martedì 8 settembre 2015

"Sonnifera": Riccardo Gramazio ci fa sprofondare nel viaggio-incubo di un rocker fallito

di Roberta De Tomi

Nessun patto con il diavolo (tema ricorrente nel Sex&Drugs&Rock&Roll-style) anche se, di primo acchito, qualche lettore potrebbe sospettarlo. Del resto la vicenda di Terry Stones, rockstar fallita e sull’orlo dell’auto-annientamento, avrebbe potuto essere una rivisitazione in chiave rock-onirica dell’archetipo faustiano. Riccardo Gramazio in realtà si riallaccia ad altri archetipi, proponendo una vicenda straniante ma, al contempo, coinvolgente. Inciampa talvolta in una retorica al limite del moralismo; a volte inciampa nello stesso straniamento da lui creato (prima che dello scrittore "di mestiere", la mano è quella del musicista che scrive canzoni, e si avverte nello stile). Ma ha il coraggio di sperimentare e di proporre un lavoro a tratti kafkiano, a tratti freudiano e junghiano


La mitologia irrompe nel romanzo di Riccardo Gramazio. Sonnifera non è sicuramente una lettura che lascia indifferenti: scuote per la voracità con cui il ritmo ci catapulta in situazioni in cui sogno e realtà ora si fondono, ora si confondono. In questa sovrapposizione di piani, fatichiamo a discernere tra le due dimensioni; l’autore rimescola abilmente le carte, in un gioco complesso, a tratti un po’ troppo frammentario. Ma vediamo cosa accade.

Terry Stones è una stella caduta dal firmamento del Rock. Vittima e carnefice di se stesso e dei suoi eccessi, si desta dall’ennesima sbornia e viene accolto dalla conturbante Selene. La donna lo conduce al cospetto del misterioso Mida; da lì inizia la sua discesa in un inferno onirico che lo vedono alle prese con il misterioso Icaro, poeta la cui orbita entra in collisione con quella del rocker generando uno scontro senza precedenti.

La scelta della narrazione in prima persona è sicuramente vincente e in linea con il mood del romanzo. D’altra parte, l'autore rischiava di cadere nello stereotipo del “bello e dannato”, anche linguisticamente parlando; ma Gramazio è riuscito a non scivolare nel tranello, mettendo a nudo la personalità del rocker. Nel suo vagare tra sogno e realtà, Terry apre spiragli su considerazioni legate a diversi temi; tra questi, i media, il successo, il sistema. Da questi spiragli discende la presa di coscienza legata a se stesso e al suo ruolo all’interno di una società dell’immagine edificata su menzogna e mistificazione. Nel fare le sue considerazioni, scivola su una retorica che avrebbe potuto essere ridotta ad alcune lapidarie considerazioni, per dare spazio ai momenti di maggiore tensione. In questi momenti apicali, l’autore avrebbe potuto lavorare nella direzione di una maggiore definizione dei personaggi e delle situazioni, mostrando piuttosto che raccontando, e addentrandosi in tal modo nella foresta dei significati reconditi presenti nel libro.

La commistione tra diversi piani è l’elemento vincente, vera e propria calamita per i lettori. La penna è visionaria, a tratti un po’ troppo ingarbugliata; inoltre introduce elementi di lirismo in cui riconosciamo la ripresa di un simbolismo letterario veicolato da un linguaggio  rock emotivo, forte e incisivo. Lo scavo psicologico, la disperazione e insieme il desiderio di conoscere l’identità di Icaro e del suo poema, contribuiscono all’identificazione con il personaggio. Restano indefiniti altri personaggi: Mida avrebbe potuto avere un ruolo più incisivo, e così le due seduttrici, Selene e Julia, avrebbero potuto agire in situazioni torbide; stesso discorso per Icaro, la cui identità avrebbe potuto essere rivelata utilizzando un espediente basato sull’azione, piuttosto che sull’introspezione.

Lo stile è molto personale nella sua semplicità; il ritmo trascina, ricordando per situazioni (ma non per genere narrativo) quello di opere convulse come Candido di Voltaire, ricco di simbolismi talmente astratti da risultare assurdi.
Malgrado alcuni errori e qualche incongruenza nello sviluppo della trama (lascia perplessi la presenza di uno zio Flavio in quel degli Usa), si avverte il background musicale dell’autore che si esprime al meglio soprattutto nelle parti liriche e introspettive. Buona la conduzione verso il climax, anche se l'autore avrebbe potuto approfondire gli aneddoti del passato per stravolgerci ulteriormente. Riccardo ha cercato di lavorare uscendo dal coro di alcuni schemi rodati, creando espedienti interessanti e dando spazio a un certo sperimentalismo non alla portata di tutti, non sempre riuscito ma sicuramente fruibile e personale.

Per concludere
La penna di Riccardo Gramazio, sperimenta, a volte eccede nel suo essere visionaria; è riuscita la fusione tra sogno e realtà al punto che non capiamo se Terry stia vivendo realmente le vicende in cui è coinvolto, o se le vive come il protagonista di un sogno notturno. Qualche incoerenza, un po’ di retorica diversi punti e alcuni personaggi che avrebbero potuto essere approfonditi. Ma lirismo, ritmo, un pizzico di sarcasmo, musica rock, ascesa e caduta di una stella, sono scelte che ci catturano nell'orbita tracciata dall'autore. 

Per conoscere l'autore, al suo esordio, leggi l'intervista

Scheda tecnica del libro

Sonnifera
di Riccardo Gramazio
Casa Editrice: Lettere Animate
Genere: Noir/Introspettivo
Formato: Ebook
Prezzo: 2,49 €
Acquistabile su tutti gli Estore tra cui Amazon

1 commento:

  1. Ringrazio per la brillante e accurata recensione. Grazie, grazie di cuore.
    Tuttavia, forse tradito dal pizzico di presunzione tipico degli artisti, non riesco a digerire alcune considerazioni.
    Non mi è mai capitato, ne sono abbastanza certo, di rispondere alle critiche, nemmeno a quelle più spietate.
    In questo caso, ahimé, non resisto all'impulso. Chiedo scusa...

    Quando si analizza un testo è inevitabile non essere condizionati dai propri gusti stilistici e narrativi. La componente soggettiva è imprescindibile per chi legge o per chi giudica, e spesso, a seconda delle preferenze, determina il punteggio. Nulla di sbagliato, assolutamente. Ciò che però non amo particolarmente è la "sicurezza intellettuale".
    Detto questo, giungo al punto e traduco il mio concetto: la recensione suona quasi come: "l'autore avrebbe dovuto fare..."
    Più giuste e carine, a mio modo di vedere, espressioni del tipo: "forse si poteva", "mi sarebbe piaciuto", "non ho gradito"...
    Io ho voluto raccontare i fatti in un determinato modo, sviluppare i personaggi in base a quella che ho pensato fosse la loro forza all'interno della trama e concedermi qualche personalissima licenza extra (monologhi o virtuosismi).
    Il risultato può piacere o no, essere apprezzato o detestato, ma non per questo avrei dovuto o potuto...
    Non mi sono sentito in dovere, per fare un esempio, di potenziare o migliorare figure come quelle citate. Non mi è sembrato necessario e non avrei provato piacere nel farlo, anzi, mi spiace molto il fatto che non sia stato colto a pieno l'effetto "ora c'è, ora non c'è!".
    Il testo, sia chiaro, deve convincere prima di tutto lo scrittore. Ecco, da critico io non andrei mai a concentrare troppe energie su ciò che non è stato descritto o raccontato dall'autore. Ovvio, questo se la trama ha retto, se non ho riscontrato errori o se non ho letto la biografia di una celebrità realmente esistita.

    Per quanto riguarda le incoerenze, beh, l'unica esposta è quella relativa alla presenza di zio Flavio in quel di Los Angeles. Dunque, la madre di Terry si chiama Lia, la sorella Alice (pronunciato come si legge). Che il protagonista abbia origini italiane? Non è dichiarato espressamente, ma non penso che l'autore sia stato tanto stupido o ingenuo da piazzare un certo zio Flavio in una metropoli americana. Ho letto da qualche parte che, negli States, ci sarebbero anche un paio di italiani...
    Lo ammetto, avrei preferito rimanere di stucco davanti a una svista colossale, di pericolosa entità, non ancora scoperta dai lettori e capace di privarmi del sonno per i prossimi trent'anni.
    Ironia (e antipatia XD) a parte, posso dire che le "piccole incongruenze" (che non chiamerei proprio così e che sopra non sono affatto riportate) sono dettate dalla "condizione estrema" del buon Terry e da questa, si presume, giustificate. Chi ha letto il romanzo sa perfettamente cosa intendo per "condizione estrema".
    Potrei ulteriormente difendere il mio orgoglio-ego pizzicato, parlare ancora di scelte tecniche o stilistiche, ma non credo sia la cosa più giusta da fare. Mi sono difeso abbastanza e, in fondo, la valutazione finale mi sembra molto buona.

    Nessun tipo di rancore, spero da ambedue le parti. Chiedo nuovamente scusa per l'intrusione e per la durezza delle mie precisazioni.
    Come ho scritto privatamente, il bello del mestiere è proprio il confronto, purchè rispettoso e onesto.
    Rinnovo i ringraziamenti.
    Complimenti per il lavoro svolto e per la passione mostrata.
    Alla prossima...

    Riccardo Gramazio


    RispondiElimina