lunedì 27 aprile 2015

L'intervista: Vincenzo Calò racconta del suo "stare allerta per non scusarsi per il sonno di una Cultura, senza capo, né coda"

Vincenzo Calò, autore de
"In un bene impacchettato
male"
di Roberta De Tomi

La parola come fonte primigenia di Poesia e Bellezza? Come ripristino di valori intellettuali che stanno affogando nell'omologazione e nella levigazione volta alla semplificazione? Vincenzo Calò va oltre. Distoglie i significati di certi termini, ha uno sguardo fisso sul presente... ma soprattutto nella parola trova una dimensione di sincerità che gli consente l'espressione di io poetico vero; ma non per questo, si tratta di un io semplice, anzi.  Dopo la recensione alla sua raccolta poetica, In un bene impacchettato male (leggi qui), l'intervista a questo autore che si distingue. Da leggere, soprattutto se si cerca l'emozione correlata a una parola mai banalizzata.

Ciao Vincenzo, benvenuto su Words.
Grazie Roberta, specie per quel bocciolo di pazienza nei miei confronti, che mi auguro si possa aprire in primis per tua serenità, affinché non si richiuda a causa di opinioni forzate, o addirittura esterne…! E’ un onore esporsi tramite questo blog rivitalizzante già allo scorgere della veste grafica, e che, come ben pochi, è dedicato alla parola intesa come portatrice di temi tormentosi e tormentati, senza dare adito ad alcuna discriminazione; dacché rinfrescata da soggetti che hanno il piacere di ricrearla, determinante per avvicinare il merito di pubblicarla aldilà dei riconoscimenti, sempre più gravati dalla contestualizzazione della Bellezza, restringibile causa dettami socio/culturali impoveriti con la sfiducia nei riguardi di gran parte dei divulgatori, che risultano egoisti, così convinti di sapere tutto da tralasciarne il contrario, specialmente per un moto selettivo che non fa più… specie.

Vincenzo, parlando proprio di parola...  come definiresti il tuo rapporto con la parola e con la poesia?
E’ come se ci fosse in me una sovrapposizione di semplici conoscenze che però ricadono su se stesse, perché l’accertamento di ognuna si rivela impossibile, essendo io indirettamente così affascinato dagli abissi del vocabolario della lingua italiana, che distolgo i significati di certi termini, delle scadenze del Fare, che nessun sig. Nessuno riesce a riscoprire sul serio, per un aspetto curioso dell’essere umano, che mi travolge personalmente, continuamente, e che quindi non sono in grado di condividere per un successo catalogatore, popolare. Tanto vale allora che io ci giochi per rinvigorire della personalità, facendo credere d’essere intellettualmente sano, fino ad accorgermi d’essere sincero con me stesso, con un’armoniosità d’intento più o meno culturale, generata alternando la lettura per logica comune con la scrittura nient’altro che stilizzata di pensieri reali, che, se rifiutati in blocco da un totale espresso istituzionalmente, non fanno altro che mischiarsi per rafforzare un mostriciattolo letterario come me.

Un mostriciattolo letterario che va oltre certi concetti stereotipati di Bellezza... così nasce In un bene impacchettato male. Come e quando?
Analizzando in maniera del tutto spassionata le cronache del tempo moderno in un anno, il 2013, intervallando con l’eccezione dovuta da questioni private, sentimentali, che meritano d’essere appurate immaginando due (e più) anime in Amore, in una gabbia invisibile, costituita dal terrore soggettivo di essere giudicati inferiori per l’incapacità oggettiva di seguire con coerenza degli obiettivi di vita, ossia di penetrare l’imponenza delle cose di tutti i giorni, che hanno smesso di dare retta alla creatività di Madre Natura, e andare oltre. L’idea di raccogliere delle singole constatazioni s'un dono generico, rilanciabile in aria, qual è il complesso delle attitudini morali, pervase dall’inimicizia argomentativa, è riconducibile al titolo di una pseudo-poesia su tutte, In un bene impacchettato male: quello che ho ritenuto più spazioso, per monitorare l’ispirazione quotidiana pregressa, forse suggestionato dalle festività natalizie, di sicuro dimenticato da un Dio nient’affatto minore.

Il mio lavoro diventa mostruoso a ogni illustrazione del tuo spirito/di premier votato indirettamente/conoscendo male le ipotesi di riforma/attraverso una gerarchia delle fonti flessibilizzate/in un occidente che pecca di luoghi d’incontro/innescante reazioni chimiche riducibili in fili corti e sottili di perbenismo/che si aggrovigliano confondendo i progetti di un diffuso terrorismo./Verremo riconvocati con calma/nella società degli illuminati”. Questi versi condensano una serie di questioni cruciali a livello globale con un culmine inquietante, per chi ha sentito parlare degli illuminati. Ci puoi illustrare qualcosa in merito o suggerirci qualcosa, o dai voce ai tuoi versi, condendoli di un silenzio emblematico?
Non puoi che sentirti ospite, e non importa se volontario o no, di una generazione di potenti che non sanno di autocondannarsi alle proprie origini, perché si finge sminuimento contattando un ammasso di ricatti per il solo sogno di rappresentare un numero d’ipocriti, e in un momento che non è mai giusto per cambiare e divenire speciali a sorpresa. L’innocenza purtroppo appartiene all’illusione, non più radicata, di muoversi con umiltà, per apprendere come contribuire energicamente al miglioramento del mondo invece che aspettarne l’incanto della fine…!

Uno sguardo all’oggi… cinico, nichilistico o utopistico? O altro?
Fisso, pieno di emozioni incompiute; per provare a sciogliere i nervi per gesti spontanei ma non per forza complementari, e colorare aggettivi all’ennesima potenza, per definire un punto d’approdo, un sorriso avente la forma di una lacrima, che si lasci risucchiare dal piacere d’esprimersi senza risultare disperati, strumentali. Perché una novità è lungi dal prendere tempo per distaccarsi dalla stranezza del sentirsi liberi, e cullare una mentalità più che maturatasi, affermando la presenza di un raccoglitore di firme sempre e comunque prive di contenuti stravolgenti poco per volta; di un egocentrismo che burocratizza a tappeto bambini che raccontano fiabe agli adulti, accennando a un’esperienza fondamentale come tante, mandando affanculo una debolezza storica come poche.

La raccolta poetica di Vincenzo
Tecnologia e poesia: quali rapporti configuri?
Inaccessibili. Non ancora in grado d’essere riscoperti appieno, ragionando sui problemi attinenti alla politica dell’evasione, e quindi di mantenere impegni gratuiti per dichiararsi sensibili non solo all’occorrenza. Gravosi, se ci concentriamo a ricreare numeri tardivi, fingendo di fregarcene della dimensione moderna prossima allo sballo collettivo. Ma anche sereni, venendo a capo di una competitività irriguardosa, per letture portate a una capacità espressiva che non dia adito al fatto di formarsi con testi classici per vantarsi d’essere intoccabili. E’ che siamo conficcati in una questione di giudizio, disarmonica giacché annebbiata paradossalmente dalle consulenze sull’inconcludenza generica, esasperate da una leggerezza di carattere strumentale che trasgredisce la possibilità d’immaginarsi belli oltre che dannati, ma che influisce comunque. Come schegge di temi d’affrontare, in un progresso compatto ma cieco per agevolare la vita come se la si migliorasse a priori; che aspettano d’essere lucidate singolarmente, perfettamente, sognando la lentezza dei giovani come la frenesia degli anziani.

Che ruolo ha l’io poetico?
Consiste nel dare il buongiorno e la buonanotte agl’ignoranti in maniera del tutto originale, per vedere “l’effetto che fa” e avere di che argomentare con gl’interessati, ma senza che ci si autoemargini. Nel rendere relativo il silenzio tra i poveri che devono tornare ad affascinare con la forza di crescere, di parlare a dismisura. Trattasi dell’intensificazione delle occasioni perdute, per sorprendere nel moto assoluto degli eventi, che deve decretare contatti da narrare in un cenno d’intesa. Di un lavoro da motivare in possesso degli studi dell’autodidatta, per rendere esaustiva almeno una fonte d’informazione inattendibile, pubblica. Comprendendo un patrimonio di rifiuti immateriali, ma considerandoci fedeli all’Attualità invece che alle citazioni al merito di certi maestri.

Che ruolo ha, o chi o cosa è l’essere umano?
E’ esistenza da baciare, con quell’insana voglia di riprodursi per poi svanire tragicamente. Parole intrattenibili per registratori di carne e fiato, che scatenano la mitologia nei perdenti. Un elemento radicale, su cui testimoniare, senza sapere invece che lo stai a blindare dacché divorato dalle strategie ridicole di un personaggio autorevole, che aspira alla libertà degli altri. Ciò ch’è più distante dalle indagini per un eccesso di descrizioni gravante sui peccati commessi senza credere di diffonderli, qual è la bramosia del diritto di tutelarsi dalle fragilità similari; la decisione di rinviare a data da destinarsi la propria consacrazione culturale, combinata avendo paura di tradire qualsivoglia denuncia civile, con la cortesia nell’amare esclusivamente per ringraziare, a costo d’impazzire e cambiare aria per divenire grandi.

Nella poesia che dà il titolo alla raccolta c’è “un biglietto d’amore accartocciato sul pulsante da premere/per girare a vuoto e alzare la voce severamente ma non seriamente/in innumerevoli lampi di genio congelato”. L’amore è forse un catalizzatore per un genio congelato?
E’ l’intento ottenuto nelle pause di un lavoro che non sortisce alcun tipo di curiosità qual è suscitare quantità come se certi di centrare l’aspetto funzionale della globalità. L’invito privato per sempre dall’abitudine di spettegolare per ammazzare il tempo, che avverti nella solitudine mai apparente, ad andare oltre e significare qualcosa di nuovo davvero, conscio però di complicare un sistema d’affanni per dimostrare ai soliti che si è disponibili o ancor peggio tecnologici, che con le lamentele si abusa della propria innocenza; dando l’idea di fuggire da responsabilità che ci siamo semplicemente stancati di colorare, coperti dal superfluo delle tradizioni di famiglie o aziende che magari si fregiano, in difficoltà di psiche, di proprietà impensabili per regredire, da cui dipendono soggetti dal talento sempre meno percettibile, alla riprova degli scatti distruttivi.

Rispetto ai versi: hai lavorato seguendo un “metodo” particolare?
Con l’entusiasmo nel mantenere una forma purché sia regolabile solo dall’autore, per divertimento, dunque quando si sente incontrastato; immergendomi nello spazio di un sms da non inviare mai d’istinto, bensì schiarendo le teorie personali badando alla punteggiatura in un tempo successivo, smussante… ma non i ricordi di quant’ho assunto in pratica, amaramente, che per fortuna e purtroppo si liberano in silenzio non dovendo comportare alcuna qualifica, ovvero delle scadenze per un significato vitale, metaforico. Col piacere di stabilire pause d’indispensabile garbo tra le mie forze di volontà, per leggermi alla fine, senza rassegnarmi ai limiti di comprendonio degli altri, compiuto oramai il passo in avanti: fottermene del tempo a disposizione per far contenti gli altri; sapendo ch’è incantevole ancora tirare fuori della sensibilità quando ci si ritrova in parole ch’esigono la poesia!

Che cosa significa per te aver scritto e pubblicato questa raccolta?
Farmi del bene, col permesso di coloro che mi vogliono bene. Girare e rigirare il tassello di un mosaico qual è l’accettazione del mio essere in carriera mentre molti mi danno dell’illuso malignamente e maldestramente, ma intanto si cagano sotto partorendo un’idea del domani. E poi stare allerta per non scusarsi per il sonno profondo di una Cultura senza capo né coda, assorbita dalla quotidianità dei finti re(l)azionari, come se gl’iniziatori avessero invece smesso di definire la straordinarietà di ogni scelta da compiere in un dove che si deve levare troppi occhi di dosso, ma che non si vuole incastonare all’improvviso tra i sogni che ci restano, ovvero dell’autore emergente, che si lamenta del lettore che pecca di mania di protagonismo.

Prossimi progetti/obiettivi?
Essere il Bruno Vespa della poesia italiana, uscendo annualmente con la constatazione pseudo/amichevole di come la solitudine umana non venga purificata, e si lasci toccare da ordinanze di carni troppo presto beatificate, dovendo piuttosto recuperare un modo almeno per incidere sui potenti di questa o quella terra, impensabili avendo affissato disegni criminosi su frigoriferi indimenticabili dacché svuotati e lasciati aperti. E poi, criticare i miei colleghi senza fare loro del male; collaborare con testate giornalistiche (per non dire nucleari… anzi, se mi girassero le palle, una testata nucleare se la meriterebbe l’o.d.g. specie dalle mie parti, per quanto sia divenuto inutile, spesso e volentieri scriteriato e distante da tante realtà redazionali), blog e associazioni informando correttamente ma non dimenticando di filosofeggiare amabilmente, anche facendo emozionare meglio di una guida turistica dei viaggiatori (stranieri pur parlando la mia stessa lingua), camminando e descrivendo in prosa il mio paese d’origine, senza sbattere la testa sui monumenti, o lasciarsi prendere alla cieca da tradizioni, usi e costumi (il progetto, che s’intitola “All’anima di… Francavilla!”, è uno dei tanti descritti ed evidenziati in un opuscolo distribuibile alle reception di svariati alberghi e masserie situati dentro e intorno a una cittadina, Francavilla Fontana, che un’associazione, la Koinos, sensibilissima al destino di una terra splendida e ancor più vasta com’è il Salento, vorrebbe esaltare in maniera insolita). Infine, ci terrei tanto a rinfrescare le idee a un certo Renzo Arbore, su come sono bravo a cazzeggiare e quanta ispirazione generi quest’attività (iscrivetevi di corsa al canale youtube di “Cazzeggiando in sospensione”, che curo con Antonio Maria Karelias Ferriero, un caro amico e compagno di sfighe, nonché membro number one della Koinos)… cioè mi ci vedrei bene nel cast di una nuova edizione di “Quelli della Notte”, per esempio.

Vuoi aggiungere altro?
Ah, sì: ti voglio bene.


R.: Vincenzo, come si fa a non volerti bene? Su tutto, O.d.g. compresi. Grazie per il tuo tempo, ma soprattutto per la TUA poesia.

Per leggere la recensione di In un bene impacchettato male: http://notfactsonlywords.blogspot.it/2015/03/in-un-bene-impacchettato-male-la-poesia.html


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