domenica 8 marzo 2015

Flop sentimentali - #iRaccontidiFiorella

di Roberta De Tomi

Il giorno in cui Massimo mi diede buca fui ben contenta di scappare da quel bar in cui ci eravamo dati appuntamento. A quell’ora, il locale era molto affollato, ma tutti gli occhi erano puntati su di me, volto nuovo, non cliente abituale, seduta da sola, oltremodo imbarazzata, per un’ora e un quarto, a quel tavolino d’angolo che dava sulla via più trafficata della città.

Avevo contato quante volte il semaforo da verde era passato al rosso e viceversa: sessantadue volte. E per sessantadue volte avevo sperato invano di scorgere il passo veloce di Massimo tra i pedoni che attraversavano…Davanti a me, la tazza di un cappuccino ancora con la schiuma ai bordi, un bicchiere ed una ciotolina con i resti di alcuni biscotti che avevo sgranocchiato nell’attesa.
Uscii a testa china, sperando di non arrossire o non inciampare da qualche parte. Mi sentivo un pagliaccio. Giurai a me stessa che non avrei mai più messo piede in quel bar, nemmeno se fosse stato l’unico aperto in tutta la città.
Pensai che avrei fatto ancora in tempo a comprare quel paio di scarpe che avevo visto nella vetrina del negozio di calzature a due isolati dal bar. Entrai.
Il negozio era silenzioso e vuoto, a parte un uomo alto e magro dietro la cassa, raggomitolato su se stesso come se stesse facendo di conto.
Sulle prime, non mi notò neppure. Sembravo trasparente ai suoi occhi. E pensai che sarebbe stato bello essere stata altrettanto invisibile per gli avventori del bar dal quale mi ero appena allontanata…Mancava il mio numero, così lasciai anche quello squallido negozio dove avrei voluto autogratificarmi per la delusione subita.
Mi avviai lentamente verso casa e camminando, avevo come l’impressione che un fardello pesantissimo schiacciasse le mie spalle verso il suolo, attratto da un’assurda, esagerata forza di gravità.
Squillò il cellulare. Risposi con una voce talmente abbacchiata che Gianni, mio amico e confidente da una vita, intuì immediatamente che qualcosa non girava per il verso giusto.
”Che ti succede? Dove sei? Nell’oltretomba?”, mi disse in tono scherzoso.
Rimasi muta.
“Ti porto a cena, vuoi?”, continuò Gianni.
Se me l’avesse chiesto in un altro momento, avrei accettato senza pensarci su.
Ma mi venne subito in mente che Gianni ci aveva provato diverse volte con me e non si era mai completamente rassegnato all’idea di essere considerato solo un amico. “No, meglio non rischiare”, mi dissi.
Due flop sentimentali in un solo giorno sarebbero stati troppi davvero…Sentivo il bisogno di essere cauta. Avevo imparato a mie spese che la prudenza paga.


Inedito, 2012

***
"Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, capo iv, sezione ii, e sue modificazioni.
Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge".


Nessun commento:

Posta un commento