera rappresentazione dell'atto sessuale colto nella sua fisicità. Certo, ci sono situazioni anche estreme, congressi di gruppo che si realizzano nella ricerca di un piacere fine a se stesso, attimi di violenza e trasgressioni che lasciano il lettore a bocca aperta; ma nella delineazione della sfera sessuale dei protagonisti, vi è anche la rappresentazione delle inibizioni che, dalla vita privata, si riflettono su quella pubblica. Nel libro non mancano personaggi “deviati”, su cui l'autrice non esprime alcun giudizio. Nin racconta infatti le mille sfaccettatura della sessualità e nel farlo, svela un mondo che, accese le luci della quotidianità, ripristina equilibri sociali infranti dal sesso, considerata come l'unica reale via di fuga dalle convenzioni.

Il delta di Venere non nasce dal caso. Anais Nin si è avvalsa di fonti quali il Kama Sutra; inoltre ha ascoltato a lungo aneddoti di vita reale per poi immettere negli scritti la sua dose di pornografia. La scrittrice non è però caduta nella trappola della coazione a ripetere atti meccanici, che sfociano inevitabilmente nella "noia narrativa". Nella sua scrittura c’è la scoperta dei misteri della femminilità e, al contempo, un'analisi non troppo implicita dei moti dei sensi e dell'anima degli esseri umani, presi anche nelle situazioni più scabrose. Malgrado il collezionista di libri committente dell'opera le avesse chiesto di concentrarsi sul sesso lasciando perdere la poesia, non si può non scorgere guizzi lirici di grande potenza; poesia che sul finale si spegne in un crepuscolo di voluttà, preludio di quello che stava per scoppiare nel mondo al tempo della stesura del libro (il committente offrì l’incarico a Nin nel 1940).

Il delta di Venere è un capolavoro del genere. Nin racconta l’eros e con esso le persone, l’intimità, la società, e lo fa con eleganza, fantasia e una volgarità che si tinge di ironia, in racconti che si legano tra loro con continui richiami e la presenza di personaggi ricorrenti che fanno esperienze diverse, ma convergenti. Un classico che riesce a colpire nel segno, ancora oggi.

Scheda tecnica del libro

Il delta di Venere

di Anaïs Nin
Casa Editrice: Bompiani
Pagine: 285
Prezzo: € 8,90
ISBN: 9788845246531

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