martedì 29 settembre 2015

Thomas Melis: con "A un passo dalla vita" vi racconto la Generazione (Ottanta) allo sbando, tra illusioni, precarietà e voglia di riscossa

Thomas Melis, autore di
"A un passo dalla vita"
(Lettere Animate Editore) 
di Roberta De Tomi

Un esordio all'insegna della "Generazione Perduta", ovvero di coloro che sono nati e cresciuti negli anni (Ottanta) dell'opulenza, simboleggiata da una moda sopra le righe, dai capelli cotonati, dai polsi pieni di bracciali, dal culto del divertimento e del disimpegno. Un'opulenza che, in questi anni di crisi economica (e non solo), ha mostrato il proprio volto effimero.
Thomas Melis, autore di A un passo della vita (Lettere Animate Editore) ci propone un noir-hard boiled nato da un lavoro scrupoloso, dal desiderio di fornire il ritratto "dello sbando" di alcuni giovani della Generazione Perduta e non solo. Sentiamo cosa ci racconta l'autore, a proposito della sua opera.


Thomas Melis ha scritto un noir-hard boiled che
sta riscuotendo molti consensi tra la critica e i
lettori
Ciao Thomas, benvenuto su Words! Come e quando hai incontrato la scrittura e come si è collocata all'interno del tuo percorso esistenziale?
Un saluto anche a te e ai lettori del blog. Il mio incontro con la scrittura è avvenuto, come tutti, immagino, nel corso degli studi e delle attività scolastiche. Ho infatti ricordi di qualche tentativo di scrivere una storia già negli anni delle scuole medie. Si trattava di approcci molto infantili, come è facile immaginare. La possibilità di creare un vero romanzo e di pubblicarlo è venuta molto dopo, dopo gli studi universitari e post universitari e, soprattutto, dopo aver avuto un’esperienza professionale che mi ha permesso di comprendere come utilizzare le mie competenze strettamente teoriche, in modo pratico. Un volta concluso il mio percorso accademico umanistico, ho avuto modo di lavorare nel campo della consulenza aziendale e istituzionale, un settore dove è necessario scrivere molto, quotidianamente, utilizzando diversi registri. Questa è stata la palestra di scrittura che ha segnato la nascita di A un passo dalla vita.

A un passo dalla vita è un titolo che evoca tematiche importanti, che ci riportano alle atmosfere della narrativa pura. In realtà il tuo è un noir/hard boiled. Da cosa è nato questo lavoro?
Hai ragione. Ho scelto un titolo che evoca tematiche complesse e che dà un’idea di narrativa pura perché la mia intenzione non era quella di rinchiudere il romanzo nello steccato esclusivo del noir. A un passo dalla vita parla, infatti, di altro. È senza dubbio una crime story, probabilmente anche cruda, ma in realtà parla di persone, buone e cattive, di sentimenti, di speranze e soprattutto di delusioni. Credo che questi possano essere considerati argomenti "da" narrativa pura. Diciamo che la mia intenzione era quella di utilizzare lo strumento sociologico offertomi dal noir per dipingere una cartolina il più possibile fedele a quella che troppo spesso è la realtà.

La Generazione Ottanta è al centro del tuo romanzo. Che ritratto hai voluto restituire ai lettori e quali problematiche metti in evidenza?
Ho voluto mostrare ai lettori cosa può passare nella mente di chi appartiene alla cosiddetta generazione perduta: la più preparata e istruita ma condannata a non avere futuro. Ci tengo a sottolineare che questo tipo di definizione non è una mia invenzione, ma viene – oltre che dalla lettura delle statistiche sul tema – da personaggi importanti del mondo finanziario, economico e politico che conoscono a fondo i meccanismi che governano il mondo di oggi. Risale, per esempio, a qualche mese fa la pubblicazione di uno studio della Luiss di Roma che consegnava, tra i tanti, questo tipo di dato: la generazione ‘80 ha perso il 49 per cento della ricchezza media rispetto alla generazione precedente. Rendiamoci conto di queste cifre. Ecco, quando una generazione viene cresciuta nella più totale assenza di ideali – di qualsiasi tipo di messaggio che non corrisponda a quello dell’arricchimento personale –, quando tali idee vengono propagate da un sistema televisivo nazionale in mano a coloro che controllano altresì lo spazio istituzionale e politico con la stessa assenza di moralità, in un contesto simile, quando si scatena la più grande crisi economica dal 1929, è difficile parlare di etica a chi non ha nulla da perdere.

Chi sono i personaggi principali e come sono nati?
Il personaggio principale è Calisto, un ragazzo meridionale intelligente e ambizioso disposto a fare la scelta sbagliata pur di ottenere ciò che ritiene gli sia dovuto. Poi ci sono il Secco e Tamagotchi, i suoi amici fraterni, mossi dallo stesso tipo di visione. Attorno a questo gruppo ruotano gli altri personaggi del romanzo, dal Principe e la Tati, due appartenenti a quel mondo elitario e dorato in cui il gruppo ambisce ad entrare, a Hoxha, un pericoloso narcotrafficante albanese, a Holli, una ragazza motivata da tutt'altri ideali. I personaggi sono tanti e sono nati per descrivere determinate sfaccettatura della società. Nella mia idea, ognuno di loro corrispondeva a qualcosa, buona o cattiva, presente nella vita di tutti i giorni delle nostre città.

La scelta di ambientare la vicenda a Firenze, nasce da particolari motivazioni? È un riferimento al passato florido della città, culla del Rinascimento in rapporto a un presente minato dalla crisi economica o altro?
Proprio così. Firenze mi offriva il palcoscenico perfetto per costruire la storia e veicolare il messaggio che avevo a cuore. Firenze è la capitale artistica d’Italia, è un simbolo di eccellenza rinascimentale ed è un nodo globale per il Made in Italy, ma Firenze è anche altro. Firenze è il racket della prostituzione a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi, Firenze è la seconda città d’Europa per consumo percentuale di cocaina, Firenze è il disagio dei quartieri dormitorio, tutti elementi che nella gran parte delle città italiane, specialmente del centro nord, vengono tenuti nascosti sotto il tappeto della periferia e però, ogni tanto, in un modo o nell’altro, saltano fuori. Ecco, Firenze era perfetta per il mio romanzo perché il contrasto tra queste due realtà – lo scintillio elegante della ricchezza del centro storico e la misera celata nei quartieri suburbani – è più profondo ed evidente, in ragione delle dimensioni contenute e dell’incomparabile bellezza della città.

Quanto è stato difficile o facile raccontare della precarietà e della Generazione Ottanta?
Non è stato per nulla difficile. Anzi direi che è venuto naturale. In sostanza, studiavo sui libri dell’Università le ragioni per cui i miei amici non trovavano lavoro, quindi, all’esperienza personale di una precarietà tangibile e di una fosca idea di futuro, si aggiungevano i freddi numeri dei libri. Arrivato a un certo punto ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa – la mia idea – su questo tipo di realtà e appena ne ho avuto l’occasione l’ho fatto.

Dal tuo punto di vista c'è una via di fuga? O l'unica soluzione per “emergere” o per “sbarcare il lunario”è ricorrere alla disonestà?
Beh, ovviamente no. Sarei un pazzo se rispondessi affermativamente alla seconda parte di questa domanda e penso che nel libro sia abbastanza chiaro quale prezzo si paga per un certo tipo di scelta. Ma partendo dal presupposto che io non ho gli strumenti per indicare una soluzione ai problemi di cui il libro tratta, e che nemmeno credo spetti a me farlo, la mia intenzione era di mostrare quello che può accadere quando le persone vengono messe alle strette, specialmente se, in precedenza, gli è stato promesso un futuro di benessere e ricchezza. Cioè quello che è accaduto a chi è nato negli anni ’80, gli anni del capitalismo rampante e del trionfo del neoliberismo. Del resto è una notizia di agosto quella di un gruppo di imprenditori dell’area di Firenze che sono stati arrestati perché hanno tentato di risolvere la crisi delle loro aziende attraverso il narcotraffico. Potrà sembrare strano ma io non invento niente, si basa tutto sull’osservazione della realtà.

Che cos'è il male? È la criminalità o qualcosa di più radicato, tipo “il lato oscuro” dell'essere umano?
Credo di non saper rispondere a una domanda tanto impegnativa: da quando esiste l’uomo ci chiediamo cosa sia il male. Posso solo dire che il mio romanzo consegna un’immagine pessimista dell’umanità, riassumibile nella celebre formula hobbesiana Homo homini lupus: l’uomo è un lupo per i propri simili. Che significa tutto ciò? Significa che l’essere umano è disposto, in linea di massima, a divenire un predatore per i propri simili se questo può portarlo a raggiungere i propri obiettivi. Poi, certo, c’è il branco, i soggetti vicino al lupo, e ci sono anche le eccezioni, ma quest’idea, da Tucidide a Machiavelli fino Morgenthau, è una costante della storia del pensiero umano. Sarà un caso? Credo di no.

E cosa resta dei valori, dei sentimenti, dei rapporti tra gli essere umani, in questo contesto?
Senza voler estremizzare il discorso, credo che molti di questi rapporti, quando sono veri, si riducano alla cerchia allargata dei familiari e degli amici. E a riprova di quest’idea basterebbe osservare i livelli di nepotismo, familismo e clientelismo presenti in Italia: la nostra società è composta da gruppi più o meno allargati che si fronteggiano, si alleano o si tollerano diplomaticamente, ma che cercano di raggiungere i propri scopi anche a spese degli altri, in quella che per le classi più basse è una lotta per la sopravvivenza mentre quelle che comandano si contendono il dominio. Anche su questo discorso potrei citare decine di statistiche, ma diventerei noioso. Ciò che rende tollerabile questa situazione è tutto quel reticolo di persone che invece mettono la propria vita al servizio degli altri e portano un po’ di luce in quelle che altrimenti sarebbero tenebre soffocanti. Le eccezioni ci sono, e fortunatamente sono tante. Purtroppo rimangono eccezioni.

Quale messaggio/emozioni speri di trasmettere con questo romanzo?
Mi auguro che trasmetta tante emozioni e anche tanti messaggi, ma se devo riassumere tutto in un concetto vorrei che il messaggio rimasto al lettore dopo aver letto l’ultima pagina fosse questo: il male fatto si paga sempre e la vita non fa sconti quando presenta il proprio conto.

Dal punto di vista tecnico/stilistico, come hai lavorato?
Ho utilizzato degli accorgimenti tipici della corrente letteraria chiamata New Italian Epic, in particolar modo un registro linguistico caleidoscopico, con diverse sfaccettature e con livelli che possono variare in base alla situazioni e ai personaggi, passando dall’utilizzo del vernacolo ai codici più complessi ed elevati. Ho cercato di fotografare la realtà anche in questo modo, inserendo tra le pagine le varie differenze lessicali e stilistiche che possiamo ascoltare quotidianamente: dal dialetto dei mercati rionali all’italiano raffinato del politico di professione o del professore universitario. Un altro elemento che ho curato molto è stato quello che ha interessato la ricerca della parola giusta, ho cercato, per quanto possibile, di inserire in ogni frase quella che mi sembrava la parola “perfetta”.

Hai un autore/artista di riferimento?
Ne ho tanti, ma se devo considerare le mie reali influenze devo assolutamente nominare il Collettivo Wu Ming e Giancarlo De Cataldo. Attraverso le loro opere – specialmente 54, dei primi, e la trilogia Romanzo Criminale/Nelle mai giuste/Suburra, del secondo – ho costruito la mia idea di letteratura: dal metodo al messaggio. Stile, argomenti, modalità di trattarli, devo tutto questo agli autori citati. Ovviamente loro sono dei maestri inarrivabili, io sono solo un discepolo.

Cosa significa aver scritto e pubblicato questo libro?
Aver raggiunto un obiettivo. Aver dimostrato a me stesso, prima di tutto, che potevo farlo e che con impegno è possibile superare le difficoltà. Non tutte, ma molte. È stata poi una grandissima soddisfazione personale, una realizzazione oserei dire. Anche se poi, come tante volte capita, questa realizzazione la si desidera fortemente finché non la si raggiunge, dopo non basta più.

Dove possiamo trovare il tuo romanzo?
Potete trovarlo sia in formato cartaceo che digitale presso le principali librerie on line: Amazon, IBS, Mondadori, Libreria Universitaria, Feltrinelli, etc. Oltre a queste soluzioni, solo per quanto riguarda il cartaceo, esiste la possibilità di acquistarlo su ordinazione in qualsiasi libreria fisica.

Hai dei progetti fuori dal o nel cassetto?
Al momento credo che si tratti di un discorso molto prematuro, non so cosa farò in futuro. È vero, però, che scrivendo A un passo dalla vita ho cercato di lasciare delle porte aperte per un eventuale seguito e per lo sviluppo di alcuni personaggi secondari. A dire la verità ho una mezza idea che mi frulla per la testa da un po’, ma è troppo presto ancora, anche perché se mai decidessi di realizzarla dovrei impegnarmi al massimo per creare una storia che mantenga – almeno ai miei occhi – il livello dell’originale. Vorrei prima cimentarmi con qualcos’altro, magari relativo alla mia terra, la bella e malinconica Sardegna su cui tanto ci sarebbe da scrivere.

Siamo arrivati al termine dell'intervista, Vuoi aggiungere qualcos'altro?
Solo un grande ringraziamento al tuo blog, per lo spazio concessomi, e ai lettori che hanno voluto leggere questa nostra chiacchierata. A presto... chissà? Magari per un nuovo libro!

Grazie a te, Thomas. Ora Scopriamo qualcosa di A un passo dalla vita.

La trama
Firenze è la location delle vicende di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza patinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto, giovane brillante e ambizioso, viene dal Sud Italia e vuole sfondare, lasciandosi alle spalle quel mondo di degrado che è la periferia. Il giovane vuole "vincere" e in un modo: diventando un "boss" del narcotraffico. L'autore rappresenta il dramma collettivo della “generazione perduta”; quella generazione succube di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca. Le vicende dei protagonisti intrecciano nella trama fatta di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori viscerali, tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.

Scheda tecnica del libro
A un passo dalla vita
di Thomas Melis
Casa Editrice: Lettere Animate Editore
Anno: 2014
Genere: Noir/Hard Boiled/Thriller
Pagine: 320
Formato: E-Book (1,99 €) e Cartaceo (20,00 €)
ISBN: 9788868822132
In vendita: su tutti i principali eStore

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