mercoledì 4 marzo 2015

Angiolina Gozzi: lavoratrici atipiche e non solo, protagoniste del seminario "Donne professioniste tra previdenza e welfare"

Angiolina Gozzi, collaboratrice nell'
organizzazione dell'evento con
l'associazione "Mirandola a
quattro mani"
di Roberta De Tomi

Si parlerà di donne e lavoro, ma mirando a un obiettivo preciso: creare un momento informativo relativo all'attuale situazione di lavoratrici (ma anche lavoratori) 'atipici', rilevando le criticità legate all'esercizio della loro professione, in un contesto storico e sociale non semplice. "Donne professioniste tra previdenza e welfare" è fissato per sabato 7 marzo, dalle 9.15, presso la sala consiliare del Nuovo Comune di Mirandola. Ce ne parla Angiolina Gozzi, che ha collaborato alla realizzazione dell'iniziativa, organizzata dall'associazione "Mirandola a quattro mani". Un'iniziativa (a ingresso libero), che, dal presente, guarda al futuro... a proposito del tema #ioparlo #vogliounfuturo. Ma sentiamo cosa ha da dirci la nostra intervistata.


Angiolina Gozzi, giornalista, è una lavoratrice
'atipica'
Ciao Angiolina, benvenuta su Words! Il tema del lavoro è sicuramente cruciale, alla luce delle recenti iniziative, portate avanti dal nostro blog, a partire dall’appello #ioparlo #vogliounfuturo lanciato da Tamara Mussio sul portale de Gli Spaccia Lezioni. Quando poi, parliamo del rapporto donne e lavoro, il tema sembra farsi ancora più cruciale. A questo punto ti chiedo: come nasce l’idea di organizzare questo evento?
Grazie Roberta per l’ospitalità su Words!
L’idea è nata a dicembre dell’anno scorso quando si parlava di un regime più penalizzante per lavoratrici e lavoratori autonomi da parte del Governo. Dal canto loro, partite IVA e freelance chiedevano al Governo Renzi un nuovo patto previdenziale e fiscale, meno penalizzante, e già ci si stava organizzando per abbandonare la gravosa gestione separata dell’Inps, anche organizzando eventi informativi. Poi il Governo ha deciso di posticipare la riforma delle Partite IVA rinviandola (per ora) e discuterne con la nuova legge di stabilità. Tuttavia, ho pensato che era comunque il caso di fare un incontro informativo nella Bassa modenese.

Quali tematiche verranno sviluppate e secondo quali modalità?
Ci saranno tre interventi: il primo di Fabrizia Zelotti, Responsabile Affari Generali Associazione di Categoria, che parlerà degli “Aspetti teorici e pratici per apertura Partita I.V.A.”, riportando alcuni esempi interessanti. Infatti, per alcuni professionisti ‘atipici’ come per esempio gli operatori olistici, non esiste un codice ATECO (per individuare l’attività svolta) specifico, ma bisogna assegnargli quello più calzante e idoneo in base a cosa il professionista intende effettivamente fare, dal momento che tale codice serve per l’aspetto fiscale e gli studi di settore.
Poi daremo spazio a tre testimonianze di professioniste che svolgono attività ‘atipiche’ rispetto a quelle tradizionali. Infine, l’ingegner Mario Sbrozzi, delegato provinciale Inarcassa, relazionerà su “Le professioniste e l'adozione di sistemi previdenziali a prestazione non definita: i casi di Inarcassa”. Infatti, nelle libere professioni uomini e donne ormai si equivalgono nei numeri, ma le donne guadagnano mediamente la metà rispetto ai loro colleghi, e di conseguenza ‘godono’ di un trattamento pensionistico di gran lunga inferiore nonostante abbiano un’aspettativa di vita maggiore. Poi, capita che intorno ai 40/50 anni, proprio nel momento in cui di solito si colgono i maggiori benefici, le donne siano costrette ad abbandonare la professione per difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura familiare. Inoltre, una lavoratrice difficilmente raggiunge posizioni di vertice.

Come si strutturerà l’evento?
Punto di partenza del seminario sarà la proiezione del docuvideo “La professione: sostantivo femminile”, promosso dalla Commissione alle Pari Opportunità del Comitato unitario per le professioni della provincia di Modena (CUP), è stato realizzato in collaborazione con l'associazione Voice Off che ha realizzato riprese, montaggio e regia, e con le giornaliste del gruppo GiOI-Giornaliste e Operatrici Informazione dell'Emilia Romagna che hanno curato il soggetto, i testi e le interviste insieme alle donne professioniste della commissione modenese PO del CUP. Il docuvideo con interviste ad alcune lavoratrici autonome ‘tradizionali’ come avvocate o commercialiste, fornisce uno spaccato, non esaustivo, ma piuttosto completo e interessante, sulle problematiche che devono affrontare le professioniste, mostrando come le donne siano penalizzate. La prima cosa che emerge sono le scarse tutele e opportunità per le donne in un mercato del lavoro in crisi di modello e di metodo. Poi, avremo i tre interventi (illustrati nella risposta precedente) e il dibattito finale, dove daremo spazio alle domande del pubblico che, credo, saranno numerose.

Chi sono gli enti e le personalità coinvolte nell'organizzazione?
Il seminario, organizzato in collaborazione con l’associazione ‘Mirandola a quattro mani’, ha il patrocinio di Comune di Mirandola, Unione Comuni Modenesi Area Nord, Provincia di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola (che ha dato anche un importante sostegno economico) e la collaborazione della Commissione Pari Opportunità del Comitato Unitario delle Professioni (CPO-CUP).

Come siete arrivati alla scelta della location?

Come sai dopo il terremoto che ha colpito il nostro territorio nel maggio 2012, gli spazi nella Bassa sono diminuiti. Poiché l’associazione con cui organizzo il seminario è di Mirandola, abbiamo deciso di scegliere la Città dei Pico. Abbiamo illustrato il nostro evento all’amministrazione che lo ha molto apprezzato, perché diverso dalle celebrazioni che si fanno in occasione della festa della donna, e si è resa disponibile a concederci la sala consigliare quale sede dell’evento. Una sede istituzionale prestigiosa.

Quali sono le finalità poste?
Quando abbiamo fatto la riunione con i relatori, qualche giorno prima del seminario, è emerso che questo evento non sarà fine a se stesso, ma l’obiettivo è creare una rete di professioniste per rimanere in contatto, programmare altri eventi, farsi conoscere, aiutarsi. Certo, sarebbe bello arrivare a creare una sorta di sindacato delle professioniste, coinvolgendo anche i colleghi uomini come accaduto negli Usa.

Quanto ha influito la tua esperienza professionale e personale nell'ideazione e progettazione?
E’ stata fondamentale: come giornalista freelance conosco cosa vuol dire essere una libera professionista. Io non credo comporti solo aspetti negativi quali, in primis, la mancanza di tutele e la precarietà. Ci sono aspetti positivi come, ad esempio, decidere quanto lavorare, mettersi alla prova, realizzare propri progetti. Tuttavia la normativa attuale per i professionisti e in particolare per le donne, è molto penalizzante per tutto gli aspetti elencati sopra. Consideriamo pure la questione delle false partite Iva che mascherano rapporti di lavoro e contratti spesso più assimilabili al lavoro dipendente; espedienti che celano una forma di sfruttamento del professionista. L’attuale normativa non fornisce tutele in merito a questo fenomeno.

Dal tuo punto di vista, quali sono le maggiori difficoltà che una donna trova nell’affermarsi nel campo professionale? Quanto influisce la cultura e il nostro “italico” contesto?
Per spiegarlo abbiamo coniato uno slogan: "donne professioniste libere sì ma di lavorare di più". Lontane dal luogo comune che vede i liberi professionisti come dei soggetti privilegiati, le donne - libere sì, ma di lavorare di più - si trovano a fare i conti con il sistema delle ‘non tutele’ che ben poco ha saputo fare per la salvaguardia dei loro diritti e con un mercato asfittico, per tradizione a presenza prevalentemente maschile e subordinato, che non rispecchia le loro esigenze e le loro aspettative.
Infatti, nelle libere professioni uomini e donne ormai si equivalgono nei numeri - pur con sensibili differenze tra le diverse categorie, in alcune infatti la presenza femminile è molto elevata in altre invece è esigua - ma le donne guadagnano mediamente la metà rispetto ai loro colleghi, e di conseguenza ‘godono’ di un trattamento pensionistico di gran lunga inferiore nonostante abbiano un’aspettativa di vita maggiore. Poi, capita che intorno ai 40/50 anni, proprio nel momento in cui di solito si colgono i maggiori benefici, le donne siano costrette ad abbandonare la professione per difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura familiare e questo è tipico nel nostro contesto italiano. Poi, la presenza femminile nelle posizioni apicali è ancora rara, con difficoltà le donne vedono riconosciuta la loro autorevolezza sul lavoro e sono spesso sottorappresentate negli organismi direttivi degli ordini e collegi e nelle realtà politiche, amministrative e categoriali della rappresentanza.

Quale messaggio vuoi lasciare ai partecipanti?
Il messaggio è questo: le difficoltà per noi professionisti e professioniste sono tante; bisogna non arrendersi, ma soprattutto unirsi e fare massa critica per rivendicare una normativa meno penalizzante. Ognuno per conto proprio non otterrà nessun miglioramento, insieme invece, facendo rete, possiamo fare sentire la nostra voce e raggiungere qualche risultato.

Parliamo dell'8 marzo: dal tuo punto di vista, le iniziative connesse ti sembrano rispecchiare ancora il valore commemorativo che è connaturato a questa giornata?
La risposta più adeguata credo sia... dipende. Il valore dell’8 marzo, conoscenso anche le radici tragiche da cui è nata questa ricorrenza, deve rimanere, anche se auspico che le donne siano festeggiate e rispettate tutto l’anno. In merito alle iniziative connesse, sicuramente intorno alla festa della donna è nato un business e non tutte le iniziative rispondono alle esigenze e alle richieste delle donne. Ritengo sia giustissimo fare eventi ricreativi, però ascoltiamo un po’ tutte le voci creando un calendario variegato e magari coinvolgendo le donne dei diversi target. Questa voce deve essere ascoltata soprattutto delle istituzioni con incontri come il nostro, ma anche con eventi culturali rivolti per esempio ai più giovani.

Donne e lavoro: il futuro, come lo vedi, cosa auspichi, alla luce del nostro presente?
Nonostante le diverse criticità poste in essere, voglio essere cautamente ottimista. Di passi avanti ne sono stati fatti, ma c’è ancora molto da fare nell'ambito della parità uomo-donna. Secondo me si sta lavorando troppo sull’etichetta e poco sul contenuto. Giusto rivendicare l’uso del linguaggio di genere, ma prima credo bisogna lavorare perché ci sia un’effettiva parità in tutti i campi e ruoli tra uomini e donne. Credo anche che questa battaglia le donne non possano portarla avanti da sole, ma bisogna coinvolgere i colleghi maschi in gamba e con una mentalità aperta. Con la guerra tra i sessi non si arriva da nessuna parte, anche perché le donne partirebbero sconfitte, vista la prevalenza maschile nei ruoli di potere.

Per vedere l'evento su Facebook, clicca qui


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