lunedì 16 marzo 2015

"Il senso della frase": la ricerca della bugia, la Milano, il noir, "la parola credibile-incredibile" di Andrea G. Pinketts

di Roberta De Tomi

Un repertorio di personaggi "in bilico", maschere umane o umani mascherati (provo nel mio piccolo-estremamente- piccolo a entrare in sintonia con il titolo e con il mood del libro) impigliati in una rete di definizioni da cui nemmeno "i pesci più piccoli" riescono a fuggire. In questa rete avviene il capovolgimento di una ricerca millenaria: dalla verità, bene universale ambito dagli uomini, alla bugia. Nell'inseguimento di Nicky, Lazzaro Santandrea non ha molti elementi a disposizione; ma Il senso della frase (Feltrinelli) è presente in questo giovane protagonista, la cui vita è una corsa in fieri verso qualcosa che sembra sfuggire sempre. In questo romanzo di Andrea G. Pinketts, la ricerca è un perno che scatena reazioni e semantiche travolgenti per il lettore.


Non aspettatevi un noir lineare, giocato sul "solito" filo del rasoio e su un'abile allestimento narrativo in stile "show don't tell", come ormai è sempre più in voga. No, Il senso della frase è un iperbolico viaggio nella semantica che nasce da un non-compleanno per poi svilupparsi in una vicenda che definire vertiginosa è un eufemismo.

Non ha altre armi, se non il "senso della frase": da ascoltatore di una bugiarda patologica,  Lazzaro Santandrea diventa l'attore di un'incredibile vicenda. Non si tratta di un'azione dallo sviluppo pacato; il protagonista del romanzo di Pinketts si mette sulle tracce di Nicky per coglierne le bugie, prima ancora che le verità. Si troverà quindi coinvolto in una serie di situazioni tragicomiche, tra Cappuccetti Rossi in fuga, Babbi Natale armati, faide, sparatorie, grottesche o felliniane creature erotiche.   

La vicenda si colloca nella Milano di Pinketts. Ogni luogo della città diventa la location di azioni che sembrano più simili ad atti teatrali. L'orrore, il grottesco e una sorta di teatro della crudeltà s'impone al lettore-spettatore; e il protagonista-narratore diventa un funambolico affabulatore, ma anche un moderno Peter Pan che sembra attraversare uno specchio, come fa appunto l'Alice di Carroll. Leggere questo romanzo è in effetti come attraversa un specchio e trovarsi catapultati in una dimensione borderline in cui finzione e realtà sembrano fondersi e confondersi; salvo poi scoprire che l'unica realtà è quella delle bugie erette da Nicky.

L'assurdo che strappa una risata al lettore è lo stesso assurdo che troviamo nel consumarsi di tragedie umane. L'autore costruisce un mondo in cui il citazionismo arriva a toccare corde sensibili legate al senso della ricerca di Lazzaro Santandrea. Un personaggio a tutto tondo, eroe immaturo e geniale che a tratti fa pensare ai cosiddetti e tanto biasimati "bamboccioni", quando ancora il termine non era stato coniato (il romanzo è stato pubblicato la prima volta nel 1995), ma che in realtà non ha nulla a che vedere con loro (e del resto, "bamboccione"è un termine abusato e usato in maniera erronea). Lazzaro è un ricercatore di bugie, apparentemente sembra essere il prigioniero di un meccanismo più grande di lui. Tuttavia questa ricerca avrà un punto di approdo che nel "senso della frase" svelerà la propria "ragion d'essere". O del "non essere".

Il senso della frase è il perno attorno al quale ruota una scrittura iperbolica, in cui i giochi verbali si alternano ad alcuni cliché che nel contesto della vicenda si rompono per acquisire significati "altri" e non banali. Le parole diventano un campo di battaglia, i ring in cui i significati acquisiscono uno spessore peculiare. Alcuni sono tracciati semantici che racchiudono un senso del ritmo e della lirica veicolanti sentimenti laceranti, ma mai in contrasto con l'umorismo eversivo ed evasivo che pervade la narrazione. La penna di Andrea G. Pinketts è la guida che ci conduce sulla strada del senso della frase. Sta a noi coglierlo o a non coglierlo.

In sintesi:

Il senso della frase è un noir che rompe con molte delle convenzioni del genere, pur mantenendone aspetti peculiari. Il romanzo racchiude estremi linguistici e narrativi, con un protagonista-eroe un po' Peter Pan, un po' Alice nel Paese delle Meraviglie, un po' Don Chisciotte. Per un lettore abituato a letture più lineari, questo libro non è di comoda fruizione.
Il meccanismo narrativo è compiuto e perfetto, come quel senso della frase che si esplica nel funambolismo linguistico di un autore con la a maiuscola. 

L'autore: Andrea G. Pinketts

Classe 1961, milanese, è uno scrittore, giornalista, opinionista e drammaturgo, tra i più noti esponenti della letteratura nostrana noir. Vincitore di numerosi riconoscimenti italiani, tra cui Mystfest e il Premio Scerbanenco è autore di romanzi in bilico tra il noir e il grottesco, molti dei quali sono incentrati sul personaggio di Lazzaro Santandrea. Pinketts spicca per la sua poliedricità: è stato infatti pugile, fotomodello e ha preso parte a diverse trasmissioni televisive. I suoi libri sono tradotti in diversi paesi.

Scheda tecnica del libro: 

Il senso della frase

di Andrea G. Pinketts
Casa Editrice: Feltrinelli
ISBN: 9788807813368
Prezzo: € 8,50


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