martedì 21 luglio 2015

Un nuovo caso per l'Ispettore Quetti? No, Diego Collaveri presenta il "suo" commissario Mario Botteghi, protagonista de L'odore salmastro dei Fossi

Diego Collaveri, autore de
L'odore salmastro dei fossi
(Fratelli Frilli Editori)
di Roberta De Tomi

Un nuovo caso per l'Ispettore Quetti? No... Diego Collaveri, autore livornese che abbiamo già avuto il piacere in incontrare, "inventa" un nuovo personaggio, il commissario di polizia Mario Botteghi che, fin dalle prime pagine de L'odore salmastro dei fossi, si trova implicato in un bel... pasticciaccio. Cito il titolo di una nota opera di Carlo Emilio Gadda, ma qua siamo in una situazione e in un genere di altro tipo.
E il caso si tinge di giallo o sarebbe meglio dire, di nero. Tra intrighi che includono un traffico di clandestini e un politico non certo limpido, la situazione in cui si trova invischiato il nostro protagonista non è sicuramente facile. Ma, ora, lascio la parola a Diego che ha anche qualche ulteriore, bella novità da rivelarci, rispetto alla sua attività.


Diego Collaveri
Ciao Diego, siamo lieti di averti ancora qui con noi! Parliamo del tuo nuovo lavoro, partendo dal titolo che è alquanto curioso. Questo perché L’odore salmastro dei Fossi evoca una location di campagna, ma già dalla sinossi, notiamo che l’ambientazione è una città. Ergo: da dove nasce questo titolo e a cosa si riferisce e/o cosa vuole evocare?
Beh, in realtà inganna perché si pensa che i fossi siano strettamente legati a un paesaggio rurale, in realtà a Livorno vengono chiamati fossi la rete di canali che dal mare scorre dentro la città e che rappresentava un fossato difensivo creato in funzione delle fortificazioni militari che ancora oggi campeggiano nel centro storico. Tutto questo fa somigliare Livorno a una piccola Venezia in Toscana, tanto che uno dei quartieri più storici del centro urbano si chiama appunto “La Venezia”.

Qui non troviamo l’ispettore Quetti, ma il commissario Mario Botteghi. Puoi dirci qualcosa di lui?
Botteghi è un nuovo personaggio, tutto livornese. Ho voluto adeguare il romanzo a una connotazione urbana, quindi parlare di persone che portano con sé qualcosa del carattere cittadino. Mario Botteghi ha tutto il sapore dei classici personaggi noir, quindi un passato che lo ha trasformato distruggendogli la vita e lasciandolo senza una ragione per andare avanti se non il suo lavoro, che svolge non come una missione, ma forse più come un pretesto per non soccombere. Porta con sé tutta una malinconia molto profonda, che spesso diventa parte dell'aspetto scuro della città, fino a perdersi nei ricordi dei resti di un passato vissuto dalla cittadinanza in modo più vero rispetto a oggi.

Chi sono gli altri personaggi e che ruolo hanno rispetto a Botteghi?
C'è tutto un gruppo di coprotagonisti che seguono il commissario in questa avventura, in particolare gli agenti della sua squadra (Busdraghi, Mantovan e Domenici), i cui caratteri e modi di essere servono a far uscire particolarità del modo di fare di Botteghi, in particolar modo le diversità di comportamento tra lui e Mantovan, un giovane agente del nord trasferito a Livorno e quindi non abituato ai modi troppo spiccioli e alla mano in cui si ritrova immerso. Altro personaggio importante è sicuramente Cecchi, ex partner in polizia di Botteghi ora investigatore privato, che ci offrirà la possibilità di avere uno spaccato sulla vita del commissario prima del punto di rottura che l'ha definitivamente cambiato.

Un politico corrotto, un traffico di clandestini e qualcuno che è decisamente scomodo, incastrato per benino… gli ingredienti sono decisamente tanti e “scottano”. Ci sono riferimenti alla nostra attualità o meglio pensare a un mix giallo che promette tanta tensione?
Generalmente non prendo spunto dalla cronaca, preferisco inventare tutto da zero. Ovviamente questo non esclude similitudini con storie che purtroppo siamo troppo abituati a sentire in televisione o leggere sui giornali.

Accanto a quelle già citate, quali altre tematiche/vicende affronti e/o intrecci?
Ho voluto usare le storie di vita dei protagonisti per affrontare tematiche molto personali, tra cui ad esempio le difficoltà di rapporto tra genitori e figli, le frustrazioni, i rimorsi, ma anche aspetti più legati alla città stessa, quindi questioni riguardanti la sua storia o l'aspetto urbanistico.

La scelta di ambientarlo a Livorno, dipende dai tuoi “natali” o va oltre? Che ruolo ha l’ambiente nella vicenda? Si tratta di uno sfondo, funge da personaggio o è funzionale allo sviluppo della trama… o altro?
La decisione è basata sul desiderio di dare una connotazione geografica ben definita alla storia e ai personaggi. Scegliere Livorno, dove sono nato e cresciuto, era senz'altro la scelta migliore in quanto non solo è sicuramente la città che conosco meglio, ma l'ho sempre adorata in quanto a misura di persona, quasi più un “paesone” dove sembra che in un modo o nell'altro tutti si conoscano l'un l'altro più che una metropoli. Inoltre sapevo che sfruttarne le vie, i vicoli e gli angoli più adatti, sarebbe stato un valore aggiunto alla trama, senza contare che trapiantare nei personaggi ricordi e sensazioni legate alla storia della città gli avrebbe dato delle sfumature molto caratteristiche e avrebbe trasformato Livorno stessa in protagonista del libro.

Questo libro è stato ispirato da qualcosa in particolare?
Nessun fatto specifico in particolare, mi interessava creare un gioco di trama che trasformasse il cacciatore in preda, quindi mi sono concentrato prevalentemente su questo.

Come collocheresti L’odore salmastro dei Fossi nell’ambito della tua produzione editoriale (e artistica)?
Si tratta sicuramente di un punto di rottura rispetto ai miei lavori precedenti, dove ho sempre volutamente evitato di dare connotazioni geografiche ben definite. Inoltre l'esperienza con una casa editrice come Fratelli Frilli Editori è sicuramente un valore aggiunto non indifferente che ha dato al prodotto un livello qualitativo notevole durante la lavorazione e soprattutto una visibilità molto incisiva che prima non avevo mai avuto. Quando lavori con professionisti ed esci con un marchio che significa competenza e qualità, sicuramente è tutto un altro mondo.

Dal punto di vista dello stile, come si presenta la scrittura? Su cosa ti sei focalizzato, cosa, invece hai evitato?
Ho cercato di mantenere inalterato quello stile che ormai mi porto dietro. Mi sono focalizzato molto sulle descrizioni della città, pur non rendendole mai invasive ma sempre funzionali alla storia. Ho volutamente evitato il dialetto nei dialoghi in quanto lo trovo troppo campanilistico e quindi alla fine riduttivo, anche se mi rendo conto che alcune espressioni proprie del vernacolo livornese ci sarebbero state alla perfezione.

Che cosa significa per te questo libro?
In primo luogo una grossa opportunità, per cui ringrazio la casa editrice che ha creduto e investito nel mio lavoro. Da un punto di vista personale, nonostante sia l'ottava pubblicazione, mi sembra di essere alla prima. Lavorare con una macchina organizzativa come quella Frilli ha reso senza dubbio il tutto meno gravoso sulle spalle dell'autore, cosa non da poco, quindi ecco forse me la sono gustata anche di più; inoltre il libro è stato accolto benissimo dalla cittadinanza e questa è la cosa che senza dubbio gli ha dato un sapore completamente nuovo. Girare per il centro e vedere il tuo libro nelle vetrine di tutte le librerie è stata un'emozione non da poco, senza contare poi gli attestati di stima e i giudizi positivi dopo la lettura.


Hai già nuovi progetti fuori dal o nel cassetto? Qualche novità, anticipazione, progetto?
Diciamo che sicuramente l'essere in finale all'edizione di quest'anno del Premio Tedeschi – Il Giallo Mondadori con un libro nuovo è un traguardo che non mi ero proprio nemmeno sognato, quindi a prescindere dal risultato finale, che si saprà a ottobre, è già una grossa soddisfazione e una conferma sulla validità del mio lavoro. Per il resto sarò felicemente impegnato nella promozione di L'odore salmastro dei Fossi, oltre a essere ospite per tutta l'estate di radioflashweb ogni mercoledì con la rubrica “L'ora del cinema”. A ottobre poi riprenderò i panni del docente presso la Scuola di Scrittura Carver a Livorno, dove tengo il corso “Scrittura per il cinema”.

Dove possiamo trovare il libro?
Nelle librerie e in tutti gli store on line.

Se vuoi aggiungere qualcosa...
Solo ringraziarvi per l'attenzione, la disponibilità e la cortesia che dimostrate sempre nei confronti del mio lavoro.

Grazie a te, Diego! Ora parliamo de L'odore salmastro dei Fossi... cosa accade?
Bisogna dirlo... un brusco risveglio è quello del commissario di polizia Mario Botteghi. Davanti a lui, la sua pistola, fresca di colpi. Più avanti, un cadavere.  L’investigatore privato Cecchi, ex poliziotto e suo partner di un tempo, l’aveva redarguito in merito a "quel" maledetto politico corrotto, con cui si era già scontrato, ma non si sarebbe mai aspettato che quel bastardo fosse disposto ad arrivare a tanto pur di distruggerlo. E ormai, i guai sono scattati e al nostro commissario non resta che fuggire nella città dormiente, per trovare la soluzione a un'indagine legata a un traffico di clandestini. Riuscirà il nostro ispettore a trovare il suo "filo di Arianna" per uscire da una situazione decisamente critica?

Scheda tecnica del libro
L'odore salmastro dei fossi
di Diego Collaveri
Casa Editrice: Fratelli Frilli Editori
Collana: I Tascabili
Data: 2015
Pagine: 152
Formato: Cartaceo € 9,90  (E-book)
ISBN: 9788869430626

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