mercoledì 11 marzo 2015

"In un bene impacchettato male", la poesia dei "sociali intimismi... e oltre" di Vincenzò Calò

di Roberta De Tomi

Quando la poesia diventa crocevia di "intimismi sociali" o di "sociali intimismi... e oltre", ecco che la parola diventa portatrice di significati complessi, ma non critpici. In tal senso In un bene impacchettato male è una raccolta poetica che lascia senza fiato e, diciamolo pure, senza parole, per la qualità del lavoro.
L'autore, Vincenzo Calò, è un immaginifico giocatore che maneggia con estrema cura la materia poetica. Ogni sintagma è il frutto di un pensiero creativo che sorprende per la maturità, nonché per la capacità, a ogni componimento, di offrire al lettore gli spaccati dei diversi aspetti della realtà. Quella di Calò è una poesia intelligente, che fornisce molteplici chiavi di lettura del nostro mondo e dei nostri molteplici "io".


Non è poesia civile, almeno, non alla maniera di  Pasolini o di Jack Hirshman, anche se i riferimenti agli attuali contesti sociale e politico sono in evidenza; non è nemmeno una poesia legata esclusivamente all'espressione di un sentimento o di un ego amplificato. L'io poetico di In un bene impacchettato male è un osservatore del mondo di cui fa parte e da cui non si estranea così facilmente. Un po' vate, un po' viaggiatore, un po' attore (nel senso sia teatrale sia di persona che agisce) ora disincantato, ora romantico, sicuramente cosciente di quello che avviene fuori e dentro di lui. Ma quello che sorprende è l'abilità con cui Vincenzo Calò maneggia la materia poetica, senza mai scadere nell'esibizionismo verbale.

"Il mio lavoro diventa mostruoso a ogni illustrazione [del tuo spirito /di premier votato indirettamente/conoscendo male le ipotesi di riforma/attraverso una gerarchia delle fonti flessibilizzate/in un occidente che pecca di luoghi d'incontro/innescante reazioni chimiche riducibili in fili corti e [finto perbenismo/che si aggrovigliano confondendo i progetti di un [diffuso terrorismo. Verremmo convocati con calma/nella società degl'illuminati."

Questi versi sono tratti da "Secondo nessuna scoperta scientifica", componimento che apre la raccolta. Oltre a dare la misura della metrica, caratterizzata da una libertà soltanto apparente e ben studiata, ci offre un esempio delle modalità con cui i temi sono trattati.
Vincenzo Calò apre le porte alla realtà di una società di cui coglie gli aspetti cruciali, in bilico tra essere e apparire, tra spirito e materia. Inquietante è il riferimento che troviamo al termine del verso, relativo agli illuminati, società molto controversa protagonista di diverse teorie del complotto e oggetto di alcune analisi sul web. Accanto a questo, troviamo aspetti di una società in cui tutto sembra ridursi a un'apparenza, frutto di un disegno preciso.   

Proseguendo nella lettura degli altri componimenti, ecco che la parola poetica sembra delineare un quadro nichilista sotto diversi aspetti. Riporto alcuni versi lampanti in tal senso: "La cultura non possiede più i suoi maestri"; "Dimenticandoti dei maltrattamenti nella famiglia resa sacra"; "Ci confermiamo sterili sul finire di un'estate nervosa sul [tempo che passa/storie umane da seguire/per entrare nel deserto della ragione".

Tutti gli aspetti dell'attualità (web, politica, società, finanza) vengono plasmati nei versi che tracciano solchi indelebili nella mente del lettore; un lettore che si pone in contrapposizione con le immagini di una cultura ridotta allo sbiadito riflesso di uno spirito umano travolto da dinamiche meramente commerciali. Il mondo che troviamo, è quello del Grande Fratello; è il mondo di una comunicazione globale e mediatica che appiattisce sentimenti ed emozioni, percepiti come se fossero filtrati da uno schermo.E' un mondo fatto di vuoti e di silenzi che iniettano nella ragione quel sonno di cui Vincenzo fa cenno nei suoi versi.

Nella gestione della materia il poeta fa trapelare qualcosa di sé. Nessuna rivoluzione sponsorizzata, solo la costatazione e l'anelito a qualcosa che trascenda la realtà, senza però abbatterla. Il poeta osserva il mondo, non con lo sguardo del fanciullino di Pascoli, ma neppure con il pessimismo di Leopardi. Il suo punto di vista, interno ed esterno, è quello di un io in movimento che osserva e si esprime, mostrando un pizzico di malinconia nel suo rapporto con il mondo reale. 

Nella prefazione alla raccolta, Roberto Baldini scrive, a ragione: "Le sue parole devono scorrere liberamente, se le analizzerete una per una, capirete la frase ma non il suo discorso, comprenderete la grammatica, ma non il suo pensiero". Aggiungerei anche che In un bene impacchettato male potrebbe essere letto "tutto d'un fiato" la prima volta; poi consiglierei ai lettori più "forti", di soffermarsi sul libro una seconda volta, affrontandolo con una lettura ragionata,  prestando attenzione a non perdersi nei meandri del pensiero di un autore sicuramente singolare.

In sintesi:
In un bene impacchettato male
è un'opera di alto spessore, una finestra aperta sul nostro mondo e su di noi. E' il frutto di un pensiero maturo e concreto, razionale ma anche ricco di sfumature emotive in cui la parola, teatrale, funambolica, variegata, non è mai fine a se stessa, ma è inserita all'interno di un disegno poetico preciso. Vincenzo Calò è autore di un'opera di poesia che si distingue dai "cori della lirica", dando nuovi impulsi creativi a una poesia che rischia di ripiegarsi su narcisi e comodi banalismi.

L'autore: Vincenzo Calò

Classe 1982, nasce a Francavilla (Brindisi). Diplomato in Ragioneria, ha una vena creativa che lo porta a spaziare tra le discipline artistiche. Ha infatti all'attivo numerosi riconoscimenti letterari, collabora con alcune testate cartacee e online e si è cimentato in alcune rappresentazioni teatrali e musicali. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta di poemetti: C'è da giurare che siamo veri (Albatros/Il Filo).

Scheda tecnica del libro

In un bene impacchettato male

di Vincenzo Calò
Casa Editrice: deComporre Edizioni
Collana: Poetry
ISBN: 9788898671557
Prezzo: € 8,00

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