venerdì 25 settembre 2015

"Araba Fenice": Michele Sbriscia va all'avventura, tra storia, mistero, intrigo e un pizzico di esotismo

di Roberta De Tomi

Un giovane imprenditore. Un amore esotico. Un misterioso volume e un foglio che reca antiche diciture legate alle erbe officinali, con tanto di "rebus" connesso. Un passato che irrompe e due curiosi e antitetici antagonisti. Gli ingredienti ci sono tutti, e Araba Fenice (Lettere Animate) per ambientazione e trama è un romanzo dotato di peculiarità notevoli, grazie alla penna disinvolta di Michele Sbriscia.
L'autore, al suo esordio, ci ha raccontato qualcosa del romanzo, nell'intervista che ho realizzato alcune settimana fa. Ora, vi propongo la recensione del libro.



Avventura, azione, mistero e suspence intridono una trama corposa in cui si inseriscono diversi aneddoti e personaggi accattivanti. Il meccanismo funziona, l'autore a volte diventa visionario, altre volte si cala in un passato che si mostra in tutta la sua austerità. Non mancano aneddoti frutto di uno scrupoloso lavoro di documentazione che mostra come Araba Fenice sia il frutto alquanto maturo di un autore, Michele Sbriscia, che opera con attenzione e cura sulla trama, senza lasciare nulla al caso.

La figure di un certo Sindaco (è davvero il Sindaco di un qualche sperduto paesino del Belpaese? O è un soprannome? O una sorta di boss malavitoso?) che troviamo fin dalle prime pagine del libro. Un giovane imprenditore, Andrea Sbroglia, innamorato della splendida Kari, che viene suo malgrado coinvolto in una vicenda turbolenta; colpa della sua passione per la lettura che lo porta a prendere a prestito un volume da cui scaturisce il casus belli (possiamo dire così!). Tra omicidi, gli spostamenti di un losco figuro, un passato che ritorna e non solo dai libri di Storia, si snoda una vicenda ricca di colpi di scena, legata a un mistero di difficile risoluzione.

Michele Sbriscia conduce il lettore per mano, fornendo dettagli che poi si fanno visione; così l'autore lascia a tratti questa mano per colpirci con momenti ad alta tensione e con visioni da un passato in cerca di decifrazione. La penna ricama la trama, lasciando quei leciti momenti di enigma che s'incastrano al puzzle della narrazione, senza cadere nello scontato, cosa non facile in un mondo che sembra ormai fatto di trame talmente rodate da scivolare nella prevedibilità. Michele Sbriscia ha dosato bene gli ingredienti, senza essere mai banale o scadere nella retorica facilona.

Tra i personaggi, tre spiccano su tutti: il protagonista, Sbroglia, lettore incallito, un po' Sherlock Holmes, un po' “pesce innamorato” e a tratti spassosamente fantozziano; la fascinosa Kari, misteriosa al punto giusto; Sindaco, che fin dal momento in cui si presenta, fino alla fine della vicenda, incuriosisce il lettore. Accanto, troviamo il tipico scagnozzo tonto che strappa sorrisi al lettore e un cattivo con tutti i crismi del personaggio. L'autore riesce a delineare personaggi che incarnano ruoli ma non stereotipi, i cui caratteri emergono e si delineano grazie alle azioni in maniera efficace.

Dal punto di vista dell'ambientazione, risulta curiosa ma azzeccata la scelta di Fano come “location” dell'azione principale. La località viene restituita nei suoi scorci peculiari, inserendosi bene nel contesto della narrazione, insieme ai riferimenti storici inseriti con consapevolezza delle materie trattate.

Dal punto di vista dello stile, malgrado l'abbondanza di aggettivazione, che a tratti avrebbe potuto essere limata, l'autore mostra invece di narrare la vicenda e costruisce dialoghi efficaci. Gli aneddoti sono resi con dovizia di particolari e la trama si articola e arricchisce grazie a dettagli mai superflui.
L'autore spazia tra i momenti narrativi diversi, dall'azione passa al romanticismo e per arrivare al drammatico mostrando una certa disinvoltura.
A volte, però cade in alcune trappole linguistiche, quando ad esempio scrive "nero corvino" o "atterrare a terra"; ridondanze che avrebbero potuto essere limate Scrive a un certo punto "disdire" anziché "disdegnare"; sviste perdonabili alla luce del lavoro globale, ben costruito e molto ricco di eventi e trovate.

Per concludere
Araba Fenice è un romanzo ricco di azione e aneddoti interessanti; l'autore non ha mai una penna compiaciuta, piuttosto mira a tessere una trama avvincente, in cui non si perde, malgrado la presenza di elementi eterogenei. Il lavoro è notevole, la penna sicura, per una lettura non scontata, molto gradevole, che tiene attaccati, malgrado alcune ridondanze.

L'intervista a Michele Sbriscia: qui

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