giovedì 25 giugno 2015

Ivy non balla da sola - 25 Giugno 2015, MJJ

di Roberta De Tomi

"E questo, è un regalo per te."
Ivy prese tra le mani "quella cosa" avvolta nella carta lucida dorata. Aveva una forma quadrata e avrebbe potuto nascondere il suo viso.
Il suo bellissimo viso.
Occhi azzurri.
Capelli dorati, a ciocche, platinati.
Pelle d'avorio.
Ho dodici anni e...

... voleva fare la ballerina. Indossare il tutù, come Lulù, la sorellina bionda. Biondissima e con le lentiggini e con la finestrella tra i denti.

Ho dodici anni e... 
... ed è  su una sedia a rotelle.
Ho dodici anni e...
... tutti la guardano perché è così bella. E perché non può camminare. Le gambe sono deboli, dicono. 
Perché non posso ballare? Come la zia, come Lulù, come gli angeli in tutù? Come quel cantante che adoro...

L'angelo sulla carrozzina abbassò lo sguardo. Il pacchetto era posato sul grembo.
"Cosa aspetti ad aprirlo?"
Zia Patty appoggiò le mani sulla ruota della carrozzina. Aveva gli stessi occhi di cielo della ragazzina, ma i capelli erano di un biondo spento e i lineamenti goffi, con quel naso con la gobbetta e gli incisivi staccati tipo quelli di Madonna. 
Ma zia Patty era  l'unica che le sorrideva e le faceva ascoltare la musica bella. La musica che piaceva a lei.
Papà diceva che era la musica di un mostro, mamma lo contraddiceva affermando che i giornalisti raccontavano fandonie. E le fandonie, più sono grosse, più fanno vendere. E papà ribatteva, e mamma gli portava i fatti. Poi gli diceva: "E lasciala divertire, come faceva Palazzeschi nella sua poesia."
Mamma, insegnante di Lettere, amava tutta la musica.
Papà era un impiegato con la pancetta e con la passione per il calcio e i motori.
In mezzo, c'era zia Patty, la sorella di papà.
Quella che le aveva regalato il poster di Martha Graham, di Cats, e che le spiegava tutto sulla danza.
La prima volta che le mostrò un pas de bourrée, Ivy si lasciò scappare un applauso. Poi fu la volta di un saut du chat. E infine... quel passo... mani avanti, gamba opposta avanti, poi sequenza ripetuta ma con gli arti opposti. Il movimento rallentato creava un effetto ipnotico che impressionò la ragazzina.
Mentre la osservava, la zia ballerina-matta-della-famiglia si bloccò nel bel mezzo della sua esibizione.
"Tati... hai mosso la gamba?"
Ivy sbattè le ciglia, poi scosse la testa.
"No, è impossibile zia. Non sento niente dalla vita in giù."
"No, tati, l'ho vista. La tua gamba. Si è mossa. Impercettibilmente, ma si è mossa."
"Ti sarà parso."
Ma la zia Patty non perse tempo: diffuse la voce e ovviamente nessuno le diede retta. Lei, l'artista, la visionaria della famiglia. Brava sulle punte e non solo, eh? Ma le rotelle e i venerdì in meno si vedevano, eccome. 
Così arrivò quel giorno.

25 giugno 2015.
Il compleanno di Ivy; la quale, si scosse dal torpore dei ricordi che le avevano instillato il beneficio del dubbio.
Eppure... la gamba....
"Tati, ci sei?"
Alzò gli occhi verso la zietta sciroccata.
Sciroccata? Era l'unica che le regalava i sogni. Con un movimento, un racconto e la cultura che nessuno considerava.  Era l'unica che le regalava i sogni, l'unica che le faceva sperare nella guarigione. Ma non nei miracoli: la zietta non era religiosa. Era una fata folle, senza ali, ma con la magia e la luna dentro. Lei era una luna, non bella, ma luminosa. 
Ivy sorrise.
"Ora lo apro."
"Non stai bene?"
"No, zia. Sono solo un po' stanca."
Una lacrima scese, la zia la catturò.
"O sei triste?"
No, lei non era triste. Lei era l'angelo della carrozzina, come la chiamava la Dottoressa con i ricci e gli occhiali. La Dottoressa simpatica, come la chiamava.
Ivy scoccò un sorriso, come una freccia di Cupido. I suoi sorrisi erano come frecce di Cupido, arrivavano al cuore e incantavano.
Le manine presero a scartare il regalo. Ora compariva l'immagine di una scimmietta. Ora quella di un bimbo di colore con i capelli che formavano una nuvola intorno alla testa. Strappò la carta, ancora, e allora incontrò quegli occhi sottolineati dalla matita nera. E poi la scritta. Dangerous. E sopra, Michael Jackson.
Ivy spalancò gli occhi e non trattenne l'entusiasmo.
"Grazie, zia."
"Di cosa? Basta con gli Mp3. Che dici, lo mettiamo sul giradischi?"
Il giradischi di mamma, cultrice dei vinili e anti-Mp-boh per antonomasia.
Ivy si lasciò sfuggire un urletto, la zia estrasse il disco dal contenitore e lo inserì sul supporto. Premette il pulsante che muoveva il braccio culminante nella puntina, mentre il disco girava. 
Attaccò Jam, prima canzone dell'album, e la zia pazza cominciò a muovere il corpo, mentre la piccola batteva le mani. La zia mosse le braccia, come se fossero attraversate da un'onda. Lo fece una, due, tre volte. E poi lo fece Ivy, e in quel momento entrò papà che restò immobilizzato e guardò zia e nipote che si muovevano all'unisono, ciascuna a modo suo.
La zia fece una serie di piroette e movimenti robotici. Imitò i tic di Michael Joseph Jackson e la bambina la imitò con le braccia, con le mani, con le dita. La parte superiore del piccolo corpo fu attraversato da un'onda che esplose a tratti, mentre la ballerina di casa si fermò per incitarla.
La piccola aggiunse le spalle, il collo, la testa.
Mamma si affacciò sulla soglia e restò impalata a osservare lo spettacolo. Iniziò a battere le mani, seguita dal marito non più brontolone. A un certo punto, cantarono e cantò Patty, e cantò Ivy, che si muoveva. Ballò e rise, felice. Tutti si muovevano.
Improvvisamente, l'urlo della mamma.
"La gamba" la donna le corse incontro e l'abbracciò "Hai mosso la gamba. Amore mio."
"Mamma, non credo... io..."
Eppure la sento. L'energia. La voglia di muovermi. La voglia di ballare come lui. Come il performer che la zia imita. E io imito la zia. E io voglio essere come la zia, come il performer che canta una dolce canzone e placa il mio corpo, mentre la mamma chiama la Dottoressa, urlando al miracolo.
No, non è un miracolo.

Papà guardò la zia. La sciroccata che ha aiutato Ivy.
"Da lunedì, andrai a scuola con Lulù."
"Ma papà, io non so usare le gambe."
"Ma non hai solo quelle."
Già.

Io non ho solo le gambe. Io ho un corpo. E voglio ballare.
Da grande voglio regalare la luna ai bambini come me.


Avrebbe imparato a ballare e non da sola. E forse a camminare. E forse... non sarebbe più andata in carrozzina. Avrebbe anche guarito il mondo, come cantava Michael Jackson. Ma prima avrebbe guarito se stessa. Come cantava Michael Jackson in quella canzone.
Guardati prima dentro, cambia te stesso e poi potrai cambiare il mondo. Il succo era quello. E la canzone era bella. Bellissima.

Dedicato a chi ha un sogno, ricordando il 25 giugno 2009. MJJ.


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