sabato 21 marzo 2015

“Chiamami legione”: tra fantasy e giallo, tra realtà e Apul, la curiosa commistione di Carmine Caputo


di Roberta De Tomi

Ester e Priscilla scompaiono misteriosamente. Questo almeno emerge nel caso affidato al maresciallo Zavaglia, che si attiva per le indagini di rito. Nel frattempo ritroviamo le ragazze, ma scordiamoci intrighi, scambi illeciti e malavita organizzata. Le due giovani donne avrebbero dovuto fare una vacanza-relax; in realtà si trovano scaraventate nel mondo post-Grande Bum di Apul. E la vacanza diventa decisamente alternativa, come è un romanzo “alternativo” Chiamami legione (Sesat Edizioni). Dopo l’intervista all’autore (per rileggerla, clicca qui), Carmine Caputo, ecco la recensione.


Tra fantasy e giallo, Chiamami legione, è sicuramente un romanzo ricco di spunti curiosi e peculiari, alcuni dei quali virati sul registro del comico. Quello che si avverte durante la lettura, è che l’autore si è divertito durante la stesura di questo lavoro, molto personale. Chiamami legione regala molto colore locale: dall’Emilia alla Puglia, dall’italiano al dialetto, passiamo alle indagini che ci conducono nel cuore di un lembo di terra intriso di criticità, ma di cui spiccano anche le peculiarità. Senza contare che la parte “gialla”, calata nella nostra realtà, e alternata a quella fantasy, evoca le situazioni descritte nei lavori del genere di autori nostrani noti e meno noti (pensiamo ad A Bologna piace giallo, dove il colore locale è il perno attorno al quale si muovono tutte le vicende narrate), facendoci calare nel cuore di quella provincia italiana di cui ritroviamo molti elementi anche nel Regno di Apul. Per quanto riguarda la componente fantasy, invece, troviamo la struttura tipica dei lavori del genere, ma "rivisitati e corretti" da Carmine Caputo.

Tutto ha inizio da un viaggio: Ester e Priscilla, due amiche per la pelle, tanto diverse quanto complementari, partono per una vacanza. A un certo punto, le donne sostano in un Autogrill; qui Ester riceve un oggetto da un curioso ed enigmatico personaggio che scompare senza fornirle l’identità. In seguito il viaggio riprende verso la Puglia dove, a un certo punto, le due sbagliano strada e sono costrette a fermarsi perché hanno esaurito la benzina. Da qua si scatena l’evento che le catapulta nel Regno di Apul: un mondo che, rispetto a quello contemporaneo, è regredito a causa del “Grande Bum”. Le stesse popolazioni sono costituite da individui di diversa stirpe, molto deboli rispetto alle ragazze, che verranno scambiate per divinità, o meglio, per le Messaggere della Conchiglia Rosa. A loro è attribuita la missione di pacificare i popoli in guerra presenti su Apul, terra in cui sembra di vivere in una sorta di Medioevo alternativo. I popoli infatti venerano gli eroi dei fumetti che sono rimasti integri dopo il Grande Bum, e fondano il loro credo su un catalogo di biancheria intima (da qua il nome delle Messaggere della Conchiglia Rosa). Mentre Ester e Priscilla si preparano ad affrontare la guerra, nel mondo d'origine il maresciallo Zavaglia sta svolgendo le indagini relative alla loro scomparsa; scomparsa che risulta legata a un traffico di rifiuti tossici. Mentre il mistero si infittisce e la guerra su Apul infierisce, la fantasia travalica ogni limite. E le messaggere porteranno una vera e propria rivoluzione ad Apul.

Punti di forza del romanzo, sono i due personaggi principali, ovvero Ester e Priscilla. Il rapporto tra le due donne è il perno attorno al quale si regge e sviluppa la storia. Ester è un’insegnante di scienze precaria, pudica dotata di grande logica e di una forte religiosità. Priscilla, assistente di direzione, è invece il suo opposto: procace, disinibita, impulsiva, atea e comunista. Fin dalle prime battute  questi personaggi emergono con forza perché delineati in maniera impeccabile. La loro delineazione, così netta e forte, porta però a offuscare quella dei personaggi di Apul, che malgrado ciò, risultano coerenti alla loro essenza. Esula dal discorso il mago Bighino, figura che pare il rovesciamento dei maghi della narrativa, grazie alla parlata ispirata alle Sturmtruppen; una figura che solitamente è investita di autorità, come avviene per il Gandalf di Tolkien o per la Morgana del ciclo arturiano, qua diventa una figura quasi parodistica, lasciando sorpreso il lettore. Un altro personaggio che emerge ma non troppo, è Zavaglia; l’autore avrebbe potuto dargli un tocco di caratterizzazione in più, per staccarlo dal prototipo del commissario severo e ligio al dovere che ritroviamo qua.

Un secondo punto di forza è la commistione di giallo e di fantasy, che sul finale convergono bene. Le vicende che ritroviamo nei due mondi scorrono su binari paralleli in cui il lettore trova delle coordinate precise. La soluzione narrativa che consente, sul finale, di riunire i due piani funziona, anche se avrebbe potuto essere giocata su un piano di azione più incisiva. Il dialogo finale che ritroviamo tra Ester e un personaggio di cui non rivelo nulla per non "fare spoiler", lascia perplessi e fa cadere la vicenda su una retorica che porta ad attenuare la tensione; tensione che avrebbe potuto essere fondata sul colpo di scena, per coinvolgere il lettore in maniera più intensa, fino allo scioglimento della vicenda.

Come si diceva, la componente fantasy rispecchia lo schema narrativo del genere, senza ripeterlo però in maniera pedissequa. Carmine Caputo narra una vicenda in maniera personale, giocando anche con l’ironia, la malizia e aneddoti divertenti. Avrebbe però potuto osare molto di più, spingendo sul pedale del comico e della sperimentazione linguistica. In alcuni punti avrebbe potuto sostituire il discorso indiretto a quello diretto per dare maggiore vivacità alla narrazione.

Un neo evidente è invece la tendenza a mettere “molta carne al fuoco”: se da una parte i numerosi riferimenti a eventi legati al nostro mondo (aziende in crisi, battaglie sindacali, contesto sociale etc...) sono apprezzabili, dall’altra, per come sono inseriti nel contesto della narrazione fantasy, rischiano di far perdere al lettore il filo del discorso e di attenuare il pathos. Questo perché in alcuni momenti la vicenda fantasy avrebbe potuto essere narrata con maggiore dovizia di dettagli, sia relativamente alla connotazione geografica, sia al rapporto tra i personaggi e ai relativi momenti di interazione. Anche in questo caso l’autore avrebbe potuto osare maggiormente.

Un altro difetto: nei dialoghi in dialetto (una trovata molto originale e divertente), non tutti comprensibili, il lettore tende a perdersi; l’autore avrebbe dovuto puntare a qualche trovata per dare al lettore la possibilità di capire totalmente il senso di quei discorsi che sfuggono sul piano del significato.

Un ultimo aspetto, tra quelli apprezzabili: la dedica alle donne, evitando certa retorica di circostanza. Verso la fine del romanzo troviamo alcuni versi pronunciati da Ester, illuminanti in tal senso. Quest'ultima parte, molto emozionante e toccante, suona come una "dichiarazione d'amore" alla donna, genuina e sincera.

In sintesi:

Chiamami legione è un romanzo ricco di trovate, spunti originali e divertenti, nonché di colore locale, anche se l’autore avrebbe potuto osare molto di più, sia dal punto di vista stilistico (elaborazione linguistica, aneddoti divertenti) sia dal punto di vista dello sviluppo delle vicende, in particolare della vicenda fantasy. Pur fornendo agganci con problemi legati alla nostra realtà, l’espediente di mettere "molta carne al fuoco" porta il lettore a perdersi nel fluire dei numerosi avvenimenti che caratterizzano la storia. L’autore avrebbe potuto giocare molto di più anche sul finale, al momento del ricongiungimento del piano reale con quello fantastico, a fronte di battaglie in cui il climax si avverte. Alcuni refusi ed errori che purtroppo si ritrovano nel testo, non pregiudicano le buone intenzioni di una penna "educata" e dotata di molte potenzialità, che potrebbe sviluppare ulteriormente la propria vena comica. Ester, Priscilla e Bighino sono personaggi che emergono e a cui il lettore si può affezionare facilmente. Bella e non scontata la dedica alle donne. 

Per leggere l'intervista e la presentazione del libro, clicca qui


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