venerdì 29 maggio 2015

Laura c'è: negli occhi di un'Accompagnatrice (ma con altri titoli ed esperienze) che cerca di sfuggire alla condizione di Neet

di Roberta De Tomi

La chiamerò Laura, anche se il suo nome è un altro. La sua è una di quelle storie che lasciano il segno.
Non tanto perché si tratta di una storia inedita; al contrario,  di storie come le sue ne troviamo a bizzeffe. Ma credo che nel contesto del discorso che stiamo portando avanti, sia emblematica. Essa rappresenta infatti il termometro di una condizione in cui si rischia di sprofondare, dopo avere toccato il fondo; la storia di Laura dimostra, infatti e ancora una volta, l'ipocrisia dilagante, associata alla situazione della #GenerazioneNeet. Il meccanismo è semplice: basta fare finta di nulla e i problemi non esistono. E' anche la grande lezione dei media: quando tu smetti di parlare di qualcosa o di qualcuno, questo qualcosa o questo qualcuno automaticamente smette di esistere. Nella realtà dei media ovviamente. La realtà concreta, quella fatta di persone e non di selfie e di divismi sciommiottati, è ben diversa. Laura a un certo punto del suo percorso di ricercatrice instancabile di un lavoro,  ha ceduto alla disperazione: ha risposto a un annuncio in cui era richiesta un' Accompagnatrice. Accompagnatrice... si dice così, ma poi si scopre il sottobosco variegato cui questa parola è strettamente correlata. Per il caso di cui andiamo a parlare, essa costituisce il ripiego per agevolare la fuga disperata dalla condizione di Neet. Giusta, sbagliata? Non deviamo il discorso imboccando la strada dei moralismi più beceri che di certo, affossano i problemi, anziché risolverli. Parliamo di Laura. Una che è tutto, tranne che una "Bambocciona".

Prime (Dis)avventure di Laura

Laura sa che i titoli non contano. Ma le esperienze, quelle sì, e le elenca nel suo curriculum, come da prassi.
Lei è una ragazza come tante. Non si definisce un fenomeno, ma semplicemente una che gli impegni se li è sempre presi con la massima serietà. E ansia. Tanta ansia. A Laura piace fare le cose bene. Ed è una di quelle persone che vuole camminare sulle proprie gambe. Non ha troppi grilli per la testa: la ragazza vuole una vita normale. Un lavoro con cui arrivare a fine mese, possibilmente accordante alle sue inclinazioni e al suo percorso formativo; ma in caso negativo, non si fa problemi a ripiegare su attività alternative. Inoltre vorrebbe una famiglia con il suo fidanzato storico. Niente di eclatante... ma di questi tempi, la normalità sembra appannaggio di un numero decrescente di persone. Privilegiati? Forse.
Fatto sta che Laura inizialmente percorre la sua strada, serenamente. Le sue prime esperienze di lavoro le macina all'università per pagarsi gli studi. Fa la cameriera, la promoter nei centri commerciali, la commessa. Malgrado le occupazioni che la tengono impegnata full-time e nel fine settimana, mantiene costante lo studio, al punto da riuscire a laurearsi senza andare fuori corso. "Studiavo anche di notte - racconta la nostra Neet - e per tenermi sveglia, bevevo litri di caffé. Volevo terminare gli studi nei tempi per evitare di pagare le more e per non ritardare troppo il mio ingresso nel mondo del lavoro."
E così Laura è arrivata alla Laurea magistrale in Marketing e Comunicazione (scusate il gioco di parole), dopo quella triennale in Comunicazione. Incoronata di alloro è pronta a proporsi alle diverse aziende.
Inizia così la sua (dis)avventura. Il suo sogno o meglio, il suo obiettivo, è quello di lavorare in un'agenzia di comunicazione. E qua iniziano le note dolenti... della gavetta. Quella che ormai dura, se va bene, anni; a volte, dura per sempre. A venticinque anni, Laura esordisce con uno stage presso un'agenzia di comunicazione. Per inciso, due mesi non retribuiti, ma la speranza di riuscire a inserirsi nell'agenzia è grande, insieme al desiderio di raggiungere il suo obiettivo. Ama concretizzare le sue idee, solo che ai tempi del 2.0, il copywriter deve avere anche robuste competenze di grafica. Ma Laura non ha paura: si rimbocca le maniche per imparare e poi comincia a studiare Illustrator, Indesign... gli esperti del settore sanno di cosa si parla!
"All'Università ho imparato a usare molto bene Photoshop, ma durante lo stage mi sono resa conto che per essere competitiva dovevo saper usare anche altri programmi. Così mi sono messa a studiarli."
Altri litri di caffé?
"No grazie" risponde "Di caffé ne ho bevuto troppo all'Università!"
Ridiamo, ma poi il sorriso della ragazza si spegne come il mozzicone di una sigaretta schiacciato nel posacenere. L'espressione torna seria, nello sguardo si scorge un velo di malinconia. Ma torniamo a lei, alla sua vicenda.
"A volte venivo lasciata da sola. Magari rischiavo di passare un'ora "buca", così ne approfittavo per fare prove di grafica."
"Lavoravo con una tizia  che - continua Laura - quando ha potuto, si è appropriata di una mia idea creativa.  E io, ovviamente, ultima arrivata, sono rimasta a fare il palo e a ingoiare lacrime amare, mentre la tizia consolidava la propria posizione e si prendeva i complimenti. Per inciso, era anche piuttosto carina. E molto lecchina. Con me recitava la parte della crocerossina che ti spiegava le cose facendoti sentire una cretina. Con il capo srotolava chilometri di lingua e mostrava qualche accenno di scollatura. Giusto per gradire. E poi, quando è arrivato il momento, mi ha fregato l'idea."Laura però non si abbatte. E' veramente una ragazza tosta e s'impegna, come sempre.
I due mesi volano e... sorpresa... il "grande capo" la vuole nello staff. Ma ovviamente mette le mani avanti. Le parla di collaborazione. L'assunzione pare utopica, ma intanto per un paio d'anni, tra continui rinnovi, sembra che si possa procedere.
Siamo alla fine del 2009. La crisi si fa sentire, ma non troppo, e l'agenzia lavora. Laura spera in un'assunzione. Ma mano a mano che i mesi passano, la crisi peggiora. E per la sua azienda si apre una fase difficile, che contempla anche dei tagli in termini di costi. E ovviamente, di personale. Il capo che dichiara di apprezzare il suo operato, le illustra la situazione e le propone una collaborazione libero-professionale. In pratica, Laura dovrebbe aprire la partita iva. Laura non accetta perché sa cosa comporta l'apertura di una partita iva. E ancora non si sente pronta per fare questo "grande passo".

Searching for... la precarietà!

Così, a metà del 2010, la ragazza viene lasciata a casa. Per fortuna, avendo intuito la situazione, aveva già inviato dei curricula alcune settimane prima. Nell'arco di pochi giorni, la nostra inizia a fare una serie di colloqui più o meno fortunati. Per tre anni si barcamena tra collaborazioni (incarichi per progetti grafici, redazioni di articoli di giornale, persino qualche lavoro di traduzione), alternando momenti di attività a momenti di blocco totale. Sarà superfluo dire che gira come una trottola e non ha orari. Lavora da lunedì a domenica, senza godere di ferie o malattie pagate. Nel frattempo, la crisi morde sempre più e i contratti sono sempre più precari. Il tempo passa. Per fortuna ha alcuni amici che gestiscono un locale: lì lavora tre o quattro serate a settimana. E intanto continua a studiare. Senonché, a luglio 2013, Laura resta senza lavoro. Continua a servire tra i tavoli, anche se, sempre a causa della crisi, gli amici chiamano le cameriere soltanto nelle serate di maggiore affluenza. Così Laura riprende la sua ricerca serrata. Invia CV, passa ore al telefono, cerca di ritagliarsi uno spazio... e intanto il tempo passa, e-mail e telefono tacciono e lei inizia ad abbattersi. Nessun incarico, su alcuni annunci legge un massimo 28-29 anni che la lascia allibita. A trent'anni sei già vecchia. E anche quando rispondi ad annunci in cui il tetto si alza, c'è sempre qualcosa che non va.
Così, arriva Natale... un Natale triste, ma Laura cerca una ragione per non cadere in depressione. I genitori lavorano, anche se a scarto ridotto, e lei ha qualche somma accantonata che le permette di sostenere qualche spesa di casa.
Laura però si sente mortificata. Sente di avere gettato al vento anni di gavetta e di impegno.
Le festività natalizie passano, rapide, portandosi via le luci e ... il fidanzato. Come si dice? Incompatibilità di carattere? Vabbé, lei mi dice di passare oltre... e arriviamo a gennaio.
La nostra inoccupata sta spulciando di nuovo tra gli annunci, questa volta pubblicati su web.
E racconta: "Ogni volta che mi imbattevo in un annuncio pertinente alla mia ricerca, si accendeva una luce di speranza, subito spenta da un requisito che non avevo. A ogni modo, io mi proponevo. In fondo, come si dice? Tentare non nuoce... Ma..." Niente. Qualcuno le risponde affermando che sta cercando un neolaureato.  Un altro risponde che hanno ricevuto centinaia di Curricula e che hanno ripiegato su altre figure. Altra mazzata per Laura, che è sempre più avvilita. Le settimane passano e lei avverte gravare su di sé il peso del fallimento. Che non è un reale fallimento, perché conosce altre ragazze che vivono una situazione simile alla sua.
"Avrei un elenco infinito, ma ovviamente, preferisco riferire la mia situazione."
Ben detto Laura che, malgrado l'umore ingrigito, non perde la voglia di darsi da fare. Alterna le ricerche alle serate al locale, ma avverte il peso di una situazione che si fa di giorno in giorno sempre meno sostenibile.
Finché non arriva il momento. Quel momento. Quante volte le capita di adocchiare "quel" titolo...

E poi... quell'annuncio, per cambiare la vita


Accompagnatrice. All'inizio ride, poi pensa che non sarebbe tagliata. Infine chiude il sito, dandosi  della scema.
"Ma cosa vado a pensare."
Sicuramente la figura richiesta deve essere almeno una modella. Per intenderci: alta, magra, praticamente quello che lei non è. Anche se in realtà, Laura non è male: statura nella norma, fisico armonico, bei lineamenti. E truccata e abbigliata con eleganza...
No... stop! Ma che cavolo ha in testa? E' vero, dai diversi racconti e resoconti letti tra blog e periodici, sembra che quella dell'accompagnatrice sia tutto, fuorché una figura mitologica. E a giudicare dalle richieste più o meno velate (oserei dire meno velate, ma la maggior parte delle persone preferisce apporre una bella e "farlocca" censura) i vantaggi economici non mancano.
A volte Laura fa questi ragionamenti, ma poi si dà della scema.
Meglio spegnere il computer e mettersi a letto, pensa la ragazza.
Laura, quindi, infila il pigiama a leggere un libro. Un'altra giornata è letteralmente volata, ma il sonno non lascia alcuna traccia sulle sue palpebre.
"E se..."
Quella parola non la fa dormire. Ha lasciato in lei la traccia di una tentazione.
"Provo a spegnere la luce per dormire, ma in testa si affastellano tutti i pensieri possibili. Sono alimentati dall'idea che sta prendendo forma dentro di me. L'idea di essere semplicemente una fallita, senza soldi, senza lavoro. E "quel" lavoro mi permetterebbe guadagni rapidi e proficui."
Laura si gira e rigira nel letto. Ha in testa mille domande e ripensa all'agenzia di comunicazione.
"Perché, pur avendo io idee e maggiori capacità, hanno fatto andare avanti la lecchina? E' questa la meritocrazia di cui tutti parlano? E se la tizia fosse andata a letto con il capo per ottenere il posto? Che differenza c'è, a questo punto, tra fare "quel" lavoro e andare a letto con qualcuno per ottenere un posto di lavoro?"
No, in realtà, non è detto che la tizia sia andata a letto con il capo.
Ma Laura si arrovella, e ovviamente sono quesiti che restano senza risposta, alimentati dal fuoco del rimpianto. Laura amava il lavoro in agenzia. E il fatto di non essere riuscita a raggiungere l'obiettivo che si era prefissata con tanta determinazione, è la dimostrazione che l'American Dream non funziona. Anzi, ha solo creato illusioni.
A un certo punto, la ragazza, colta da un'irrefrenabile frenesia, si alza dal letto.
"E se lo facessi? E se..."
Sente di non poter più aspettare. Stanca di ricevere dei no, anche quando si candida per profili che corrispondono perfettamente al suo.
Per lei è tutto assurdo. Si sente lei stessa la protagonista di una situazione kafkiana. Ma forse...
Si alza di scatto, va alla scrivania, accende il pc, torna sul sito di annunci e intercetta quello che aveva già notato.

Libero-professionista cerca un'accompagnatrice per piacevoli serate. Massima discrezione e serietà.

Laura sposta il mouse, affinché il cursore vada nella finestrella della risposta.
"Non mi occorrono troppe parole: quelle che ho in testa e scrivo sono sufficienti. E invio il messaggio senza troppi alambicchi mentali. Poi spulcio la mia casella di posta, dove ricevo la conferma che il messaggio è stato recapitato. E improvvisamente mi sento stanca. Come se mi fossi sgravata di un peso. Cosa che non mi so spiegare, vista la situazione in cui mi sto impelagando"
Così la nostra ragazza spegne tutto: pc, luce, testa. In un attimo resetta tutti quei pensieri e quella sensazione di avvilimento di cui si è nutrita fino a quel momento, per lasciare posto al sonno che la coglie improvvisamente.
Passata la notte, Laura si avvicina con timore allo schermo nero.
"Mentre aspettavo che si caricassero i dati"rivela "Sono diventata un caleidoscopio di emozioni. Non so descriverti quello che avevo in testa. Finché non si è caricata l'email e non ho letto la risposta."
Già... la risposta. Quella del tipo, per inciso.
(Per ovvi motivi, ho censurato le parti indicative delle e-mail relative a date e a info precise)

LUI:
XX (X@Xmail.com)
XX/ XXXXX/2014 ore 10.XXXX
A: XXX@XXXmail.it
"Buongiorno. Mi racconti qualcosa di te? Posso vedere qualche tua foto"?

Laura non si agita (e non sa spiegarsi il perché), anzi, risponde. E sta al gioco, come se per anni non avesse fatto altro. Così comincia uno scambio di e-mail alquanto fitto.


LAURA: Il giorno XX XXXXX 2014 10:XX, XXXXX <XXXX@XXXmail.it> ha scritto:
Sono nata nel XXXX in provincia di XXXX. (...) Mi piace stare a contatto con le persone e sono curiosa, anche se al contempo sono molto riservata e discreta. (...)"
Allego alcune foto.

LUI:
Da: XX (XXXXX@XXmail.com)
Data invio: XXXX XXXX XXXX 2014 11:XXXX
A: XX (XXXXX@XXXmail.it)
Posso conoscere il compenso da te richiesto?

LAURA:
Il giorno XX XXXX 2014 11.XX, XX <XXXXX@XXXmail.it> ha scritto:
Mi può dire qualcosa di lei? Se per lei va bene, sono disponibile dalla prossima settimana e compenso XXX euro a sera.


LUI:
Da: XX (XXXXX@XXmail.com)
Data invio: XXXXXX XX XXXX 2014 11:XX XX
A: XXXXX (XXXX@XXXmail.it)
Possiamo darci del tu comunque. Cosa vuoi sapere di me?

LAURA:
Il giorno XX XXXXX 2014 11:XX, XXXX <XXXX@XXXmail.it> ha scritto:
Ok. Se si può sapere, età, di cosa ti occupi e interessi.
Poi, per l'aspetto più organizzativo: Dove ci si incontrerebbe e orari.

LUI:
Da: XX (XXXXX@XXmail.com)
Data invio: venerdì XX XXXXX 2014 11:XX XX
A: XXXXX (XX@XXmail.it)
Ho XX anni, sono un XXXX e mi occupo di XXXX.
L'incontro potrebbe avvenire in hotel a XXXX in una data in cui sarò in città (...).

LAURA:
Il giorno XX XXXXX 2014 11:XX, XXXX <XXXXX@XXmail.it> ha scritto:
Ok. (...) Aspetto tue indicazioni.

LUI:
Da: XX (XXXXX@XXmail.com)
Data invio: XXXXX XX XXXXX 2014 11:XX XX
A: XXXXX (XXXX@XXXmail.it)
Non ho nessuna richiesta specifica per l'abbigliamento, (...) Posso vedere qualche tua foto in intimo o costume?

LAURA:
Il giorno XX XXXX 2014 11:XX, XXXXX <XXX@XXXmail.it> ha scritto:
Ok. Ecco la foto.(...)

LUI:
Da: XX (XXXX@XXmail.com)
Data invio: XXXXX XX XXXXX 2014 11:XX XX
A: XXXX (XXXX@XXXmail.it)
Puoi lasciarmi un numero di cellulare a cui chiamarti? Sui servizi che offri cosa puoi dirmi?

LAURA:
Il giorno XX XXXX 2014 11: XX, XXXXX <XXXX@hotmail.it> ha scritto:
(...)Il numero XXX-XXXXXXX :-). (...)
Sui servizi, preferisco che ci sentiamo a voce, prima della serata.
(...)


Noi ci fermiamo qua, ma lo scambio di email tra Laura e l'uomo dura diversi giorni. Ovviamente non mancano scambi di battute molto audaci, con richieste precise annesse e connesse, e d'altro canto Laura sta al gioco, senza però esporsi pesantemente.
"A volte me lo chiedo. Che cazzo stai facendo Laura? Ma poi procedo."

Bamboccioni e altre morali? No!

E noi, non facciamo morale spicciola. Irrita di più la morale spicciola di chi continua ad applicare epiteti ai giovani, quasi a voler convincere i media addicted che il problema non sia insito nel mondo del lavoro con tutte le problematiche  annesse; no, a sentire tanti "colpevolisti", sono i giovani che non hanno voglia di lavorare.
A proposito, segnalo questo articolo pubblicato su Gli Spaccia Lezioni, cliccando qui.
Tralascio di riportare e commentare affermazioni in cui i giovani vengono associati a un concetto svilente, che "fa dell'erba un fascio", in maniera pregiudiziale. Tralascio anche tutte le considerazioni che riguardano la ricerca del lavoro, tra vincoli d'età, raccomandati (non dovrebbero essere forse loro i veri Bamboccioni... a no, i raccomandati sono intoccabili) e annunci probabilmente falsi. Tralascio pure tutte le gravi problematiche che riguardano il mercato del lavoro, per tornare alla storia di Laura. La nostra ragazza non procede oltre con la narrazione, ma vuole lasciarci un messaggio.
Il suo caso forse è l'emblema dei casi di altre ragazze (e ragazzi, direi!) che, disperate e in assenza di una collocazione lavorativa, optano per percorrere "vie alternative". E non stiamo parlando di una Bambocciona. Non mi soffermo nemmeno sulla componente morale, non esprimo giudizi: è sbagliato ridurre il suo caso a una sequela di rimbrotti che non risolvono un problema che è sociale e non individuale. Del resto, inutile fare gli gnorri: basta spulciare i siti e gli annunci... la vita ci scorre sempre sotto gli occhi. E in tempi di crisi, a quanto pare, certe prassi non tramontano, anzi, sembra che la disperazione sia un pretesto che alimenta certe situazioni.
Queste sono le contraddizioni in cui la nostra società si dibatte. Una società in cui, stando ad alcuni dati, gli italiani sono al primo posto per la pratica del turismo sessuale (leggi l'articolo de Il Messaggero, cliccando qui). 
Sarà davvero così? Sono sicuramente emblematiche le parole che chiudono l'articolo: "Solo a voler guardare. Solo a voler sapere."
Anche quando si parla di situazioni particolari, ecco che cala il velo dell'omertà. Mentre ci si dibatte su questioni quali le unioni omosessuali, ci sono persone che, disperate, percorrono strade in cui potrebbero perdersi. E nessuno si scandalizza o fa reali battaglie, in questi casi.

Ricapitolando: Laura, l'annuncio, i sogni infranti e i Neet

Quella di Laura è una storia tra le tante, ma anche un storia speciale. Laura è una Neet che a un certo punto ha deciso di rispondere a un annuncio. Ha deciso di cercare la salvezza in qualcosa che non ti salva, mentre tutti si tengono ben stretti il salvagente che potrebbero lanciarti. Già, perché, tu sei solo una Bambocciona, il problema è solo tuo se non trovi lavoro. Per il resto, si finge che il problema non ci sia. Basta che non lo guardi e che non guardi negli occhi di un Neet che chiede solo la possibilità di realizzare un sogno. Un sogno concreto calato in una vita reale, senza glitter o plastiche facciali. Laura avrebbe voluto solo quello. Avere un chance, oltre l'età, oltre i vincoli in cui, giorno dopo giorno, i Neet si sentono avvinghiati. A volte sembra che non ci sia spazio per la libertà di realizzare i propri sogni. Libertà che non è indice di carriere spianate, questo lo sottolineo. Si tratta di persone che il mazzo se lo vogliono fare, magari chiedendo un briciolo di meritocrazia. Poi ci mancherebbe: non esistono valutazioni oggettive, siamo tutti umani e soggeti a simpatie che orientano le nostre scelte.

Ma spesso, per storie come quella di Laura, si fa finta di niente, liquidandola con il solito, fastidioso epiteto. Bambocciona. E non aggiungo un altro epiteto, più offensivo. In tal modo,  distogliamo gli occhi dal problema, credendo di averlo risolto. Ma gli annunci come quello di Accompagnatrice cui ha risposto Laura,  non sono favole e nemmeno chi risponde a questi annunci è una creatura uscita da un fantomatico mito greco. Come nemmeno la disperazione e il senso di frustrazione che portano a scelte più o meno obbligate, è mitologia. E la scelta di Laura lo dimostra.


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