martedì 10 febbraio 2015

"La vendetta del cigno nero": le "Anime assassine" di Diego Collaveri si calano in una dimensione molto goth

di Roberta De Tomi

Il titolo richiama una pellicola che vede protagonista la splendida Natalie Portman. Ma la trama e la location del libro differiscono totalmente dal film, anche se la materia trattata ne La vendetta del cigno nero, è decisamente torbida. L'autore, Diego Collaveri, (che abbiamo avuto il piacere di conoscere, vedi anche qua) costruisce la vicenda dell'ispettore Quetti e di Silvie, avvalendosi di uno stile pulito e lineare, capace di far emergere i lati oscuri di personaggi e situazioni, senza risultare morboso.
L'impressione che si ha è quella di essere catapultati sul set di un film Noir; salvo poi scoprire atmosfere dark che ci riportano a un presente festaiolo molto alternativo.

Un nuovo caso per l'ispettore Quetti, nato dalla fervida mente di Diego Collaveri. Un personaggio  cui ci si affeziona facilmente, vuoi per quel suo atteggiamento burbero, che nasconde un cuore tenero (ma non troppo, soprattutto quando il lavoro chiama), vuoi per quel suo essere così umanamente complesso. Accanto, troviamo una storia che "funziona": la trama scorre liscia, arricchendosi di colpi di scena e rivelazioni che scuotono il lettore e al contempo lo spingono a terminare la lettura in un fiato.

Tutto ha inizio con l'incontro con il passato: Silvie Blake, affermata stilista di abiti gothic legata agli ambienti alternativi, nonché amica storica di Quetti, si rivolge all'ispettore per indagare sulla scomparsa di Sweetyhell, modella cui è legata da un forte rapporto affettivo. Quetti accetta di aiutare la giovane; per svolgere le indagini nasconde la propria identità professionale, calandosi in tal modo nell'ambiente in cui Silvie vive, caratterizzato da abitudini "estreme". Il ritrovamento del cadavere di Sweetyhell conduce l'ispettore sulle tracce de "il cigno nero", serial killer che metterà a dura prova il nostro investigatore.

Il caso seguito dall'ispettore è reso ancora più complesso dalla presenza di Silvie, protagonista di una citazione cinematografica che salta all'occhio degli appassionati del genere. Sto parlando di Chi ha incastrato Roger Rabbit, per l'esattezza, della scena dell'ingresso della procace Jessica Rabbit nell'ufficio dell'ispettore Valiant. Nel romanzo di Diego Collaveri, l'ingresso della stilista, con le sue curve mozzafiato, i tacchi a spillo e una sensualità conturbate resa alla perfezione, trova una forte corrispondenza con questo momento di "celluloide". Una citazione che ne racchiude altre, poiché in questo capitolo respiriamo le atmosfere dei Noir "dei tempi che furono" e viviamo la classica scena della femme-fatale, coinvolta in una situazione criminosa, che si rivolge al detective, attuando al contempo una seduzione più o meno studiata.

Nel caso di Quetti e di Silvie, la situazione è però diversa. I due sono infatti amici di vecchia data, o sarebbe meglio dire, amici legati da un sentimento "particolare". E proprio questo sentimento, complica decisamente le indagini: per Quetti la difficoltà nasce dal cuore che può tradirlo in qualsiasi momento, offuscando la percezione oggettiva degli eventi. Al contempo, all'ispettore si svela il mondo "eccessivo" dell'amica, frequentatrice di ambienti e persone decisamente "fuori dagli schemi" per l'ispettore.

Quetti (e con lui, il lettore) si cala in un pozzo nero di pulsioni che si esprimono senza freni, tra pratiche BDSM e rapporti promiscui che vengono descritti senza falsi pudori e facili auto-compiacimenti. L'autore mantiene sempre "la penna salda", riuscendo a spaziare tra i registri ed evitando eccessi e cadute di stile. Quetti, con la sua personalità sfaccettata, è il cardine della narrazione; il suo rapporto con Silvie rappresenta una "prova nella prova", capace di spalancare porte chiuse da anni. L'ispettore, duro e burbero, deve fare i conti anche con il sentimento che si è risvegliato e che fatica a contenere. Per l'uomo si tratta di una battaglia che si accosta a quella portata avanti nelle vesti di professionista anti-crimine.

Lineare, votato alla precisione e alla ricerca dell'essenziale, ma proprio per questo, capace di "colpire e affondare" il lettore: è questo lo stile di Diego Collaveri. L'influenza cinematografica è lampante, insieme alla capacità di sviluppare un racconto non facile per la materia (torbida) trattata, in maniera accattivante. L'autore scava nei personaggi, ma non troppo, e in questo modo il lettore non perde mai di vista l'azione principale. La vendetta del cigno nero fa emergere lati oscuri, ma anche quelli più malinconici dell'ispettore, alle prese con un amore giocato secondo le regole di un'attrazione forte, ma non per questo vincente. Chi leggerà... saprà.

In conclusione: La vendetta del cigno nero seduce il lettore, introducendolo in un mondo dark-fetish descritto con esattezza, ma senza mai scadere nel morboso.La vicenda, ben costruita e dalla atmosfere ben delinate, dà spazio anche alla delineazione dei caratteri di personaggi affascinanti e mai banali. L'ispettore Quetti è un personaggio cui non si può non affezionarsi.  

Scheda tecnica del libro

Anime Assassine - La Vendetta del Cigno Nero
 di Diego Collaveri
Serie: Anime Assassine
Formato: e-book
Pag: 216 (versione kindle)

Link per l'acquisto:
Amazon, Kobobooks e altri stores

Link al sito dell'autore: http://www.diegocollaveri.it/wordpress/

Vedi anche l'intervista a Diego, cliccando qua

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