lunedì 18 maggio 2015

"Nightwalkers - I figli del tramonto": la scelta tra il bene e il male si dipana attraverso una scrittura asciutta, ma ricca di citazioni, in un romanzo "molto americano"

di Roberta De Tomi

Jude e la scelta tra il Bene e il Male (e tra due amori). Lo schema è collaudato e ricorrente nel genere fantastico (e non solo). Che sia fantasy, urbanfantasy, horror, ci troviamo di fronte a un classico. Con Nightwalkers - I figli del tramonto (Sperling&Kupfer) sequel de Il bacio di Jude (dello stesso editore), Davide Roma, autore che abbiamo incontrano alcune settimane fa (leggi l'intervista, qui) ha applicato lo schema citato, sviluppando una trama dal ritmo avvincente, ricca di citazioni e di una verve "molto americana".


Parte a rilento, ma mano mano che si procede nella lettura, Nightwalkers - I figli del tramonto (Sperling & Kupfer) ci coinvolge in maniera crescente, rivelandosi un romanzo piacevole, di facile fruizione ma non superficiale, come qualcuno potrebbe pensare di primo acchito. Questo lavoro nasce da un background culturale ricco di contaminazioni, tradotto in numerose citazioni che ampliano e impreziosiscono l'intreccio, senza appesantirlo. A questo si aggiunge il dilemma di Jude, il diciasettenne protagonista della storia, catapultato in una situazione ben più grande di lui.

Senza svelare troppo: nel primo libro, Il bacio di Jude, il protagonista scopre di essere in possesso di straordinari poteri. In Nightwalkers, Connor, il padre adottivo che lo sottopone a un addestramento finalizzato a potenziare le sue straordinarie facoltà, preme affinché il ragazzo intraprenda il Sentiero della Mano Sinistra. Per farlo, impone alla famiglia (composta da lui, dalla moglie Marthe e dallo stesso Jude) un trasferimento in Alaska, affinché il ragazzo dimentichi gli affetti che lo legano al suo lato umano, unico freno alla totale espressione del demone che è in lui. L'adolescente sembra ormai indirizzato al Male; a New York, dove viene inviato da Connor per sviare le ricerche dei Penitenti Bianchi, compie diverse azioni malvage; durante una di queste, accade però qualcosa che gli fa recuperare i ricordi della vecchia vita. A questo punto, Jude, di nuovo in viaggio, si troverà a dover effettuare la scelta cruciale, inclusa quella relativa all'amore. Amber o Emily?  Ma prima, il Bene o il Male? E quali conseguenze avrà la sua scelta?

Se all'inizio del romanzo Jude ci appare come un individuo imbattibile, in seguito fa emergere la sua personalità di adolescente in crisi, complice l'episodio newyorkese che gli riporta alla memoria offuscata dal Male, la sua amata Emily. Da qui, ritroviamo quelle sensazioni particolari, legate al sorgere del sentimento e del desiderio erotico; ma anche l'amicizia con Big Head, il classico genietto dell'informatica che ci ricorda tanti Nerd delle commedie giovanili americane anni Ottanta e Novanta. Ancora, troviamo le passioni dell'adolescente, tra musica e sogni. L'adolescente che, prima o poi, dovrà diventare grande.

Malgrado i riferimenti a modelli letterati e cinematografici evidenti, i personaggi non sono intrappolati nel cliché, ma hanno le loro peculiarità. Le oscillazioni di Jude  vengono rese attraverso l'azione e il dialogo, evitando di giocare la carte dell'introspezione esasperata attraverso monologhi che contribuirebbero ad allentare la tensione narrativa. Big Head è il piccolo genio dell'informatica che richiama figure mitiche del settore quali Mark Zuckerberg, Bill Gates e Steve Jobs.  La bella e dolce Emily fa da contraltare alla "punk" Amber; nel delineare il rapporto tra le due, Davide Roma evidenzia un dualismo classico nel triangolo amoroso, che avrebbe potuto essere giocato sulle dinamiche di una rivalità più accentuata. Per essere due rivali in amore, per di più adolescenti, Emily e Amber non si destreggiano tra schermaglie e frecciate tipicamente femminili; piuttosto trattengono la rispettiva gelosia in un modo che può destare qualche perplessità, proprio considerando l'età e le differenze  che le caratterizzano.

Buona anche la delineazione degli altri personaggi: cattivo (e sofferto, come tutti i cattivi) al punto giusto è Connor, mentre affascina la figura di Freund, l'Imperator convertito che non manca di sorprendere il lettore, grazie a una serie di rivelazioni connesse a Jude. Rispetto al ruolo che ha nella storia, sembra restare un po' in sordina, invece, Liana; e anche John Doe avrebbe potuto avere una delineazione più  incisiva.

Il primo libro dedicato
alle vicende di Jude
Davide Roma attinge a piene mani alla cultura esoterica: da Aleister Crowley al Sentiero della Mano Sinistra, arrivando a Shaitan, ovvero diavolo che si ritrova nella teologia islamica. Inoltre la narrazione è ricca di riferimenti e citazioni di matrici differenti: dal Fantasma dell'opera che (e qua, non spoilero!) diventa protagonista di un'azione di Jude, si arriva persino agli Hell Angels (un pezzo di cultura americana motociclistica). Inoltre l'autore fa riferimento a Keats, Shelley, e allo stesso Crowley, ma anche ai Depeche Mode e all'hair metal USA. Ogni citazione è messa al posto giusto e non crea dissonanze all'interno del romanzo, grazie alla capacità che l'autore mostra di gestire la materia.

Relativamente allo stile, Davide Roma presenta una scrittura pragmatica, agevole e coinvolgente che, come afferma nell'intervista, s'ispira alla narrativa americana (da Hemigway ai minimalisti). E la lettura lo conferma: l'autore va al dunque, evitando parole "di troppo". Il romanzo ha un suo punto di forza lampante nei dialoghi: costruiti molto bene, coinvolgono il lettore nella vicenda. Corretta la scelta del narratore in terza persona, gestito bene e con la presenza di punti di vista diversi, mai dispersivi.

Lascia un po' perplessi il finale: da una parte è di sicuro effetto e non prevedibile, dall'altra, pare affrettato con un'ellissi alquanto rilevante, soprattutto in rapporto alla scelta che Jude è chiamato a fare. L'autore avrebbe potuto focalizzarsi maggiormente sulle implicazioni di questa decisione, cruciale per il romanzo. Tuttavia questo finale resta un elemento sorprendente, che fa pensare a quelli di molte opere americane (finali spesso lontani dal concetto di verosimiglianza, radicato invece in Italia); sicuramente è in linea con il mood del romanzo e con le intenzioni dell'autore. 

In conclusione

Nightwalkers - I figli del tramonto
è una buona prova di Davide Roma. La lettura scivola via, grazie a una scrittura, pragmatica, essenziale, ma anche avvincente. Il mood americano è tangibile, ma al contempo si fonde ad altri elementi, tra citazioni e richiami a diversi ambiti culturali. Il romanzo dà l'impressione di essere nato per diventare un film, complici l'azione i dialoghi molto ben costruiti. Lascia perplessi il finale che sembra anticipato rispetto allo sviluppo che il romanzo avrebbe potuto avere. Nightwalkers è una lettura gradevole, d'evasione, ma ricca di spunti interessanti e curiosi, su magia, esoterismo&Co.     

Per leggere l'intervista e visualizzare le schede dei due libri, clicca qui

 
 

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