sabato 24 gennaio 2015

La notte in cui te ne andasti - #iRaccontidiFiorella

di Fiorella Carcereri

Ancora non riesco a credere che tu te ne sia andato Alex. E’ incredibile. I miei amici mi chiamano in continuazione per cercare di convincermi a farmene una ragione. Ma il mio cellulare è spento in un cassetto. Ogni tanto lo accendo e mi ritrovo a sorprendermi notando le numerose chiamate perse. Non mi era mai passato per la testa che una cosa simile potesse capitare a te, a noi. Quando me lo dissero, ebbi uno choc tremendo. E sono tuttora traumatizzata. Non so da dove ricominciare, e come.

Piango ed è tutto ciò che mi riesce di fare. Fra tutta la gente del mondo, stento a credere che sia  potuto accadere proprio a te. E, quel che è peggio, è che so dove ti trovi. Laggiù. E questo aggrava il mio dolore. Lo sto scrivendo, ma sono incredula. Non riesco a realizzare che tu non sia più qui. Eri sempre nei paraggi…
Ci eravamo incontrati diversi anni fa alle scuole superiori. Ricordo ancora alla perfezione il modo in cui i tuoi occhi si posarono su di me la prima volta. Stavi giocando a pallacanestro, eravate 1 a 1, non ricordo contro chi. Tu indossavi delle Nike bianche, una polo bianca e dei jeans. Ricordi che dissi alla mia migliore amica: “Quel ragazzo mi piace davvero”. Lei mi guardò con scetticismo, quasi con un’espressione di disgusto. Inizialmente, pensai che non condividesse la mia opinione. Più tardi seppi invece che aveva sofferto a causa di noi due. Quella settimana, ebbi il tuo numero. E cominciammo a frequentarci. Eravamo così giovani… Era persino imbarazzante dire alla gente “Siamo fidanzati”. Ad ogni modo, cominciammo ad uscire insieme, come facevano tutti i ragazzi della nostra età. Forse, l’unica cosa che contava era avere qualcuno, uno qualsiasi, chissà. La mia migliore amica mi chiamò un giorno e mi disse piangendo: “Come hai potuto farmi questo?”. E riattaccò. Aveva scoperto di noi ed era innamorata di te. Mi sentii in colpa e chiusi con te quel giorno stesso.
Tu mi chiamavi in continuazione e mi ripetevi che volevi me, soltanto me. E che lei doveva uscire dalla nostra vita. Non ricordo che cosa ci accadde dopo. Scomparisti per un po’.
Una sera ti rividi. Eri così carino con i tuoi capelli lunghi e con quegli occhi nocciola. Quella notte fu per me una notte di confusione totale. Mi parlasti di cose che ignoravo completamente, prendendomi in giro per i miei balbettii. Per la prima volta, qualcuno mi disse che ero bella. E così riprendemmo da dove ci eravamo interrotti, come se il tempo non fosse mai trascorso.
Avevi alle spalle un brutto passato: droga, alcool, ragazze…Non so perché accettai di uscire ancora con te. Non mi piaceva niente di ciò che facevi. Ero una ragazza di chiesa, lo sono ancora. Ma, in qualche modo, mi piacevi. Più tardi, confessasti di essere innamorato di me. Io però non ti amavo ancora. Ciononostante, non desistesti. Mi chiamavi ogni sera per augurarmi la buonanotte. E, a volte, ci addormentavamo insieme al telefono.
Ma quante balle mi raccontavi Alex!? Ricordo di aver pianto molto per causa tua. Spessissimo mi dicevo: “Basta, ora è davvero finita!”. Ma non finiva mai. Riuscivi sempre a trovare una scusa per andare avanti. Non so dove, non so come, mi innamorai di te. Te lo dissi una sera al telefono, poco prima di riagganciare. Ero solita dirti “Ciao, buonanotte” ma, quella sera, ti dissi “Buonanotte amore mio”. Ricordo che tu non riuscivi a credere alle tue orecchie. Ma era vero. Io, proprio io, avevo pronunciato quelle parole magiche!
Io ti parlavo spesso di Dio ed insistevo sul fatto che avresti dovuto farti battezzare e cose del genere. Tu rispondevi che sì, un giorno lo avresti fatto.
Tu sei stato il mio primo bacio. Accadde la prima sera che uscimmo insieme, di nascosto. Ero così nervosa che a malapena riuscii a raggiungere l’angolo di strada in cui avevamo appuntamento. Quando ti avvicinasti, non sapevo se abbracciarti o che altro fare. Ma tu ti accorgesti che ero un po’ esitante. Mi abbracciasti e poi mi baciasti più volte. Fu meraviglioso, sai. Una di quelle sere, ero sul punto di chiedere alla stella più luminosa di essere mia. Ma tu, dispettoso com’eri, mi anticipasti e chiedesti la luna per me. E successe… Tu dicevi che io sapevo di che cosa tu stessi parlando mentre io, in realtà, non lo sapevo ancora.

Una sera, quando ti fermarono i poliziotti, mi cadde il mondo addosso. Ero spaventata e cominciai a piangere quando ti ammanettarono. Poi ti tennero giù la testa e ti portarono via. La polizia mi fece sedere dietro e mi portò a casa. Dio mio! Una cosa orribile. La mia vita cambiò quella sera. Ero così depressa e atterrita, non sapevo che cosa fare. Avevo perso la fiducia dei miei genitori e mio padre fu sul punto di picchiarmi quando tu gli confessasti, più tardi, che era successo più di una volta. Per fortuna mio fratello maggiore mi difese e non permise a mio padre di toccarmi. Cercasti ripetutamente di metterti in contatto con me, ma non mi era concesso parlarti. A poco a poco, cominciai a rassegnarmi e a rinunciare a te. Tuttavia, anche se gli anni passavano, avrei sempre, sempre, sempre ricordato quelle notti. Io non volevo pensarci ma erano i ricordi a venire da me. Cambiai persino il numero di telefono. Ma tu riuscisti ad avere il mio nuovo numero. Mi mandasti dei messaggi, ma io non risposi. Cambiai nuovamente numero, ma tu trovavi sempre il modo per scovarmi. Eri ancora in libertà condizionata da quella famosa notte. Tutti mi consigliarono di ignorarti, così partii per un viaggio. Una volta ritornata, cambiai per l’ennesima volta il mio numero di cellulare. Passò un anno e mezzo, poi ebbi di nuovo tue notizie perché eri riuscito a corrompere qualcuno per avere il mio nuovo numero.
Non riesco ancora a credere di averti rivisto soltanto tre settimane fa. Sembravi così diverso. Il tuo modo di parlare, i tuoi capelli, non so. Ma i tuoi occhi nocciola, quelli non erano cambiati. Mi lanciasti uno di quegli sguardi che non riesco a descrivere. Vidi un ragazzino innocente e in cerca di aiuto. Non scorderò mai quello sguardo. Mi dicesti che con nessun’altra ragazza ti eri mai sentito come con me. Che mi amavi ancora e che non avresti mai smesso di amarmi. Ma io non me la sentivo di ricominciare con te. Sapevo che sarebbe stato impossibile. I miei genitori non avrebbero mai approvato. Non volevo più soffrire e non intendevo procurare loro un nuovo dolore. Così, ogni volta che tu mi chiedevi se ti amavo ed io ti rispondevo di no, tu dicevi che, prima o poi, avresti fatto qualche sciocchezza. Perché? L’ultima volta che ci siamo visti, mi hai detto che volevi farti battezzare. Volevi donare la tua vita al Signore. Ma poi aggiungesti: “Che senso ha vivere? Chi se ne frega… Ormai mi è indifferente”. E frasi di quel tipo. Tu non hai idea di come io mi senta responsabile per quel che è successo. Lo hai fatto per causa mia? Francamente, non lo so più. E se non avessimo troncato? E se ti avessi detto di sì? Non avresti fatto quel che hai fatto, vero Alex? Non saresti andato sotto quel camion. Non ti saresti schiantato contro quell’albero. Non saresti morto… Non so più cosa pensare. Sono confusa al massimo e non posso farci niente. Te ne sei andato davvero questa volta. Per sempre. Ancora non riesco a crederci. Eri una parte importante della mia vita. Hai cambiato la mia vita. Grazie a te, ho imparato ad apprezzare tutto ciò che ho. I miei genitori, il mio rapporto con Dio, la mia vita, tutto. Grazie Alex.
E’ dura credere che tu non ci sia più. In qualche modo, ti credevo invincibile. Ma non lo eri. Non avevi mai fatto veramente parte della mia vita ma sapevo che, prima o poi, saresti riapparso. Ora non succederà più. E mi rendo conto di come la vita possa finire in qualsiasi momento. Ora tu sarai all’inferno, amore mio. E’ brutto da dirsi, ma ci sarai sicuramente. Solo perché non ti sei battezzato in tempo. Avresti potuto avere una vita diversa. Solo Dio sa perché te ne sei andato ora. Non so ancora se verrò o meno al tuo funerale. Vorrei, ma è difficile per me. Forse, se verrò, riuscirò ad accettare l’idea che tu non ci sia più. Ma, fino a quel momento, non riesco ad accettarla.
Mi hai lasciato così tanti ricordi... Non hai mai rinunciato al tuo amore per me. Riuscivi sempre a trovare il modo per ricomparire nella mia vita. Forse avrei potuto evitare che tu andassi a schiantarti contro il camion quella notte. Se solo avessi risposto al telefono, tu saresti ancora con me. Ma c’è qualcosa che non capisco in tutto questo. L’incidente è stato alle 3.30. Alle 4.00 ho ricevuto il tuo ultimo messaggio “Avrei potuto darti tutto ciò che volevi”. Questo significa che sei morto trenta minuti dopo lo schianto. Per quanto ne so, nessuno era con te quando sei deceduto. Non hai parlato con nessuno. Ma mi hai scritto. L’idea di essere stata l’ultima persona al mondo cui hai pensato mi perseguiterà per tutta la vita. Mi spiace davvero tanto per averti deluso, per non essere stata la ragazza che avresti voluto. Mi spiace di avere smesso di parlare con te. Mi manchi tantissimo Alex. Non facevi parte della mia vita quotidiana, andavi e venivi, ma c’eri. E hai fatto di tutto per riconquistarmi amore. Vorrei abbracciarti ancora una volta e dirti di nuovo quella parola che tu odiavi tanto: “Bellimbusto!”. Non la sopportavi e mi facevi così ridere!
Tu mi amavi sempre e comunque e non ti importava se fossi bella o meno o quante volte sparissi per assopirmi in un mondo tutto mio o parlassi da sola…. Grazie per avermi fatta sentire speciale, grazie per avermi promesso un lungo viaggio insieme, un giorno. Purtroppo, i tuoi giorni sono stati troncati troppo presto.
Forse non ti amavo ancora, o forse avevo cercato di amarti una volta di più, ma, credimi, ti ho amato tanto. Il nostro è stato un sentimento onesto, puro, bello. Sei stato e rimarrai il mio primo amore.

P.S.: La luna mi ricorderà per sempre di te. Avresti voluto donarmela nello stesso istante in cui io cercavo di afferrare per me la stella più luminosa.

Inedito, 2012

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