martedì 28 luglio 2015

I Giochi di Ombre di Giovanna Evangelista: un mistero, l'amore, la paura, in un romanzo giovanile

di Roberta De Tomi

Un romanzo giovanile, e non soltanto per l'età dei protagonisti. Giochi di Ombre è l'esordio di Giovanna Evangelista per Lettere Animate. La mano dell'esordiente appare sicura: ogni azione si basa su una logica ferrea, cui fa da contraltare la forza dei sentimenti e quel lato oscuro che ingabbia il protagonista, Liam, in una paura atavica, legata a un passato che emerge con prepotenza, sconvolgendo la sua vita di universitario. Ma andiamo alla recensione.


La mano dell'esordiente si avverte nella gestione di parte della materia narrativa di Giochi di Ombre, che è caratterizzata da una logica forteben mixata alla componente "mistery". Giovanna Evangelista costruisce molto bene la tensione, raccontando un storia emozionante,  pur se dotata di alcuni difetti.

Liam è un giovane universitario, afflitto da anni da un incubo ricorrente: una donna senza volto, inquietante ed enigmatica, gli lascia un messaggio preciso. Questa donna ha una connessione con alcuni eventi passati che porteranno il protagonista e la fidanzata, Elis, a districare le matasse di un mistero sorprendente.

Giovanna Evangelista ha le idee chiare rispetto allo sviluppo della trama, e accompagna il lettore nel cuore del mistero, restituendo dettagli che contribuiscono a far salire la tensione in maniera efficace. Il passato si intreccia al presente di Liam creando curiosità intorno alla vicenda che rappresenta un viaggio nelle paure ataviche che, in quanto tali, hanno un carattere irrazionale. In realtà, mano a mano che procediamo nella lettura ci accorgiamo che l'autrice ci riporta a una visione fortemente razionalizzata di queste paure, connesse a eventi reali. L'autrice riesce a farci calare nel pozzo nero dell'inconscio, illuminando le zone oscure che albergano dentro di noi e agevolando in tal modo la nostra idenficazione con il protagonista.

Rispetto ai personaggi, l'impressione è che ci sia un'omologazione di base, piuttosto che una caratterizzazione; tecnicamente lo ravvisiamo nei dialoghi che, pur risultando coinvolgenti, sono sostanzialmente omogenei. Liam ed Elis sembrano avere indoli simili, e così anche gli altri personaggi che condividono obiettivi e valori identici e provano sentimenti forti in maniera similare. Emergono con forza i travagli interiori e le lacerazione legate all'amore, ma avrebbero potuto essere ricondotti alla maggiore caratterizzazione dei personaggi.


Rispetto all'ambiente, la scelta di non calare la vicenda in un determinato contesto, a parte Baretown, città in cui vive Gaia,  sembra entrare in contrasto con la parte finale, dove troviamo una caratterizzazione della città natale di Liam ed Elis (che oltre a castelli e lungomare). Per ottenere una maggiore congruenza, l'autrice avrebbe potuto calare ogni momento della vicenda in un contesto geografico senza connotazioni o, al contrario, dare delle connotazioni. L'impressione è infatti quella di trovarsi catapultati in contesti culturali e geografici molto diversi, laddove ci troviamo all'interno di un unico reale contesto nazionale (dove per nazionale non s'intende nostrano/italiano, ma legato a un territorio nazionale). 

Nella scrittura, l'autrice è riuscita a rendere un'atmosfera cupa e tesa, creando numerose aspettative nel lettore. Alcune espressioni non sono corrette, come ad esempio "entrare nel cancello"; forse, risentono del costrutto dialettale legate alle origini dell'autrice (infiltrazioni e influenze che possono ricorrere nelle opere di autori esordienti, di tutte le regioni d'Italia); oppure calma lacerante, un ossimoro che nel contesto della situazione narrata lascia perplessi. L'uso abbondante degli aggettivi, risulta superfluo in diversi punti, in quando tende ad appesantire i periodi senza aggiungere informazioni necessarie. La lettura è comunque agevole, le emozioni sono tangibili, la preparazione al climax ben orchestrato. A compensare diverse lacune, è la sicurezza con cui l'autrice ci conduce nel cuore della storia, fino allo scioglimento.

Per concludere

Se da una parte, i personaggi risultano omogenei, a scapito dunque della caratterizzazione individuale, e l'ambientazione ha alcune incongruenze, dall'altra abbiamo una tensione crescente che ci porta a immedesimarci nelle vicende di Giochi di Ombre e a calarci nel pozzo nero delle nostre paure. La mano dell'esordiente si avverte in diversi errori  dettati dall'inesperienza (aggettivazione abbondante, momenti che avrebbero potuto essere resi in maniera più essenziale, qualche ripetizione ed espressione non propriamente corretta) anche se la sicurezza con cui l'autrice gestisce la materia narrativa e la profondità di visione, nonché la forza nel raccontare le vicende d'amore travagliate, consente al lettore di sentirsi coinvolto, per una lettura che è comunque piacevole e ad alto tasso emozionale.

Ecco l'intervista a Giovanna Evangelista

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