martedì 9 giugno 2015

7 milioni a casa... siamo tutti Bamboccioni? #GenerazioneNeet

di Roberta De Tomi

Un titolo volutamente provocatorio, ma arrivo subito alla notizia, che è stata resa nota in questi giorni. E i numeri fanno paura. Secondo le stime, sono ben 7 milioni gli italiani a casa. Di questi, 3,3 milioni sono disoccupati, mentre 3,5 milioni hanno smesso di cercare. Di questi 3,5, almeno la metà hanno rinunciato a coronare l'obiettivo lavoro, perché sfiduciati.  Questi sono i dati Istat: allarmanti di sicuro per l'entità elevata di persone che non lavorano. Ma parliamo ovviamente dei numeri che non rendono la portata umana della situazione. Già immagino opinionisti in pole position per dipingere, di nuovo, l'Italia dei Bamboccioni, mentre da parte di molti media, la retorica si spreca, insieme ad analisi superficiali.  Riporto una dichiarazione di John Elkann, presidente di Fiat, risalente a circa un anno e mezzo fa : "Il lavoro c'è, ma i giovani non hanno la "giusta ambizione" a trovare un lavoro, spesso non hanno stimoli o ambizioni." (Tratto da Huffington Post, 14/02/2014)

Una dichiarazione, quella del presidente Fiat, rispettabile, ma associabile ad altre fatte nel corso degli anni e indirizzate ai giovani. Italiani poco ambiziosi? Poco motivati? Nuove generazione cresciute nella comodità e dunque incapaci di lavorare sodo per costruirsi un futuro? Sono convinta che prima di fare dell'erba un fascio, occorra andare oltre la superficie delle cose. Di giovani motivati e volenterosi ce ne sono; come ci sono quelli che se ne stanno in panciolle, sperando nel miracolo.
Di certo, negli ultimi mesi, l'impressione è che molti media (non tutti) spingano sull'immagine del Bamboccione che non ha voglia di lavorare e che non intende fare sacrifici. In tal modo, si demandano tutte quelle problematiche da sempre denunciate da chi il lavoro ha sempre cercato di procacciarselo, senza troppe lamentale. Qualsiasi lavoro: la laurea è un dettaglio, d'accordo. I sogni possono essere procrastinati, mentre la pancia vuota no.  E' certo che l'assenza di risposta all'invio di un Curriculum Vitae, è un dato di fatto. Salvo eccezioni: mi è capitato in più occasioni di effettuare candidature on-line per cui ho ricevuto risposta. Quasi sempre negative, ovviamente.  Poi: gli annunci di lavoro, molti dei quali farlocchi o dettati da proforme,  sono dati di fatto. Come anche il limite dell'età è un dato di fatto. E così, un uomo o una donna (soprattutto una donna) che hanno superato la trentina, trovano quell'ostacolo anagrafico, antitetico alla tanto osannata flessibilità. 
Tralascio di affrontare la questione di favoritismi e ricatti più o meno impliciti, anche di natura sessuale. Tralascio il tema dei porno-colloqui: gente che, approfittando della crisi, mette annunci di lavoro effettivi, che mirano a colloqui in cui non mancano tentativi di adescamento. E magari, il lavoro è assegnato in cambio di... avete capito! Un pacchetto di condom riposto in un angolino e nemmeno troppo celato, me l'ha detta lunga, insieme a domande oltraggiose. Ma si sa che la crisi c'è, non per certe cose... e soprattutto per chi, sulla disperazione degli altri, fa leva in modo indegno.  
Parliamo dei giovani con le belle idee (in un paese vecchio e incapace di rinnovarsi), che costituiscono il terrore delle vecchie guardie. Già perché furti di idee, ostacoli, concorrenze sleali... sono all'ordine del giorno. A svantaggio dell'ambiente di lavoro e della crescita. Ma la poltrona sotto il culo conta di più. E intanto il vecchio avanza.
Detto questo, parliamo pure del caso degli "schiavi italiani" in Australia, rimbalzata tra le pagine di diversi giornali nazionali. Sicuramente una questione grave, che ci fa però dimenticare altri schiavi... e non occorre spostarci di tanto, perché lavori per cifre miserrime ne troviamo anche qua in Italia. Dove molti giovani sono sfruttati. Ore e ore di lavoro, zero tutele e compensi da fame. mettiamoci pure il mobbing e l'umiliazione.
Ma a volte è meglio guardare la situazione degli altri, per non guardare ciò che si ha in casa.

Giusto o sbagliato. L'impressione è che si cerchi di rovesciare la questione a svantaggio dei giovani, dando loro delle colpe che magari sussistono, ma che vanno inserite in un'analisi più ampia, che tenga conto della realtà e dei vissuti dei Bamboccioni.
Nel frattempo, 7 milioni di persone sono a casa. Di queste, una bella fetta dichiara di essere scoraggiata. E non credo sia perché non abbiano voglia di lavorare; il problema riguarda qualcosa di ben più ampio.  Ma forse la colpa è dei Bamboccioni. E non sono solo giovani: ci sono anche persone di 30-40 anni e più.  Quei Bamboccioni che vogliono un lavoro onesto, contando sulle proprie forze, su un Curriculum costruito con il tempo e l'impegno. Soltanto che non sono abbastanza furbi. Che sia questa la chiave di tutto? Allora, noi Bamboccioni, facciamoci furbi! O, in alternativa, potremmo fare una cosa: lavorare per stipendi da fame. Ma poi ci diranno che siamo Bamboccioni perché non facciamo figli. Crescere un figlio ha un suo costo. E siamo di nuovo a capo. Insomma, sono solo i Bamboccioni che non hanno voglia di lavorare?

PS: Non mi definisco Bambocciona, ma sono con la #GenerazioneNeet. Si vorrebbe che l'unione facesse la forza... in questo paese non sembra. Ma io parlo nella prospettiva del futuro, di un figlio che potrebbe nascere. Io al futuro ci penso. Così sono con i ragazzi. Sempre. #ioparlo #vogliounfuturo. Poi ho scritto Magnitudo apparente (Lettere Animate). Il primo sui Neet, diciamolo senza false modestie. Parla anche del terremoto.Ma soprattutto di oggi.

Nessun commento:

Posta un commento